 | | il mondo virtuale |
La prima frase che leggi quando apri il social network più gettonato, fa effetto. Semplice: "A cosa stai pensando?. C'è un che, di poetico, che stranamente si sposa con la cosa più tecnologica che ci sia, che ti fa riflettere su quello che vorresti dire o sentirti dire, ci fosse più tempo. In questo tempo virtuale, in questo mare immenso di informazioni che cerchiamo, navigando spesso senza rotta, non sempre abbiamo un faro e non sempre siamo il faro che dovremmo essere, specialmente per i più giovani, per i nostri figli. Loro vagano per questi spazi enormi, con centinaia di amici virtuali, di cui spesso non conoscono che un'immagine costruita apposta e spesso sono a conoscenza di cose che non ci sognamo di sapere, che non abbiamo avuto ancora il tempo di imparare, Loro non hanno diari come quelli dei nostri giorni di scuola, che si chiudevano con inutili lucchetti, più facili da aprire che chiudere, si barricano dietro password, che non ci svelerebbero neanche sotto tortura, eppure, che strano, tanta discrezione, per condividere con il mondo intero qualunque pensiero, tranne che con noi, nel caso in cui non avessero accettato la nostra amicizia. Se ci accettano, siamo loro amici, così ci lasciano lo spazio di sbirciare ogni tanto in quel loro mondo protetto, e ci ritroviamo spesso a chiederci "Ma quella foto? Dov'era lì? chi era quella con lui?", si lasciano intravedere in modo controllato, per quello che vogliono lasciarci vedere. Strani tempi, dove si condivide tutto e non si condivide niente, dove si trova tutto e dove tutto si perde soprattutto il contatto con la realtà. A volte, non ci rendiamo conto di quanta solitudine si nasconda dietro una marea infinita di facce, notizie, intimità svelate. Siamo ovunque, rintracciabili spiati e spiabili, eppure sappiamo sempre meno degli altri, sempre più poco delle cose indispensabili. Un profuno, un sapore, come cala la voce quando una frase emoziona, come si abbassa lo sguardo o come si forma quella piega tra gli occhi quando un pensiero corruccia la fronte. Ci accontentiamo di leggere uno "stato". "Cosa pensi?" ce lo chiede uno schermo, interessa al mondo? interessa all'altro?. Basterebbe uscire di casa, o semplicemente attraversare una stanza?, potrebbe essere o forse, meglio così, condividere tutto per avere l'illusione di essere parte del mondo, del tutto, o di quello che a volte crediamo essere tutto.
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