Rss di IlGiornaleWebScrivi a IlGiornaleWebFai di IlGiornaleWeb la tua home page
Sabato 26 settembre 2020    redazione   newsletter   login
CERCA   In IlGiornaleWeb    In Google
IlGiornaleWeb

Cultura - MusicaStefania Castella

CONDIVIDImyspacegooglediggtwitterdelicious invia ad un amicoversione per la stampa

28 Marzo 2020
Gennaro De Crescenzo si racconta e presenta il nuovo singolo N'Atu Sole
di Stefania Castella



Gennaro De Crescenzo si racconta e presenta il nuovo singolo N'Atu Sole
Gennaro De Crescenzo

Tradizione e innovazione, la ricerca che evoca suoni atavici, un’appartenenza musicale che apre sbocchi al futuro senza dimenticare le radici, tutto messo insieme per il singolo “N’Atu Sole” che con passione e intensità scorre come un film attraverso la scrittura di Mikele Buonocore ed Ennio Mirra (il brano è eseguito alla chitarra da Buonocore, al pianoforte da Maurizio Epoca, ai fiati da Martino Brucale) e la voce intensa di Gennaro De Crescenzo. Un brano che sembra dipinto perfettamente per le corde dell’artista, nato in una famiglia di musicisti, dal padre Luigi in arte Gino Deck che a partire dagli anni '70 cantava nel complesso Eduardino e i Casanova, agli zii Vincenzo autore di grandi canzoni e sceneggiate tra cui le celebri " Luna Rossa", "Credere", “Malinconico Autunno”, “A sciurara "; Eduardo di "Ancora", "Vola", " Il racconto della sera"; Eddy Napoli ex voce solista dell'Orchestra Italiana di Renzo Arbore e di inni storici come ” Malaunità ”.

De Crescenzo ha un grande percorso alle spalle che comincia dall’importante primo incontro con il maestro Savio Arato. Anni di rassegne e progetti, di crescita, fino al Premio Casa Sanremo e oggi quel nuovo sole: “N’Atu Sole”, nuovo singolo che conferma la direzione giusta intrapresa da tempo.

Inevitabilmente il suo nome evoca nella mente tutta la tradizione musicale napoletana più radicata. Si può essere legati alle radici e avere comunque sia, un respiro futuro secondo lei?

-Preciso subito che mi sento indissolubilmente legato al grande patrimonio di valori e cultura che esprime la musica napoletana, intendendo per quest’ultima soprattutto il repertorio classico rinomato in tutto il mondo. Certamente questa tradizione si pone come un humus fertile su cui far innestare e far germogliare nuove generazioni di artisti capaci poi di sperimentare nuovi stili e percorsi innovativi. Un futuro musicale che ha radici solide!-

Un nome importante aiuta o in qualche modo pesa, condiziona le scelte, il cammino...

-Un nome importante si traduce soprattutto in responsabilità, ovvero nell’intraprendere scelte che guardino alla qualità. Prima di qualsiasi scelta si apre una riflessione lunga e ponderata proprio per non vanificare il lavoro straordinario di chi ha reso grande la tradizione familiare. In qualche modo è un’arma a doppio taglio, nel senso che produce un indubbio beneficio ma nel contempo crea anche grosse aspettative da parte del pubblico. Per questo motivo il lavoro che metto in campo è sicuramente il doppio che si svolgerebbe in altri contesti. Tuttavia quando si lavora con passione nulla pesa!-

La canzone “N'Atu Sole” scritta e dipinta magistralmente da Mikele Buonocore ha una sonorità quasi antica è solo un'impressione o una scelta che sente, legata a questa sonorità?

-Mikele Buonocore ha profuso davvero un lavoro straordinario e il risultato è veramente interessante. Colgo l’occasione per ringraziare oltre Mikele, l’arrangiatore Ennio Mirra, i musicisti Maurizio Epoca e Martino Brucale. Tutti hanno dato il massimo pur di rispondere alla mia esigenza di presentare un brano musicalmente emozionante. Certamente ci sono una serie di “ingredienti” vincenti e la sonorità antica è sicuramente tra questi.-

Ha un ricordo legato ad un suono, ad un brano, che sente particolarmente vicino?

-Il ricordo che mi accompagna con una costanza quotidiana, è innanzitutto quello del mio maestro di canto Savio Arato che “semplicemente” mi ha sempre incitato a studiare, poi studiare, e ancora studiare. Il brano a cui sono particolarmente affezionato è “Cosa c’è di vero” , l’unico in lingua italiana, che nella sua palpabile bellezza è un invito ad andare avanti con determinazione e gioia, nella piena consapevolezza dei propri talenti umani e artistici.-

Lei vive come tutti noi del resto, questi giorni blindati, quanto la musica aiuta proprio a liberarci se non fisicamente, mentalmente?

-Sicuramente la musica è uno di quei fattori che invita a guardare avanti con speranza. La musica libera i sentimenti più belli e nobili. Ecco, con questi sentimenti profondi e ricchi di armonia dobbiamo volgere lo sguardo lontano, lanciare il cuore oltre l’ostacolo e avere la certezza che quello che stiamo vivendo è “solo” una brutta parentesi della nostra vita che presto sarà superata. Ciascuno di noi, intanto, resti a casa così come faccio io in meravigliosa compagnia di mia moglie Ivana, mia figlia Claudia e … ovviamente della musica.-

Cosa ha in progetto nel futuro più prossimo?

-Sto lavorando su una serie di progetti che per ragioni scaramantiche non svelo. Ma è facile immaginare che ancora una volta la musica sarà la protagonista del mio impegno e del mio futuro.-

Il brano si può ascoltare all'indirizzo:

https://www.youtube.com/embed/VZsPdjni9a8








  Altre in "Musica"