 | | la frase della canzone di De André scritta su un muro a Genova |
Pioggia e temporali continueranno a interessare la Penisola almeno fino alla fine del mese: nuove perturbazioni cariche di pioggia stanno per raggiungere l’Italia. Siamo ossessionati dal meteo, dalle notizie che si susseguono senza tregua. Raggi di sole pochi e montano l’ansia e la paura in tutte le zone che hanno già subito alluvioni in questi giorni. È stata una notte difficile in tutto il centro nord, i disagi maggiori in Liguria ma anche in Lombardia, Emilia Romagna e Sardegna. Ancora vittime, due pensionati che cercavano di mettersi in salvo, in mezzo all'inferno d’acqua, marito e moglie trovati nella loro abitazione dai vigili del fuoco. La procura di Genova aprirà un’inchiesta per disastro colposo per l’alluvione, un atto dovuto per capire se ci siano e di chi siano le responsabilità. Mentre si spala con le mani e le gambe immerse nel fango, si attendono gli aiuti di volontari che stanno arrivando da tutt’Italia. Tutto questo è un problema che riguarda tutti, non si può limitarlo a determinate zone, come ricorda il capo della protezione civile Franco Gabrielli: "L’emergenza, non può essere la gestione esclusiva del nostro paese, quella del rischio è una situazione che caratterizzerà sempre il nostro paese". Stride però sapere che ci siano comunque responsabilità innegabili nella gestione di territori che, se pur nella loro morfologia predispongono a un ‘attenzione particolare, potrebbero essere messi in sicurezza prima e non a cosa fatte. Se pensiamo che nell'ultima alluvione di Genova la conta dei danni era valutata intorno ai 200 mila euro, sapere che si tratta della cifra che bastava a realizzare il canale che avrebbe evitato al torrente esondato di allagare la città, ci rende l’idea di come intervenire per tempo eviterebbe la conta dei morti e dei danni. Sapere che l’acqua, ispirazione dei poeti e nostro elemento primario, sia tramutata nell'attesa del disastro, nella paura di esserne travolti, sentirsi minacciati e in continua emergenza, è una ferita che stenta a rimarginarsi. Il maestro Fabrizio De André che ci raccontava la poesia di acqua "nera che porta via, che porta via la via" nella sua "Dolcenera", prendendoci per mano attraverso la sua voce, proprio di un’alluvione raccontava, di un amore "dal mancato finale", di due amanti divisi dall'acqua che attraversava la sua Genova. Scoprire che le sue parole sembrano scritte ieri, così attuali e vive, è il sintomo e la conferma di come non si riesca sempre ad evitare di commettere gli stessi, dolorosi, inutili errori.
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