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Cultura - SocietàStefania Castella

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16 Dicembre 2014
Giornalismo e giornalettismo
di Stefania Castella



Giornalismo e giornalettismo
giornalismo

Forse non proprio un polverone ma una certa nebbia l’ha sempre sollevata per un motivo o per l’altro. 

La signora del pomeriggio di canale 5, Barbara D’Urso, divide gli italiani tra estimatori e detrattori, come pochi. I servizi quotidiani volti a distrarre il pubblico medio, come lei stessa dice, casalinghe (la comare Cozzolino, la sua preferita) soprattutto, indugiano spesso su fatti di cronaca, sfociando troppe volte nella morbosità. Il caso ultimo segnalato da “Striscia la notizia”, che vede protagonista una delle giornaliste che lavorano nel contenitore pomeridiano, è solo la ciliegina su una torta diventata ormai un po’ indigesta. La giornalista in questione, filmata in un dietro le quinte, mostra un servizio “costruito”, fingendo di intervistare casualmente uno dei protagonisti di un brutto e recente fatto di cronaca. Quel cacciatore, noto per aver scoperto il corpicino di Loris, il bambino sparito a Ragusa e ritrovato in un canale della zona a poche ore dalla scomparsa. L’intervista era organizzata, ma montata come se l’incontro fosse stato casuale, il web, si è indignato, e nonostante la maggior parte della gente sia perfettamente al corrente del fatto che i meccanismi televisivi funzionino in un certo modo, in alcune circostanze, ci si aspetterebbe comunque, un diverso modo di agire. Trattasi di giornalismo, e non di spettacolo.

Purtroppo però, si assiste quotidianamente alle giornalistiche incursioni, quasi persecutorie, e uno scavare in fatti di cronaca anche fuori luogo. Il “prendi e porta a casa” poi, che sovente vede un pedinamento del tipo di turno, che alla domanda “ci rilascia una dichiarazione?” risponde spesso causticamente “No”, è il tipico servizio “pret a porter” che getta una lunga ombra su quella che, in primis, dovrebbe essere deontologicamente trattata come servizio, professione, “mestiere”. Il pericolo maggiore, è indurre a credere che, tutto sia facile, che basti un microfono, una telecamera e un minimo di scioltezza (faccia tosta), e non è così.

Barbara D’Urso, proprio recentemente, è stata citata (nuovamente) dal presidente dell’ordine dei giornalisti, infastidito dal modo di trattare casi delicati, senza troppo tatto, e senza troppi titoli. Secondo il presidente, la signora D’Urso esercita abusivamente la professione, non essendo giornalista, (radiata dall'ordine perché compariva in alcuni spot pubblicitari, il che non è permesso ai giornalisti professionisti). Senza giudicare alcuno, in alcun modo, è palesemente sotto gli occhi di tutti, l’enorme massa di professionisti, l’altrettanta cospicua massa, di bellissime presenze più dotate televisivamente, col risultato di svilire una categoria, che della divulgazione ha fatto il proprio mestiere, anche se con meno notorietà. Il pubblico è sovrano si sa, e la legge del mercato impone scelte che nessuno può discutere, ma la verità spesso non sta nel mezzo, “impopolarmente” tende qualche volta da una parte, spesso, dalla parte della lealtà e dell’onestà. Forse metterci la faccia, non basta.








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