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Cultura - SocietàStefania Castella

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18 Febbraio 2021
Storia di Daniela, e l'incubo della casa famiglia. il tribunale dichiara il figlio adottabile. Domani il processo d'appello
di Stefania Castella



Storia di Daniela, e l'incubo della casa famiglia. il tribunale dichiara il figlio adottabile. Domani il processo d'appello
Figli allontanati dai genitori

«Il cuore di una mamma non ragiona, ama. Vi supplico ridatemi mio figlio». È il grido di dolore di una madre che da tre anni non vede il figlio chiuso in una casa famiglia.

 

 

I dubbi dell’avvocato, le lacune di una decisione lacerante.

 

Una famiglia felice, una coppia qualunque. Un uomo e una donna, la nascita di un figlio, e quelle piccole crepe che piano vanno a ledere i rapporti, anche quelli che all’apparenza risultano perfetti. Così arriva la decisione sofferta, difficile, della separazione. Potrebbe essere una storia come tante, quella di questa giovane donna. Una famiglia agiata, nessun evidente problema economico, un malessere che però non permette alla coppia di andare avanti, ti spinge a cercare una soluzione che si trasforma in un incubo. La vita di Daniela Pellegrino viene sconvolta da una discesa agli inferi durante la quale la donna dovrà affrontare la depressione derivante dalla separazione, la morte del padre e un susseguirsi di voci che rincorrendosi porteranno i servizi sociali di Santa Maria Capua Vetere ad allontanare il piccolo da sua madre, risucchiando la vita di tutti in un iter inarrestabile: da tre anni il bambino vive di fatto in una casa famiglia, e sulla donna ha iniziato ad incombere una cappa fatta di illazioni e dichiarazioni mai provate. Storie di abusi presunti, maltrattamenti senza alcun riscontro, e mai una sola possibilità per raccontare la propria verità. Mentre dal tribunale una perizia feroce limita, senza alcuna base, la possibilità di questa donna di continuare a fare la madre, il suo avvocato il dottor. Giuseppe Alesci ci racconta come e perché questo procedimento presenti troppe lacune. Partendo dalle fonti, dai «presunti maltrattamenti nei confronti del bambino, senza alcuna prova. Chiunque conosca la signora Pellegrino, la definisce donna attenta, premurosa e amorevole. Ad oggi prende invece corpo una sentenza di primo grado presso il Tribunale dei minori di Napoli, che dichiara l’adottabilità del minore, sentenza a mio avviso alquanto privata della sua tenuta razionale- ci spiega Alesci- Non può accettarsi che il giudicante di primo grado abbia attribuito ancor prima del giudice penale, la responsabilità penale in capo alla signora Pellegrino dei presunti maltrattamenti. È scandaloso escludere inoltre la nonna materna dall’affido del minore definendola “non in grado di soddisfare i bisogni del nipote”. Questa valutazione è stata fatta inoltre, alla luce di soli tre incontri da me richiesti e concessi alla nonna, durati appena dieci minuti, neanche il tempo di un abbraccio. Per tanto ritengo che ci sia stata una superficialità di valutazioni e una decisione che lascia amareggiati poiché separa duramente un bambino dai suoi affetti importanti e dall’amore di una madre senza alcun fondamento. Domani 19 febbraio ci sarà il processo d’appello avverso la sentenza di primo grado, confido nella giustizia».

 

Una storia dolorosa alla quale la criminologa Antonella Formicola aggiunge la sua voce sempre attenta alla difesa dei diritti delle donne: «Mettere un minore in una casa famiglia è un fatto che dovrebbe costituire un’eccezione e mai una regola- ci dice la dottoressa Formicola- La casa famiglia è in alcuni casi fondamentale per il recupero del minore e del rapporto di genitorialità, ma la permanenza del minore in una struttura dovrebbe concludersi in tempi brevissimi cercando sempre di restituirlo ai propri affetti alla fine del percorso. L’obiettivo dell’accoglienza dovrebbe essere proprio il reinserimento del minore nel contesto familiare ed affettivo e nel caso della signora Pellegrino non è stato così. Ha ragione a disperarsi poiché le è stata negata ogni possibilità di recuperare il suo bambino. Confidiamo nella giustizia certi che si tratti di un equivoco che chiarito poterà permettere a questa madre di riabbracciare suo figlio.»








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