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Cultura - SocietàStefania Castella

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23 Novembre 2014
Mangiare per vivere, vivere per mangiare
di Stefania Castella



Mangiare per vivere, vivere per mangiare
cibo spazzatura

Non passa giorno che non arrivi il risultato ennesimo della ricerca ennesima, dell’ennesimo esperimento. 

Nel mare di informazioni in cui navighiamo spesso naufragandoci, si trova tutto e il contrario di tutto e sul cibo, di più. Le tendenze partite già negli anni ottanta, la diffusione massiccia di fast food e cibi super calorici, hanno dato una grossa mano alle cattive abitudini, incidendo notevolmente sulla crescita di patologie come l’obesità, croce delle attuali generazioni soprattutto.

Da studi recenti, pubblicati sulla rivista Nutrition e diabetes, viene fuori che si può rieducare la mente e cambiare i meccanismi che inducono alla ricerca di cibi malsani. Gli studiosi hanno sottoposto un gruppo di volontari ad una dieta a base di fibre, proteine vegetali e alimenti considerati “sani”, deducendo, tramite l’utilizzo di controlli con risonanza magnetica, che, in pochi mesi, si riesce a riabituare l’organismo al cibo sano, agendo su aree del cervello preposte all'apprendimento e alla dipendenza.

Il cibo che crea dipendenza, una questione chimica, che si può mutare.

È fondamentale sottolineare anche che c’è negli ultimi tempi un’attenzione maggiore a tutto ciò che riguarda l’alimentazione, ci sono importanti studi, e milioni di persone che scelgono una nutrizione “sana e consapevole”, contro lo zoccolo duro dei consumatori assidui di Junk food. La relazione che intercorre tra cibo e insorgere di gravi patologie, è assodata da tempo, come da tempo si batte il professor Umberto Veronesi convinto assertore dell’assioma che mette in relazione alcuni cibi e il cancro. Convinto che la riduzione dei grassi animali, sia un bene per l’uomo e per la natura stessa, che la prevenzione, che significa niente fumo limitazione di alcool e dieta se non vegetariana ( da lui assunta da anni) più ricca di frutta e verdura, siano abitudini che salvano la vita, più dei medicinali, perché “il nostro organismo come quello delle scimmie è programmato per il consumo di frutta verdura e cereali, che limitare la carne non indebolirebbe, certamente il nostro fisico, pensiamo alla potenza fisica del gorilla, o ad un neonato che nei primi mesi di vita quadruplica il suo peso, assumendo solo latte”. E di fronte a queste provate scientificamente, teorie, ce ne sono tante altre, non ufficiali, come gli studi del medico svizzero Catherine Kousmine, la studiosa di origine russa, che ha dedicato tutta la vita alla relazione tra cibo e malattie; cibo potremo osare dire, come cura di alcune patologie, addirittura. I principi base, sono molto simili a quelli già sentiti, una dieta povera di grassi, di zuccheri raffinati, ricca di verdure cereali integrali, e semi. Crusca, orzo, miglio, tutti alimenti che i nostri nonni conoscevano bene. Alimenti poco lavorati che ci riportano alla terra, alla natura, al rispetto per l’ambiente, ad un consumo più consono di tutto ciò che la natura stessa ci offre.

In fondo è una questione di abitudine, come assodato, e senza diventare terroristi alimentari, senza fare scelte radicali, si può cercare di aggiungere elementi che sono sempre stati fonte di benessere per la nostra salute, per il nostro organismo, c’è un concetto antropocentrico da abbattere e una possibilità che uomo e natura possano sopravvivere allo stesso modo, nello stesso spazio vitale.








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