 | | Shiloh con i fratelli e il papà |
Credetemi capirei se pensaste “Cosa interessa a noi di quei due, ora?”. Ma rispondo immediatamente, che l’argomento che tratterò riguarda in parte due molto famosi personaggi, ma si allarga toccando molti, anzi tutti noi.
Trattasi della coppia Brad Pitt e Angelina Jolie, i loro figli, in particolare una dei sei, e delle polemiche scatenatesi tutt'intorno. Alla prima del film della Jolie “Unbroken” , per l’esattezza, è accaduto il fatto che ha alzato un polverone, quando la piccola Shiloh Nouvel, figlia naturale dei due, di otto anni, ha posato per le foto di rito, vestita come i suoi fratelli, o meglio più o meno come suo padre. Camicia bianca, completo scuro dal taglio impeccabilmente sartoriale (maschile) capelli gelatinati corti, come papà insomma un bellissimo maschietto all'apparenza. La polemica? Il fatto che per i media americani, la signora Pitt, non stimoli la parte femminile della bimba incoraggiandola nel suo stile: “Abbiamo deciso di assecondarla tagliandole i capelli e vestendola da ragazzo”, dice la Jolie a chi la intervista, e chiarisce che non è una novità, è un po’ che la bimba, preferisce assomigliare e giocare come i fratelli, piuttosto che come le comuni rosee femminucce: “chiede di essere chiamata John”. E giù litigi con la nonna paterna, che pare abbia spedito prontamente alla nipotina miriadi di vestitini principeschi, e che abbia finito solo con lo scatenare la rabbia della madre della piccola. Anche nelle famiglie più in vista, le liti familiari, si assomigliano un po’ tutte. La questione capirete quindi, non è ristretta al cerchio dei due famosi, ma riguarda un po’ tutti noi, e l’educazione che impartiamo ai nostri figli.
Quanto conta abituare i nostri cuccioli all'utilizzo di giochi divisi per ordine sessuale, in maschi e femmine? In che modo li condizioniamo? E’ giusto vietare la macchinina o magari i soldatini da mettere in fila alle femminucce, e la carrozzina al maschietto, o forse è giusto lasciarli sperimentare con sotto sotto il timore di vedere sessualità che non ci sembrano in linea, come se cambiare pannolini non fosse abbastanza da maschi, o giocare a fare il supereroe non fosse troppo da principesca femmina. Gli esperti prima di chiarirci che la sessualità non andrebbe in alcun modo condizionata, ci ricordano che non si manifesta sicuramente sempre e solo con l’abbigliamento o con l’uso di una bambolina in più. Il caso della piccola Shiloh, ad esempio, potrebbe essere semplicemente il sintomo di una semplice forte ammirazione paterna, niente di patologico, anche solo un capriccio, la voglia di sentirsi un po’ diversi dagli altri, o al contrario sentirsi un po’ più simile ai fratelli.
Cose che passano, e se non dovessero passare, da accettare senza alcun dramma. La logica vorrebbe che si lasciasse semplicemente i piccoli scegliere, senza caricarli di tutto quello che è il nostro timore, pensiero condizionamento, preconcetto, lasciare loro la libertà dell’istinto, che poi si perde via via con l’età. Inutile e dannoso vietare ad un maschietto di esprimere una passione concepita come femminile come la danza, o impedire ad una femminuccia di pensare ad un mestiere prettamente maschile, come fare l’astronauta (ci sono bellissimi esempi attualmente, come donne nello spazio!) vietare crea solo danni. Come il preconcetto che vede la femmina solo e necessariamente dolce, remissiva, e il maschietto forte, l’ometto che non deve piangere o mostrare debolezza Soprattutto vietare senza spiegare, senza chiarire prima a noi stessi cosa stiamo insegnando o scegliendo per loro. Qualcosa si muove in Europa, a proposito dell’argomento, in Svezia ad esempio i cataloghi dei giochi sono pieni di maschietti che cucinano e cambiano pannolini, e femminucce che guidano aeroplani e robot, secondo la regola che i giochi “sessisti” limitano a schemi rigidi e discriminanti. Il “genere neutro” insomma che aiuta a crescere senza costrizioni, come in Francia dove si cerca di introdurre un’educazione con ispirazioni “gender” (senza differenze sessuali). Linguaggi “unisex, senza pronomi distintivi “lui” “lei”.
Quanto ci sarà di giusto se la verità in fondo è sempre nel mezzo? Sarà così moderno eliminare? Eliminare i generi, eliminare le differenze, o cercare una via di mezzo ricordando che le diversità aiutano il confronto, e forse sotto sotto sono il perno principale dell’esistenza stessa? Lasciamoli semplicemente liberi, liberi di essere quello che sentono di essere, liberi di sperimentare senza preconcetti, solo così saranno adulti senza schemi mentali, adulti consapevoli di sé stessi, della propria sessualità.
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