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Cultura - SocietàStefania Castella

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15 Gennaio 2015
Non diamo i numeri. La matematica? Femminile singolare
di Stefania Castella



Non diamo i numeri. La matematica? Femminile singolare
la matematica, una
questione anche femminile

“La matematica non sarà mai il mio mestiere” cantava Antonello Venditti, era un uomo, evidentemente secondo gli esperti, uno dei pochi a pensarla così. Secondo i dati, ma secondo soprattutto convinzioni radicate nel tempo, la matematica, sostantivo femminile singolare, ha di singolare sostanzialmente solo il fatto di essere femmina esclusivamente nel nome. Il retaggio culturale diffuso nei secoli, è che i maschi siano predisposti per le materie scientifiche e le femmine più propense per applicarsi sulle materie umanistiche. Questo concetto ha prodotto nel tempo, conseguenze negative difficili da superare, molte delle quali hanno come risultato, la rinuncia delle ragazze di fronte a questioni di calcolo, ancora prima di cominciare. L’educazione impartita da noi genitori, l’ambiente in cui i ragazzi crescono, hanno una preponderante valenza. Cosa c’entra? C’entra eccome, pensiamo ai regali che facciamo ai nostri figli ad esempio, ci viene naturale pensare a costruzioni o macchinari meccanici per i maschietti, bamboline per le femmine, mentre i primi aiutano allo sviluppo di un pensiero logico, presupponendo un certo impiego mentale, l’altro gioco non ha la stessa finalità. L’educazione, non le specifiche funzioni cerebrali etichettano scelte e attitudini di maschi o femmine. Quattro anni, è l’età in cui si forma l’identità di genere, importante sapere che alcuni atteggiamenti possono essere fondamentali per discriminare o privilegiare. “A mio fratello regalavano i videogame, a me bambole” non è un caso evidentemente che a dirlo sia Randy Zuckerberg, la sorella del più famoso Mark, co-fondatore del social più gettonato, Facebook, che di calcoli matematici si intende eccome. Intanto i dati OCSE (PISA 2012) raccogliendo performance di ragazzi e ragazze dai quindici anni, con le stesse potenzialità, chiarisce che i ragazzi battono le compagne di almeno undici punti, diciotto addirittura, in Italia. Smentita la teoria (del 2005 promulgata dal rettore di Harward Lawrence Summers) secondo la quale la predisposizione al calcolo fosse una questione di cromosomi e quindi tendenzialmente vantaggiosa geneticamente per i maschi, oggi sappiamo che le ragazze di  fronte a questioni scientifiche fanno un passo indietro penalizzandosi da sole. A prescindere dalle conoscenze, condizionano se stesse pensando che non ce la faranno mai, sono prese dall'ansia che sventa ogni tentativo di razionalità. I colleghi maschi, hanno un approccio meno condizionato. L’eccezione che conferma la regola, la vincitrice della medaglia Fields, (una sorta di Nobel per la matematica) 37 anni, mente brillante, minuta sguardo profondo, femmina. Maryam Mirzakhani, matematica iraniana e professoressa della materia medesima, alla Stanford University. “Molti studenti” racconta, nell'unica intervista concessa, “non danno a questa materia alcuna possibilità. Ho studiato male i numeri per tanti anni anch'io, non ero interessata. Senza entusiasmo la matematica appare fredda distante. La bellezza si rivela a chi la insegue con pazienza. Ho scoperto che è divertente, come risolvere un puzzle, o un giallo”. L’essenziale è anche trovare insegnanti motivati e incoraggianti. In Italia, la percentuale di ragazze che studiano materie scientifiche, è comunque, stranamente a dirsi, dopotutto, una delle più alte in Europa, eppure non si prosegue. I lavori in campo scientifico sono prevalenza perlopiù maschile, i settori informatici anche, come se le donne si fermassero un attimo prima, prima di un dottorato, prima di buttarsi in un’avventura che sentono appartenerle meno, per ripiegare verso obiettivi più facili. Ecco dove può arrivare l’insegnante, nel momento in cui l’incoraggiamento può fare la differenza. Battere il Senso di inadeguatezza e la poca fiducia nei propri mezzi, per fare il salto di qualità. Le conquiste, ottenute in secoli di emancipazione da lotte senza sosta, sono ancora tante evidentemente, soprattutto conquiste interiori, convincimenti personali, che vogliono dire “ce la posso fare”. Una bella scommessa puntare in alto sapendo di avere i mezzi per arrivarci. In fondo come dicono le esperte nel campo “La matematica, è femmina, e anche divertente”. Per concludere lascerei la teoria che ha convinto la giovane insegnante premiata, a tralasciare l’obiettivo della scrittura, per la matematica, la teoria di Gauss (formulata dallo studioso alle scuole elementari), sul modo di calcolare velocemente la somma dei numeri naturali da uno a cento. “Me la fece scoprire mio fratello, mi appassionò, la trovai assolutamente affascinante”. Mentre scrivo sto provando a calcolare, (potrei essere un’altra eccezione che conferma la regola) almeno solo per capire se ci sia veramente qualcosa di così affascinante.








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