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Cultura - SocietàStefania Castella

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13 Gennaio 2015
L'elisir di lunga vita? più scienza che fantascienza
di Stefania Castella



L'elisir di lunga vita? più scienza che fantascienza
una scena di
'La morte ti fa bella'

Se avete visto il film del '92 “La morte ti fa bella”, strepitosa commedia “nera” di Robert Zemeckis, (un premio oscar per gli effetti speciali) capirete un po’ di più dell'argomento che state per leggere.  

La trama? Due amiche - nemiche (straordinarie Meryl Streep e Goldie Hawn) si dividono l'amore di un timido Bruce Willis, a colpi bassissimi. Una lo sposa, l'altra lo ruba alla nemica. Narcisiste e ossessionate dalla bellezza e dalla competizione, rifuggono nelle mani di una "Guru" custode dell'elisir di lunga vita e giovinezza eterna, devono fare i conti però con un involucro eterno che a poco a poco si va sfaldando, come dirà la custode dell'ampolla, un’affascinante Isabella Rossellini: “trattate bene il vostro corpo, vivrete con lui per tanto tempo". Ci saranno una serie di situazioni esilaranti, e "noir". Il leit motiv, "la vita eterna".

 

Roba da fantascienza filmografica? nient'affatto. Scienza, più che mai reale. Quello che sembra una vana fantasia in realtà, è qualcosa che riguarda veri e seri studi portati avanti da equipe che si impegnano a ricercare le possibilità di raggiungere questa eterna ambizione. Immaginiamo laboratori angusti con cervelloni strani, in mano pozioni magiche, in realtà trattasi di eminenti scienziati, esperti di codici genetici che lavorano assiduamente sull'invecchiamento cellulare raggiungendo risultati che sono stati utilizzati per attenuare gli effetti di alcune malattie relative proprio al deperimento delle cellule. Attrezzatissimi laboratori intorno ai quali circolano svariati milioni di dollari. L’Italia è una delle eccellenze nel campo, terza nel settore della biotecnologia, in Europa, dopo Germania ed Inghilterra, con un numero molto alto di aziende impegnate e forte fatturato.

 

Fa gola a tutti avere l'opportunità di mettere le mani su qualcosa di assolutamente impensato fino a poco tempo fa. Sarebbe la scoperta delle scoperte, così in palio, per l'equipe che riuscirà a trovare il sistema per riportare indietro le lancette dell'orologio biologico, ci sono enormi encomi e certamente enormi ricompense. Da Craig Venter, a capo del laboratorio "Human Longevity" scienziato noto per il “Progetto genoma umano", al biochimico e gerontologo, Audrey de Grey, partendo e prevedendo di ricreare sequenze del genoma muovendosi da quello degli ultracentenari, si mette in conto di riuscire ad avere tra le mani qualcosa di concreto tra meno di trent'anni. In particolare Audrey de Grey, barba lunghissima e aria più da hippy che da studioso serioso, fondatore dell'M Prize (dove M starebbe per Matusalemme, e probabilmente anche per “milion” data la cifra che ruota intorno al progetto) coautore della fondazione che mette in palio quelli che sono ormai divenuti quasi cinque milioni di dollari, per chi riesca a trovare il sistema per ringiovanire topini da laboratorio di almeno vent'anni. Il presupposto si basa sulla convinzione che se le macchine tenute bene, possono resistere nel tempo, anche l'uomo che altro non è che una macchina nella sua perfezione o imperfezione, tenuto bene, può superare qualunque barriera anche quella della morte.

 

Le malattie però, come dovremmo metterla con la battaglia perpetua contro colossi inestirpabili come il cancro o l’Alzheimer? Il problema è proprio questo, se pure eterna la nostra vita, dovrebbe fare i conti comunque con l'avanzare di bombardamenti inevitabili. E l'invecchiamento cellulare, e lo studio dei cromosomi, le mutazioni, responsabili del cancro come di altre patologie gravi, è il neo, sul quale si lavora più assiduamente. L’idea sarebbe riparare i danni che avvengono continuamente prima che raggiungano il livello della patologia. Ma guarire un tumore vorrebbe dire assicurarsi la longevità? O magari solo veder aumentare altri tipi di malattie ugualmente gravi e debilitanti? Studiare farmaci che rallentino l'invecchiamento cellulare, e terapie che si propongono di riportare indietro nel tempo rinnovando le cellule, vorrebbe dire ricominciare ogni 20 o 30 anni, a somministrare cure per rallentare ogni volta l'avanzare del tempo, sperando di volta in volta che la scienza abbia compiuto nuovi passi sulla sconfitta di ogni malattia degenerativa.

 

Un sogno impossibile solo all'apparenza, a quanto pare. Ci sono molti ultra centenari, materia di studio i cui geni si cerca di replicare per superare la fatidica soglia dei 120 anni (età massima mai raggiunta) per fare di noi degli esseri che possono vincere tutto anche la fine del tutto. Ma come diceva il protagonista del film con il quale abbiamo aperto questo pezzo: “L’elisir di vita eterna?” " E se poi mi annoio?". Che dire.. ai posteri, magari super centenari, l’ardua sentenza.








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