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Cultura - SocietàStefania Castella

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10 Dicembre 2019
Pranzi e cenoni: per la tavola delle feste, ricordi e consigli di Edoardo Raspelli
di Stefania Castella



Pranzi e cenoni: per la tavola delle feste, ricordi e consigli di Edoardo Raspelli
Edoardo Raspelli ph Ranuccio Bastoni

Anche a Natale e Capodanno "Terra Territorio Tradizione" ...

Ma quali sono i consigli del critico gastronomico italiano di maggior peso? Anche se dai 126 chili del suo massimo era sceso ad 88 ed oggi veleggia ancora attorno ai 105, nonostante il bendaggio gastrico che suggerimenti potrà mai dare il "cronista della gastronomia" il giornalista Edoardo Raspelli ? Sulla sua nuova iniziativa, il RASPELLIMAGAZINE.IT creato con Stefano Piavani, Edoardo Raspelli ha scritto un editoriale, leggiamolo!:

“Non è solo uno slogan, è uno stile di vita; non era una trovata pubblicitaria, no, è che ci credo proprio. Le mie 3 T, le T di Terra, di Territorio, di Tradizione (depositato alla Camera di Commercio di Milano ed ogni tanto rubacchiato e scopiazzato magari integrato) sono in cima ai miei pensieri gastronomici, e non soltanto a quelli. Terra e Territorio le vivo a tavola e le Tradizioni fanno parte della mia vita. La Messa di Mezzanotte è stato per me un rito sin da quando ero bambino: i miei Natali di una fortunata famiglia piccolo borghese (mio padre era stato Segretario nazionale del sindacato unico fascista degli ospedalieri poi, l'11 novembre 1951, aveva partecipato al congresso di fondazione della CISL) erano in mezzo alle nevi dell'Aprica, dove dormivamo in quattro (io, il mio fratellino ed i miei genitori) nella nostra stanzona del semplice albergo Posta. Poi, il 24 sera, si attraversava tutto il paese per il sacro rito. A tavola, il giorno dopo, c'era la festa con le bucce degli agrumi che mettevamo a sfrigolare sui caloriferi di ghisa, ricordo di essenzialità di me bambino degli Anni Cinquanta, così come lo era stato per chi aveva vissuto la povertà dei dieci anni prima. Oggi vivo a Bresso, periferia del nord Milano, e non rivivo più alcuni di quei riti, anche se la tavola raggiunge l'opulenza. La Vigilia è comunque sempre di Magro. Io e Clara, assieme a Simona e Matteo, per anni siamo andati da mia suocera che abitava a pochi passi da casa nostra, lungo la breve strada per andare alla parrocchia della Misericordia. Mia suocera era originaria di Tortona, un pezzo di Piemonte che è Lombardia (Clara, ad esempio, è nata a Voghera, anche se la sua mamma le doglie le aveva avute nella città di Don Orione). Mamma Renata e Clara avevano fatto la spesa per la succulenta semplice cena di magro: un pezzetto di capitone, qualche tartina di salumeria (con uova di lompo, gamberetti, salmone),un pezzo di aringa affumicata. Mia suocera metteva su la bagna cauda e faceva l'"agliata", le tagliatelle casalinghe d'acqua e farina condite con una spessa salsa di aglio, pane ammollato nel latte, noci tritate. Ora, il magro, lo faccio a casa con l'agliata che è l'imperituro ricordo che ci ha lasciato la mamma di mia moglie. A Natale, il magro si rompe per far posto alle leccornie di colesterolo e grassi: affettati di ogni tipo (dal culatello di Zibello al salame cremonese profumato di aglio, alla coppa dell'Oltrepò), al fegato grasso di anatra magari. Nel passato, non disdegnavamo anche un cucchiaino di caviale bresciano . Al primo, ci saranno i tortelli di zucca al burro fuso, i tortellini in brodo di cappone o di gallina. Al secondo, sarà la volta della carne del bollito che ha fatto il brodo, profumata da mostarda tra Mantova e Cremona, poi un pezzo d'arrosto, Anche i dolci avranno il pregio della memoria: il panettone artigianale sarà stato bagnato da una crema al mascarpone fatta in casa, poi arance e melograno(il rosso vivo ricorda il colore dell'oro, delle monete antiche, dei soldi: porta buono). Anno dopo anno, seguendo le Tradizioni della mia Terra, della nostra Terra, delle nostre Terre: noia? No, la rassicurante annosa ripetizione di un rito che attraversa le generazioni e che ci dà il senso dell'immortalità”.

Due note su EDOARDO RASPELLI

Edoardo Raspelli nasce a Milano il 19 giugno 1949; a 20 anni ( faceva ancora il liceo classico) inizia a collaborare al Corriere della Sera. A 22 anni Giovanni Spadolini lo assume nella redazione di cronaca dell'edizione del pomeriggio, il Corriere d'Informazione. Segue tutti gli Anni di Piombo, dall'omicidio del commissario Luigi Calabresi, al caso Feltrinelli... Nel 1975 Cesare Lanza, attuale editorialista del quotidiano La Verità, gli ordina di recensire i ristoranti "dalla parte della gente". Raspelli inventa il" faccino nero" per il ristorante cattivo della settimana. Nasce la vera "critica "gastronomica ed Edoardo Raspelli è il più querelato ( ed assolto ) critico gastronomico. Oggi i suoi articoli appaiono tutti i giovedì sul quotidiano di Torino La Stampa; la sua immagine è tutte le settimane su testate nazionalpopolari come ORA ed ADESSO. Nel 1984 debutta in tv, su RAI2, come consulente di CHE FAI, MANGI? (capo struttura Giovanni Minoli, conduttrici Anna Bartolini, Carla Urban, Enza Sampó). Ne diventa anche co-conduttore. Ha una rubrica su RAI RADIO 2 nel programma di Leda Zaccagnini" Il Buongiorno di Radio Rai". Direttore Clemente Mimun ha uno spazio al TG2 RAI nella rubrica "Eat Parade". In preserale, nel 1990/1991, racconta un ristorante in" PIACERE RAI 1" con Staffan De Mistura, Piero Badaloni, Simona Marchini e Toto Cutugno. In prima serata, nel 1999, racconta una mensa nel programma di RAI 2 "Fenomeni "con Piero Chiambretti (capo struttura Carlo Freccero). Per Mediaset, su invito di Gigi Reggi e Roberto Ebale (poi riconfermato da Giacomo Tiraboschi), dal 1998 al 2019 ha condotto, nel mezzogiorno domenicale, prima di Rete 4 poi di Canale 5, sin dalle prime puntate, Melaverde, arrivando alla numero 614.








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