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Cultura - SocietàStefania Castella

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02 Gennaio 2015
Liberati dal male
di Stefania Castella



Liberati dal male
sentiamoci liberi di essere

Gli esperti danno un nome a tutte le cose. 

Questo è un po’ rassicurante, c’è una risposta per ogni cosa apparentemente, e una risposta ad ogni sintomo. Certi sentimenti difficili da gestire, hanno bisogno prima di tutto di essere riconosciuti, di avere un ruolo e una posizione. Nel ricordo, nella memoria, nell'oblio spesso ci sono indizi che vanno al di là di ciò che concepiamo. Innescare un ricordo, andare a cercarlo, molto spesso ci leghiamo ad esso, piacevole o doloroso che sia, e a tutto quello che ce lo riporta alla memoria. Quel maglione logoro che indossavamo alla tesi, quella borsa mezza rotta che neanche ci piace, ma che non riusciamo a gettare via, dentro c’è ancora magari il biglietto di un treno preso una volta, tanti anni fa. Non riusciamo a lasciare andare via certi oggetti, ci ricordano tanto, e gli psicologi ci lasciano fare: “se una cosa vi porta un ricordo che vi fa bene, non cestinatela” dicono. Non parliamo di patologie, di accumulazioni seriali ossessive per le quali esiste una specifica terminologia (difficile quasi da pronunciare) “disposofobia”, che fa accumulare fino a rendere qualunque convivenza impossibile. Parliamo di piccoli oggetti che teniamo, e pochi, perché pochi sono i ricordi veramente importanti da tenere. I simboli del nostro vissuto senza i quali ci sentiremmo persi, come coperte di Linus per i bambini, restano anche da grandi.

 

Quando invece sono persone quelle dalle quali non riusciamo a liberarci, allora per quello non esiste una parola degli esperti. Malattia, droga, ossessione. Certe forme di amore, spesso sono trappole delle quali non riusciamo a fare a meno, e non ci fanno bene come ritrovare il vecchio pullover nell'armadio. Trattasi di forme di violenze che imponiamo a noi stessi, dipendenze dolorose, senza le quali ci frana il terreno sotto i piedi. Scivolare nella dipendenza affettiva significa spostare l’attenzione da noi stessi all'altro costruendo una gabbia senza più prospettiva di fuga, con pareti innalzate da noi stessi, che si riempiono solo di patologici stati d’animo negativi per tutti. Quando non c’è più qualunque fondamento d’amore, che vuole reciprocità, quando un soggetto è talmente debole da pensare di non poter valere senza l’altro, quando crede che i propri bisogni possano essere messi da parte si diventa “donatori a senso unico”. Non è più una forma d’amore ma solo un dolore che inevitabilmente distrugge entrambe le parti, sia chi dona che chi riceve che non è più in grado di rispondere ad una forma di bisogno amoroso incolmabile.

 

Essere autonomi è l’unica via. L’amore non è incontro di due metà, ma di due unità che devono essere abbastanza per sé stesse prima di essere per l’altro. La paura è il filo sottile che tiene stretti noi stessi e il senso di vuoto da ogni separazione, e scivolare velocemente dalla felicità per il sentirsi una cosa sola, alla profonda inutile sensazione di malessere al pensiero del distacco, è una realtà spesso difficile da distinguere. Dipendenza è la parola chiave che riguarda una percentuale altissima di individui, la maggior parte di sesso femminile, senza distinzione d’età, con spesso trascorsi di dolorose anaffettività, o comunque con situazioni che hanno comportato un adattamento al bisogno d’amore, rimasto magari non riconosciuto, che hanno dovuto limitare aspettative e bisogni, che sono diventate, da adulti, vuoti d’affetto incolmabili. In questi scorci di inizio d’anno la parola chiave per tutto questo, dovrebbe essere il contrario, “Indipendenza”: dagli umori, dagli amori mancati, indipendenza da tutto quello che vampirizzandoci, ci toglie aria, ossigeno, e qualunque visuale del futuro. A capodanno si buttano via le cose vecchie, si dice, se non lo abbiamo fatto, bene, teniamo le cose che ci fanno stare bene, ma liberiamoci del resto, liberiamoci da tutto quello che abbiamo tenuto per troppo tempo a prendere polvere inutilmente.

 

Liberiamoci da tutto quello che ci opprime, liberiamoci dal male. I ricordi devono farci bene, le persone che ci circondano, anche.








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