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Cultura - Cinema e spettacoloStefania Castella

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09 Febbraio 2020
Cosa resterÓ di questo Festival?
di Stefania Castella



Cosa resterÓ di questo Festival?
Sanremo 2020

Settant’anni. Il Festival di Sanremo quest’anno toccava quota settanta, un’età invidiabile che potrebbe accompagnarsi ad una meritata pensione e invece a quanto pare, la kermesse si è dimostrata più in forma che mai. Conduzione affidata all’abile Amadeus, intenditore di musica, dalla partenza radiofonica per cui, all’altezza dell’arduo compito, partito un po' complicato bisognerà ricordarlo, causa dichiarazioni nelle diverse conferenze stampa, il fatidico “passo indietro” riferito ad una delle sue affiancartici (Francesca Sofia Novello compagna di Valentino Rossi bella, bellissima, sempre un passo indietro al più noto fidanzato…) che ha aizzato la polemica ancor prima di cominciare. Insieme alla Novello altre compagne di viaggio quali Diletta Leotta, Sabrina Salerno, Rula Jebreal e nella serata finale l’inossidabile zia Mara (Venier) di cui ricorderemo la discesa della fatidica scalinata del terrore scalza, e la forza di scatenarsi ancora a tarda notte con i Gente de Zona (sfiorate nell’ultima serata le tre del mattino…)

Ma cosa resta di questo Festival delle tante Réunion, questa sorta di grande rimpatriata scolastica dove tanti amici si sono incontrati ognuno con un grosso bagaglio alle spalle (qualcuno ricorda un Festival senza Michele Zarrillo?). Andiamo in ordine ricorderemo Riki più che per la canzone per l’appello ai followers a non votare, tanto sarebbe stato inutile dato che il voto avrebbe inciso per l’8% rispetto alla giuria demoscopica, quindi perché spendere soldi. Lode al giovane della scuderia De Filippi, per la parsimonia. Ricorderemo le stilettate tra Fiorello e Tiziano Ferro dentro e fuori dal palco, scivolate via dopo un bacio (chissà quanto) pacificatorio sul palco. Polemiche che ruotavano intorno agli orari sforati secondo Ferro da Fiorello, il cantante ormai star internazionale ospite fisso tutte le serate del Festival ha ad un certo punto coniato un Hashtag del tipo #firoellostattezitto, preso malissimo dall’altrettanto Big Fiorello che in effetti non ha esitato ad inglobare palco e pubblico ad ogni uscita. Ovvio che resterà anche lui tra le cose da ricordare di questo Festival, dalle esibizioni passate dal travestimento Maria De Filippi al cantante mascherato, ai monologhi “andrologici”. Aria da guascone che può permettersi qualunque cosa, prima di tutto fare uno One Man Show che prima di lui solo Claudio Baglioni e tocca ancora fare un passo indietro (ops!) ricordando che però Baglioni era direttore artistico e conduttore del Festival, mentre il Fiorello nazionale sarebbe stato spalla del conduttore e invece su quelle spalle ha fatto più di una presa per più di una capriola cattura attenzione, per usare una scenografica metafora della presenza sul palco di un indubbiamente esperto e abile come definirlo co-conduttore. Edizione comunque sia, che porta a casa un 58% di share, un pubblico che non toccava queste cifre dal 2002… Riconosciamo invece al conduttore ufficiale l’intenzione di un’aria scanzonata che voleva forse portare al suo Festival fatto di ritorni di Al Bano e Romina Power come i tempi che furono, addirittura un ritorno del quartetto, come in forma originale, dei Ricchi e Poveri dopo il crack dell’81 in cui si perdeva Marina Occhiena per una storia di tradimenti e astio tra lei (la biondina) e Angela (la moretta), insieme oggi a 50 anni da “La Prima cosa bella” che mitici portavano sul palco anni prima. Resterà l’eleganza di Tosca, la grinta di Irene Grandi con un pezzo firmato Vasco Rossi, la sinuosità sensuale di Elodie, per lei pezzo firmato dall’amico Mahmood. E ancora la potenza di Rita Pavone che a 74 anni ha dimostrato di avere ancora tanto da raccontare. E tra le file dei rocker potenti come non menzionare il grintoso Piero Pelù che di quel Diablo di un tempo conserva l’entusiasmo e la verve anche con un pezzo dedicato al nipotino… Resterà il monologo fastidioso per tanti, portato sul palco da Diletta Leotta cui si contestava il concetto della bellezza che “capita” e su cui molti hanno giocato incastrando la frase con le foto della Leotta in tempi pre ritocco… Quello di Rula Jeberal la giornalista che ha incantato e commosso con un monologo vero in cui raccontava un percorso doloroso che coinvolgeva la madre scomparsa, che accendeva una luce sulla violenza orribile contro le donne, monologo firmato con lei dalla giornalista Selvaggia Lucarelli. Resterà il terzo posto dei Pinguini Tattici Nucleari (chi?) e il secondo con sorriso scanzonato di Gabbani. L’attesa dell’arrivo di Achille Lauro che ha costruito ogni sera un dipinto sul corpo e con il corpo (scenografico, elegante, divino a discapito forse del brano). Come dimenticare poi, il più clamoroso degli avvenimenti, l’abbandono di Bugo offeso dalle rime di Morgan che cambiava le parole del loro testo offendendo in mondovisione il compagno di palco, che invece di rispondere per le rime, voltava le spalle lasciando di sasso conduttore e pubblico. Squalifica per i due. E il loro ultimo posto preso da una Elettra Lamborghini più elegante di quanto si potesse immaginare, look simil Raffaella Carrà, in semi twerk controllatissimo.

Infine come dimenticare il primo meritatissimo posto di Diodato e non solo per l’intensità del testo quanto per la proclamazione della vittoria spuntata fuori ancora prima che si decretasse sul palco… Insomma un festival tutto sommato godibile nonostante l’ora tarda toccata più volte, di bellezza elegante e stavolta sicuramente non capitata a caso, che si spera resti per chi ha calcato il palco, anche ora che le luci si spengono, gli amici se ne vanno, dandosi appuntamento alla prossima 71esima edizione.








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