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Cultura - Cinema e spettacoloStefania Castella

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11 Febbraio 2020
Storia del Nuovo Cognome. Il ritorno dell'Amica Geniale
di Stefania Castella



Storia del Nuovo Cognome. Il ritorno dell'Amica Geniale
Una scena de L'Amica Geniale

E così torna a distanza di più di un anno la serie evento tratta dai romanzi di Elena Ferrante. L’Amica Geniale conquista una grossa fetta di pubblico nel nuovo capitolo Storia del nuovo cognome sempre sotto la direzione abile di Saverio Costanzo affiancato nella regia e nella voce narrante da Alice e Alba Rohrwacher sempre con al centro le due amiche Lila la bruna Gaia Girace e Lenù la biondina Margherita Mazzucco. Otto gli episodi divisi in quattro prime serate, la prima delle quali ha già lasciato il segno. Ma cos'ha questa Amica geniale, che conquista e lascia incollati milioni di spettatori? Oltre la scrittura ineguagliabile della Ferrante tutto legato alla cura della regia, alla ricostruzione vera più che realistica, alle interpretazioni impeccabili di tutti i protagonisti. Torniamo alla finestra, così, a guardare scorrere la vita di queste due giovani ormai donne, anche se ancora così piccole, un quartiere che cambia e che resta comunque claustrofobicamente sempre uguale, impolverato, giallognolo. Pare che a Napoli non piova mai, e che ci sia qualcosa che non alleggerisce l’aria. Qualcosa di cupo e sinistro pare incombere sempre e così pure il sole sembra poter diventare un nemico da un momento all'altro. L’amica Geniale, si ama o si odia, forse per gli stessi motivi. L’eccessiva lentezza, le lunghe pause in cui molti faticano a connettersi, abituati ad una quotidianità di altri ritmi. Qui siamo spinti a rallentare. La bravura tecnica di questi giovani attori ci induce ad aspettare. Così mentre guardiamo Lila da parte, osservare le figure familiari davanti, parte di esse, eppure così distante, noi siamo accanto a lei, ad aspettare una sua parola a chiederci “Cosa diavolo starà pensando? Cosa aspetta? Cosa ha visto che mi è sfuggito?”. Questo rende al personaggio la sua identità. Lo spoglia dell’interpretazione per renderlo umano. Non aspettiamo la battuta dell’attore, aspettiamo la sua pausa come si aspetta, nella vita reale, che si componga un pensiero, aspettiamo di pensare come lei. E Soffriamo di quelle sofferenze, di quelle ingiustizie sociali forse, nonostante fossero i sessanta e passati gli anni, mai veramente azzerate. Quello spazio esiste veramente. Questo sprofondare nell'animo umano cavandone le sfumature, tutte anche quelle inaccettabili, esiste. Quelle donne che lottano per trovare un posto nel mondo sganciandosi da quell'esistere soltanto per ciò che farai per gli altri che incombono. Quelle donne che Lenù osserva e che l’aiutano a capire l’inaccettabile parte peggiore di quella sua amica così apparentemente forte, che le fa, osservando bene, vedere le donne del rione: “Mangiate nei corpi dai mariti, padri e fratelli” così da deformarle levando loro, l’identità, rende giustizia ai bisogni di fuggire, di essere altro. Così si chiarisce quella parte avvelenata di Lila il suo rancore sempre presente, così incombente che tutto ingloba, ingoia e risputa in questa ribellione efficace ma a tratti, che la porta ad essere moglie per forza, e chissà quanto per forza, e che riesce a giustificare ogni sua terribile insurrezione, ogni suo aggrapparsi all'amica, tanto da spingerla in certi abissi che forse non esiterebbero in Lenù se solo il suo mondo non avesse bisogno di quell'ossigeno che l’amica le dona e le leva a piacimento. Quei libri odiati e abbandonati per necessità da Lila, compongono la rabbia di non aver realizzato i sogni, quelli necessari a vivere. Uno spaccato intimo, ma universale, la bravura inappuntabile forse inconsapevole di questi giovani attori, il procedere per sottrazione, senza eccedere mai, spingerà all'operazione che talvolta è contraria, porterà a cercare, in chi non ha letto, i volumi della Ferrante per scavare tra le facce ormai scolpite nella mente, le sfumature originarie, per vedere la maestria cominciare dalla parola prima di vederla trasformata, non in un film ma quasi nella sua trasposizione reale.








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