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Cultura - SocietàStefania Castella

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19 Novembre 2014
Un giovane favoloso e attuale
di Stefania Castella



Un giovane favoloso e attuale
una scena de

Negli Stati Uniti nel 2013 sono stati tradotti integralmente gli scritti raccolti nello “Zibaldone”: 4526 pagine di commenti, racconti, pensieri, ispirazioni. Nel 2010, secondo uno studio, nel cuore degli italiani, il più alto rappresentante è lui, Il poeta di Recanati: Il Conte Giacomo Leopardi, il maggior poeta dell’ottocento italiano, una delle figure più conosciute della letteratura mondiale. A molti porterà il ricordo dei libri di scuola, delle “sudate carte”. A quei tanti che lo hanno sentito davvero, questa ondata mediatica, derivata anche da una pellicola uscita nelle sale a metà ottobre, non può che essere una bellissima aggiunta, a tante cose prima solo immaginate.

Il film “il giovane favoloso” del regista Mario Martone già autore di “l’amore molesto” e “noi credevamo” è un ritratto dell’artista marchigiano, scollegato dall'idea comune del giovane triste e sconsolato, ma dipinto come uomo, con le sue passioni, le sue contraddizioni, la sua rabbia. Lo stesso attore Elio Germano, interprete e protagonista del film, racconta di aver vissuto quattro mesi nei luoghi del poeta, dormito nel suo letto, seduto allo scrittoio di quella che oggi è la casa museo dell’artista.

In quella stanza, claustrofobicamente zeppa di libri, quella libreria paterna, fulcro centrale di un’esistenza fatta di “sudate carte, ove il tempo mio primo e di me si spendea la miglior parte” sono state fondamentali per sentire quel bisogno di sapere, di rendere la propria vita letteratura, forse per riempirla nei tanti vuoti sentiti, l’attore, ha cercato di raccogliere e trasmettere, la parte più intima, di quello studio "matto e disperatissimo”. In queste trasposizioni, talvolta, è difficile riuscire a mostrare la potenza di un verso, dargli corpo, nel film questo accade e quello che viene fuori, è magia, emozione, l’aggiunta alla magnificenza di un testo, del tono di una voce. Vedere l’uomo, carne e ossa, lo rende vulnerabilmente umano e cancella tanti stereotipi che si creano, quando gli studi scolastici fissano una linea sola e basta. Di Leopardi, conoscevamo il dolore e il pessimismo, ora, nel lavoro artistico di un regista, nelle sfumature di un attore, possiamo cogliere ciò che non immaginavamo corrispondesse alla realtà.

Il poeta, non era solo dolore, era anche forza e coraggio, ribellione, molto somigliante a tanti adolescenti di oggi, soli, chiusi in sé stessi, e ribelli con la voglia immensa di sapere, di andare, di scoprire. Con la sensazione di essere stretti, limitati, quel “borgo selvaggio” amato e odiato era il luogo, la radice, dalla quale prima o poi si vuole fuggire.

E fuggì, tante volte, Giacomo, fuggì, da quel celebre colle. Quel colle, rimasto intatto oltre 200 anni dopo, ancora osserva, là dove il poeta perdeva il suo sguardo, unendo la sua solitudine alla solitudine de “L’infinito”. Il suo male, qualcuno oggi, lo chiama Morbo di Pott, il continuo dolore agli occhi, alla schiena, quel curvarsi lento e costante, disegnarono la parabola della sua esistenza. Immaginando di sentirsi diverso, di esser diverso, nel suo nascondersi tra i “veroni del paterno ostello”, con quasi pudore e paura di mostrarsi alla donna della sua vita, quella Teresa Fattorini, che diventava Silvia, nella più celebre delle sue poesie. E in quella stessa poesia “A Silvia” dove, l’amore puro e grande si sposa con il suo opposto, la malattia, la morte, ritroviamo la rabbia, contro quella natura beffarda, che promette poi punisce. Nella realtà, si immagina, la donna, essere figlia del cocchiere di corte, morta di tisi a soli 21 anni.

Dolce, malinconico, ironico, geniale, parabola esistenziale che termina così presto, solo 39 anni aveva quando morì, nella città dove ancora oggi è sepolto, Napoli, rivivendo tutto, nel genio di un attore, nella spettacolare magia del cinema che tutto può. Quelli che lo hanno amato tanto non potranno che emozionarsi e dire, a se stessi e al mondo, che la grandezza di certi uomini attraversa il tempo, senza esserne scalfita mai.








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