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Cultura - Cinema e spettacoloStefania Castella

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29 Gennaio 2015
Keanu Reeves, oltre il destino, tra salite e discese il ritorno di un mito
di Stefania Castella



Keanu Reeves, oltre il destino, tra salite e discese il ritorno di un mito
una foto recente di
Keanu Reeves

Schivo, poco avvezzo alla mondanità, anche se questa lo insegue comunque da sempre. Cercando di lui ti imbatti in molti “dimenticato da Hollywood”, “messo da parte”.

 

Le foto apparse qualche tempo fa lo ritraevano appesantito, alla presentazione a Cannes 2013, del film da lui diretto (Man of Tai Chi), visibilmente trascurato, e ancora titoli “dov'è finito il sex simbol?” lo star sistem non perdona nessuna caduta, non transige. Come fosse la salita verso gli Dei e poi giù una rovinosa caduta dalle scale dell’Olimpo. Anche gli Dei certe volte non perdonano, come la vita stessa.

 

Probabilmente non era che nel mezzo la verità, come quasi sempre, e la verità è che al bellissimo Keanu Reeves, restare immerso in una realtà divorante come quella di Hollywood non interessava troppo. L’attore meno dannato, tra i “belli e dannati” per antonomasia, della sua generazione, Salutista, amante della natura, della musica, del vento da sentire sul viso correndo in moto verso il mare, per anni è stato lontano dai balletti e dagli schemi.

 

Viso asiatico, eredità di incroci multietnici di mamma e papà, nelle sue vene scorre sangue inglese, Hawaiano, cinese, italiano, francese, portoghese. Keanu nasce a Beirut in Libano e nel settembre dello scorso anno spegne cinquanta candeline. Un tempo ne ha dato agli Dei di materiale da invidia. Dall’85, anno del primo film, una sfilza di personaggi che (pur avendo fatto arricciare spesso il naso ai critici più esigenti), ne fanno ben presto un mito, un personaggio citato più volte come uno degli attori più belli al mondo. Ma la vita non regala niente, e la “brezza leggera che sale dal mare” (così la traduzione del suo nome) ha pagato, lasciando lungo un percorso in salita, dolore su dolore e di tempeste, ne ha dovute superare parecchie.

 

Aveva già prestato il suo bellissimo volto incarnandosi (reincarnandosi) nel Siddharta del notevolissimo “Piccolo Buddha” di Bertolucci e prima ancora scelto da Francis Ford Coppola per “Dracula di Bram Stoker”, c’era stato l’action movie “Speed” e l’anima perduta (o meglio venduta) dell’avvocato Kevin Lomax In “L’avvocato del diavolo”, poi il suo personaggio più famoso, Neo della trilogia fantascientifica di “Matrix”, (per la quale è in cima alla lista degli attori con il compenso più alto nella storia del cinema). Gli anni novanta lo avevano portato all'apice di un successo galattico, quando nel ’99 la compagna perdeva la bimba che aspettavano, vissuta poche ore dopo il parto. Una ferita profonda che incrinò la coppia fino a farla separare, e con il lutto ancora presente e vivo nel cuore, toccava immergersi in un nuovo dolore quando la giovane donna nel 2001, smarrendo il controllo, perdeva la vita in uno spaventoso incidente d’auto. Per anni nella interviste Keanu continuava a dire “non è giusto”, tante ferite, tanti dolori da dover elaborare. E se da grandi poteri derivano grandi responsabilità, da grandi responsabilità derivano certe volte dolorosi doveri, come quello di andare avanti “perché non si dimentica. Perdere qualcuno che ami è la cosa più devastante che ci sia e quando credi di aver in parte dimenticato, riappare. Non si dimentica mai, speri solo di non essere fagocitato da tutto quel dolore”.

 

E viene in mente come certe volte come in un film si possa trovare scorci di un senso che sfugge. “La casa sul lago del tempo”, insieme a Sandra Bullock: due giovani legati e distanti chilometri misurati in anni, salti temporali che chissà se avrà desiderato fare per riportare indietro il tempo. Succede nelle pellicole, in cui tutto può succedere. Può succedere che provi a risalire, a farcela, può succedere di ritornarci indietro nel tempo per riappropriarsi di se stesso meritatamente. Oggi che qualcosa torna a muoversi ci sono in uscita in Italia “John Wick” dove dolorosamente il protagonista (ex sicario) perde la donna della sua vita, e quando il cagnolino che lei gli aveva regalato viene ucciso dal viziato figlio di un boss, dissotterrando il fucile/ascia da guerra, si compie la vendetta. Un po’ sopra le righe diranno i critici più critici e ancor di più, il previsto in uscita prossima Horror “Knock Knock” la cui trama racconta di un padre di famiglia con tutto quello che si desidera per essere felice, che apre la porta a due sconosciute ritrovandosi in un incubo (la trama è piuttosto blanda apparentemente ma pure “Via col vento” se volessimo raccontarlo velocemente, sarebbe una storia di infelicità amorosa tra guerra e fame). Ciò che conta alla fine è ritrovare la propria dimensione riscattarsi, risalire la montagna inespugnabile di certi dolori accumulati e dire al mondo come nella battuta del proprio film: “Tutti mi chiedono se sono tornato. Si, penso di essere tornato” e allora bentornato “brezza leggera che sale dal mare” bentornato, forse non ti servirà tentare la scalata per l’Olimpo, una brezza leggera sfiora mare e terra e questo può bastare.









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