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Cultura - SocietàStefania Castella

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03 Novembre 2018
Anna Adamo "La disabilitÓ non Ŕ un limite", per molti ma non per tutti,
di Stefania Castella



Anna Adamo
Anna Adamo

È da sempre che lotta, da quando veniva al mondo, Anna e i suoi occhi trasparenti hanno dovuto affrontare il mare in burrasca già da prima di imparare che la vita è una continua lotta, per cercare di non farsi sopraffare dalle onde, da chi vorrebbe tenerti la testa sott'acqua, provando ad impedirti di prendere aria. L’aria invece l’ha presa con la forza prepotente di chi non molla, ma la prova più dura ancora oggi nel 2018, è combattere il pregiudizio e la cattiveria che attraverso i social raggiunge eco più forti di prima. Prima erano occhiate tra i banchi di scuola, per strada, oggi sono sguardi e parole che spesso come proiettili, puntano a fare male e restano a godere della protezione di uno schermo a fare da scudo. Anna Adamo, giovane salernitana dal cuore di leone, il suo messaggio forte lo ha già dato, attraverso il libro, in cui raccontava la sua tetraparesi, scritto per aiutare chi si ferma un attimo prima di accostarsi alla porta e trovare il coraggio di uscire nel mondo, per paura di occhiate e parole che sanno uccidere. “La disabilità non è un limite” il titolo, “non l’ho scritto per me- dice- l‘ho scritto per gli altri, per chi vive una condizione come la mia e ha paura di affrontare il mondo”. La disabilità che resta negli occhi di chi guarda e non sa vedere oltre, non l’ha fermata, Anna studia giurisprudenza, è a un passo dalla laurea, dal realizzare i sogni di una vita, i libri, il pane quotidiano che la porterà dove ha puntato lo sguardo, oltre ogni barriera di ingiustizia sociale. Il suo coraggio lo espone come tutti fanno, anche attraverso le pagine social ed è qui che si fanno i conti con estimatori e detrattori e sono quelli, che non hanno ormai più limite: “Voglio raccontare che non è possibile che oggi ci sia ancora chi vuole vederti relegato in un angolo e disapprova quello che sei e che vuoi dimostrare”.

Esporsi vuol dire aprirsi alla possibilità di essere in qualche modo giudicati?

«Quando ho scritto “La disabilità non è un limite” esponendo la mia vita, sapevo che ci sarebbero stati elogi e critiche ma mai avrei immaginato di fare i conti con insulti e cattiverie. Sono abituata a tutto questo, ma gli insulti fanno male, fa male leggere che qualcuno scriva che debba uccidermi per il mio modo di vedere la disabilità, che io possa offendere chi ha disabilità più gravi. Credo che non piacere non sia proporzionale a chi ti augura di morire.»

Chi sono gli “odiatori” social?

«Persone piccole che attaccando gli altri cercano una sorta di rivalsa.»

Perché secondo te tanta rabbia?

«Credo sia perché non tutti accettano che chi vive una condizione come la mia, possa vestire, truccarsi, vivere e avere bisogni, desideri, come qualunque altra persona.»

Cosa dicono, come colpiscono, come feriscono?

«Pensarci fa male, ma parlarne, uscire allo scoperto, denunciare anche, può aiutare chi più debole, si sente sopraffatto. Gli attacchi più brutti sono quelli di chi insinua che la mia disabilità l’abbia in qualche modo voluta sfruttare per avere “popolarità”. Li indigna che io in qualche modo mi faccia notare, come se la disabilità stessa non fosse già qualcosa che si fa notare da sola. Le persone dovrebbero per un attimo pensare che dall'altra parte c’è qualcuno che sente, che pensa, che può stare male al sentire certe affermazioni. Io cerco di essere forte, e parlo per i più deboli, ho anche io momenti di sconforto in cui fatico anche ad uscire di casa. Mi faccio forza, cerco di andare avanti e portare a termine i miei progetti.»

Come rispondi, come ti poni verso questo genere di cattiverie?

«Con più forza di prima, continuo per la mia strada, amo quello che faccio. Ci sono giorni difficili in cui anche un vestito che non mi calza come vorrei mi fa pesare tutto. Vorrei, certi giorni, non sentirmi così. Quando ho scritto il primo libro che raccontava la disabilità, non l’ho fatto per me, l’ho fatto per chi sentiva quello che sentivo io. Non mi interessa avere più like, o farmi notare come qualcuno pensa, vorrei solo che la gente capisse che la condizione di diversità non dovrebbe esistere.»

Che la vita può essere vissuta con le stesse difficoltà e le stesse lotte degli altri.

«Che si vive il dolore e la felicità o il sesso (ancora un argomento tabù), come ogni altro.»

La disabilità è ancora un limite agli occhi di molti…

«Sì. Ancora facciamo distinzioni, e ancora ci si sente attaccati per questo. Dovremmo nasconderci? O fingere di non desiderare, o di non essere quello che siamo? Io non vorrei essere come sono certe volte, cerco di accettare, di cercare la bellezza, che può esistere anche in un corpo diverso.»

Il tuo messaggio qual è?

«Che bisogna riflettere prima di attaccare, e conoscere prima di emettere sentenze, o scrivere cattiverie. Che la bellezza esiste anche se non segue uno stereotipo di perfezione che gli altri inseguono.»

Come diceva Pasolini t’insegneranno a non splendere, e tu splendi invece









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