 | | mamme spesso troppo sole | Mentre scriviamo, la giovane Veronica Panarello è ancora in procura condotta da polizia e carabinieri. La donna, mamma di Andrea Loris, è ancora solo in fermo, come persona informata dei fatti. I fatti di questa triste vicenda sono sulla bocca di tutti e su tutte le testate giornalistiche. Il piccolo sparisce improvvisamente un sabato mattina di fine novembre, nell'orario in cui dovrebbe essere a scuola, il suo corpo verrà ritrovato tre chilometri dopo, varie ore dopo, tante bugie e punti oscuri dopo. Ci si interroga sulle prime dichiarazioni non collimanti riferite proprio dalla donna, si rivelano via via che i giorni passano, tristi particolari, vicende personali, come spesso accade; ci si pone quasi sempre le stesse domande. Si cerca un colpevole, si puntano sguardi e dita. Tante volte è successo che il bene più grande raccogliesse in se il dolore e la bruttura più inspiegabile. Anna Maria Franzoni, una delle tante. Una madre molte volte sola, un bimbo piccolo, un padre amorevole, ma spesso assente, moralmente o fisicamente. Non sappiamo la vera verità, su Cogne, qualunque indizio è sempre stato solo un indizio e le certezze sempre poche, da lasciare troppi margini di dubbio. Perché in realtà sembra la cosa più innaturale e impensabile del mondo che la mano di chi genera, possa alzarsi sulla creatura generata. Succede invece, e non così raramente. I sociologi, raccontano un cambiamento nella visione stessa della maternità. Negli ultimi anni il motivo stesso per cui si sceglie di avere un bambino è totalmente mutato. Si cerca di colmare un vuoto, si cerca un riscatto al proprio ego, si carica di aspettative quello che è il frutto di amori, non sempre così chiari e scontati. La mala informazione, anche questo incide. Lasciar credere, come troppo spesso si fa, che sia tutto facile. Un risultato su tutti, l’esibizione di un piccolo, come si farebbe con un cucciolo, come fosse tanto di "moda". Creature mostrate come trofei, giovani donne in lotta per dimostrare a se stesse e al mondo che si è qualcosa, si è qualcuno, col bebè in braccio, la pancia piatta come l’ultima delle vip, e il sorriso tirato sulla faccia. È la triste realtà di un grosso calderone in cui affondano le immaturità di una generazione che non trova appagamento. La triste realtà della solitudine che avvolge un momento delicato come quello in cui si trova una donna con un neonato in braccio da gestire. Non è tutto scontato, non è tutto liscio. La stanchezza, il senso di inadeguatezza, la frustrazione, spesso non vengono capite. I messaggi che arrivano da ovunque non aiutano, lasciano solo giovani madri sole, a pensare, "se è così facile per tutte, perché io mi sento così male?". Ci sono le associazioni, i numeri verdi, i gruppi di aiuto, ma chi veramente ha sempre il coraggio di ammettere a sé stessa, per prima, di aver bisogno di aiuto? Gli psicologi, dicono che, il male esiste, che la cattiveria esiste, le cronache lo raccontano, gli inquirenti esaminano, ma tante madri non sono state solo cattive, non rappresentano il male assoluto, soltanto. Rappresentano il fallimento di quella rete di protezione che ascolta, aiuta, quella rete, fatta di affetti vicini, che oggi sono sempre più distanti. Esistono casi specifici, certamente diversi ognuno dall'altro, ma esiste molto probabilmente un piccolo impercettibile punto d’incontro. Quando il buio avvolge la mente, quando cade la pietà, quando non riesci a riconoscere di fronte a te l’essere minuscolo che di te ha bisogno, ma solo il centro di un’immensa frustrazione, quando il tuo cervello non ti lascia un briciolo di lucidità e non sei abbastanza forte da capire, da chiudere gli occhi e raccogliere le forze, allora forse il momento di distorsione diventa irrecuperabile. I bambini assorbono la forza, prendono il tempo, ogni minimo briciolo di energia, un amore incondizionato che costa incondizionato lavoro. Lavoro prima di tutto su se stessa. Non sappiamo ancora come andrà a finire l’interrogatorio della giovane mamma di Ragusa, ci auguriamo sia innocente, ci auguriamo si trovi il colpevole e non un colpevole, ci auguriamo che non accada più che una giovane mamma si trovi impotente di fronte ad un amore che tutto dona e tanto toglie, che il mondo che ha intorno a sé ogni giovane donna, ogni giovane mamma, ascolti ogni paura, ogni bisogno, prima che arrivi il buio, sempre.
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