Rss di IlGiornaleWebScrivi a IlGiornaleWebFai di IlGiornaleWeb la tua home page
Lunedì 06 aprile 2026    redazione   newsletter   login
CERCA   In IlGiornaleWeb    In Google
IlGiornaleWeb

Cultura - SocietàStefania Castella

CONDIVIDImyspacegooglediggtwitterdelicious invia ad un amicoversione per la stampa

05 Dicembre 2014
Femminicidio, i bambini che restano, vittime due volte
di Stefania Castella



Femminicidio, i bambini che restano, vittime due volte
la solitudine delle vittime<br> del femminicidio
Una giusta società, una civile società, protegge, accudisce, tutela. 
In una civile, giusta società, il più debole, il più fragile, dovrebbe essere la priorità. Il faro acceso su donne e minori in Italia, invece, illumina scenari di straordinaria, forse troppo spesso ordinaria, follia.
Postiglione, provincia di Salerno, uno degli ultimi casi di violenza sulle donne, è un copione già visto tante volte. Marito, moglie una bimba. Un coltello per porre fine a tutto, ai ricordi, ai momenti passati insieme che poi diventano lunghe discese all'inferno. Le liti, le diatribe infinite che troppo spesso coinvolgono i bimbi fino al culmine, una giovane vita spezzata da una lama, un uomo in carcere. Uomo che non è solo uomo, non è solo compagno, è soprattutto padre; donna, che è compagna e soprattutto madre. Lei che resta, sola, piccola, sospesa.
Contemporaneamente quasi, a Vibonati provincia di Sapri, la lite, una coltellata, una sola, fatale al polmone. Una dinamica cruda, crudele, una fine orrenda. La donna colpita dal marito, rimane nel suo letto dalle 15,30 all'una di notte. Una lunghissima agonia e una scena inimmaginabile. Muore tra le braccia del figlio di dodici anni che urla disperato. Il ragazzo verrà affidato ai nonni, e probabilmente seguito dai servizi sociali.
Ecco il punto, le vittime del femminicidio, e loro, i figli, vittime più e più volte, troppo spesso presenti alle liti, troppo spesso testimoni di momenti incancellabili. Piccoli, che in un colpo solo perdono qualunque forma di riferimento. Madri portate via dalla violenza perpetrata dalla figura che, dovrebbe proteggere, quello che resta è un vuoto incolmabile, domande a cui nessuno saprebbe rispondere. Le vittime più irrisolte, sono loro.
Uno studio portato avanti dalla dottoressa Anna Costanza Baldry, docente di psicologia della seconda università di Napoli, consulente dell’Onu e dell’Ocse, in materia di violenza sulle donne, rivela molto, di queste inquietanti realtà. In Italia, oltre 15.000 sono gli orfani di vittime del femminicidio, secondo uno studio che considera gli anni dal 2000, al 2013 e che chiarisce che non esistono protocolli, percorsi, strumenti atti ad offrire a queste vittime ulteriori, una vita migliore.
Questi bambini, chi si occuperà di loro?.
In buona parte dei casi, i piccoli vengono affidati ai nonni, ma nel caso in cui, questi siano troppo anziani, si ricorre all'adozione, un dolore ulteriore, uno strappo ennesimo di un infinito percorso di solitudine. Essere allontanati dalle proprie abitudini, da volti familiari, diventando piccole marionette in balia del tutto è una situazione devastante. I casi vengono trattati alla stregua di altri casi di minori, non esiste una sezione apposita per questi orfani, in situazioni fin troppo delicate. Storie che non vorremmo mai raccontare, che non vorremmo mai leggere, vite, che, in mancanza di regole e leggi universalmente riconosciute, vagano da un’istituzione all'altra.
Adulti, domani, senza radici, con un percorso interiorizzato di odio e dolore. Nessuna tutela, anche sotto l’aspetto economico, vite praticamente allo sbando.
Ci interroghiamo infinite volte sul perché, di questi orrendi episodi di violenza, perché ciò che era, si immagina, un inizio di sentimento d’amore, debba trasformarsi nell'odio più incontrollabile. L’incapacità di accettare l’altro senza di noi, probabilmente, un ego che non ammette nessuna possibilità di essere messo da parte. Troppo spesso, mancanza di pietà, di empatia, che aiuta ad avere rispetto per il mondo dell’altro. Poco si fa in materia di prevenzione, che vorrebbe dire, insegnare. Insegnare alle donne a percepire i campanelli d’allarme, insegnare all'uomo che non è possessore assoluto della sua donna.
Resta soprattutto alle istituzioni il compito e il dovere di tutelare le donne in situazioni di allarme, e tanti piccoli superstiti di queste nuove guerre, di queste lunghe e dolorose scie di sangue.







  Altre in "Società"