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Cultura - SocietàStefania Castella

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27 Dicembre 2014
Ti si legge negli occhi
di Stefania Castella



Ti si legge negli occhi
Tutto passa dagli occhi

Che cosa cambia a venti, trenta, quarant'anni. Un abisso. Fino a vent'anni la famiglia è un perno, una telefonata da fare quando resti a secco con la benzina, un consiglio da chiedere quando hai bisogno. Una lacrima d’amore e piccoli segni sul viso, che con un’ora di sonno scompaiono. Il giorno dopo è un giorno in più, tutto passa. A vent'anni niente ti si legge in faccia, e dopo la famiglia la rete degli amici ti si stringe intorno, non ti lascia, non ti fa sentire solo mai. Ti senti protetto, ti senti invincibile, a qualunque ora del giorno e della notte, sai che ci saranno, sempre. Poi passano gli anni, cambiano le vite, la scuola non c’è più, ci sono gli orari di lavoro, quel sempre, diventa ogni tanto, poi svanisce. Presi dagli affanni, figli, impegni, la rete che ti proteggeva si allarga sempre più, troppi buchi che non si colmano con altri affetti, con altre facce, con altre quotidianità. TI mancherà sempre qualcosa che hai perduto per strada. Le lacrime d’amore saranno quasi svanite, sei nel mondo dei maturi, si piange per altro. Ti mancherà la sofferenza amorosa, pensandoci, ti chiedi persino perché si piange a vent'anni per amore. Sarà fisiologico. Provi a chiamare un amico di notte, per raccontargli cosa hai, ti risponderà, se ti risponde, che non è quella l’ora per sentirsi. Dopo i trenta, tutto quello che senti, che vivi, che pensi, ti si pianta direttamente dal cuore alla faccia. Cominci a guardarti con la testa piegata da una parte, e poi dall'altra, a volte non ti riconosci. Tutto quello che hai visto, vissuto, tutte le lacrime, tutti i piccoli e grandi dolori si sono creati micro spazi, lì, intorno agli occhi, in mezzo alla fronte, intorno alle labbra. A un certo punto non sei tanto avanti da doverti “restaurare”, ma non sei tanto giovane, da poterci dormire su, e svegliarti fresca come una rosa. Ore su ore, che non bastano mai, e correttori che mandi al diavolo che magari non li fanno più come una volta. Non funzionano più. Insieme al collagene, non ti si forma più la leggerezza sulla faccia, quella che, bastava tirare giù la testa e poi di colpo su, per cambiare in un attimo pensieri, espressioni e tutta la vita intera. Ti ci vorrebbe un lifting, si, ma non solo della faccia del cuore forse. “Quello che le donne non dicono” … Scriveva Ruggeri, e cantava la Mannoia, quello che non dicono, forse se lo scrivono dentro, e prima o poi si leggerà attraverso il bagliore del trucco, dietro le ciglia. CI vorrebbe una chirurgia dell’anima, per liftare ogni dispiacere, per stendere ogni minima incrinazione da infelicità piccola o grande. O forse solo voltare lo sguardo e le spalle, forse a quaranta, come si faceva a venti. Forse cercando quello che fa stare bene veramente, smettendo di coprire inutilmente la faccia e le ferite, senza alimentare nessuna piega nessun dolore, solo dandogli lo spazio per scivolare via. Prima di buttare via l’ennesimo fondotinta, pensando che non funzioni più, chiedetevi se la luce che non vi dà, è solo perché quella luce viene da più in fondo. Dalla vera estenuante vittoria su noi stessi, le nostre stanchezze, le nostre rassegnazioni. Rimettiamoci in moto, risvegliamo nuovamente quell’amica che non ci ha risposto, ci manderà al diavolo, e ci verrà da ridere, a quaranta come quando ne avevamo venti. Riprendiamoci le nostre forze, nessun chirurgo potrà sistemare le nostre ferite, e la nostra anima, come noi. Ricordiamoci, che è tutto scritto negli occhi, e magari non è poi così male.








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