 | | clochard |
Al caldo di casa, certe cose non te le puoi spiegare. Perché qualcuno dica: “E’ una scelta” e sai che non può essere così, almeno non è per tutti così. È troppo freddo per scegliere, troppo freddo per esserne felici, freddo che un cartone e un giornale non possono essere una scelta, se vuoi pensare di sopravvivere un’altra notte ancora.
Andrea, la cui esistenza è diventata nota a tutti noi da poco, di freddo ne deve aver sentito parecchio. Non solo ora che vive e dorme sotto i portici di Piazza San Babila a Milano, probabilmente faceva più freddo quando restava orfano di mamma e papà e non aveva più di sette anni. Freddo quando ha cercato di sopravvivere, essere qualcosa, qualcuno, mentre studiava, lavorava e “amici non ne ho, ho passato tutto il tempo a studiare e lavorare” fin quando lavoro c’era. Andrea ha 28 anni, una laurea in giurisprudenza, un diploma al conservatorio suona il trombone. Andrea ha un cappotto, il viso dai bei lineamenti sbarbato, una ventiquattrore, ricordo di quando lavorava, probabilmente dentro però non ci sono documenti, c’è un maglione pesante e una camicia: “mi sono laureato nel 2009, ho studiato, lavorato. Ho iniziato a 20 anni in una società che produceva cartucce, poi sono stato assunto da una multinazionale. Quando è fallita (non so se avrò mai una liquidazione) ho perso tutto, vivo per strada da maggio del 2014.
Qui vincono gli istinti primordiali, sfamarsi, dormire, coprirsi”. Ce ne sono tanti come lui, tanti, e raccogliere parole e storie di ognuno è vero dolore. Non c’è niente di poetico nel dormire per strada, quando ti chiamano clochard invece che barbone o senza tetto, il freddo non è meno freddo.
C’è un ordine meticoloso però, in ognuno di loro di comune, nell'iniziare la giornata presto, quando cerchi di rubare due ore di sonno a una stazione: “Mi alzo alle cinque e mezza, lo faccio per rispetto dei viaggiatori dobbiamo liberare la sala” Gianni è finito per strada dopo una malattia separato dalla moglie non ha più un tetto, non ha lavoro, non ha che sé stesso. Diventare un’ombra è questione di attimi. Lo spiegano tutti, lo percepisci. Una separazione, una malattia dalla quale ti salvi e vieni fuori come Daniele, dopo mesi di ospedale senza più nulla. Succede, non tutti scelgono la via della strada per sentirsi liberi, tanti vorrebbero lavorare e la frase comune è “alla mia età…” Tanti sanno che senza avere un posto dove stare, senza avere un bagno dove sistemarsi, anche un colloquio di lavoro non ha chance. E la strada diventa un approdo dal quale difficilmente si riesce ad uscire.
Essere trasparenti agli occhi degli altri questo li addolora, quando si muovono come fossero fogli di giornale tra i passanti. Rispetto, chiedono rispetto. I gesti, tutti uguali: “piego i cartoni e quelle coperte. Metto tutto sulla panchina nessuno tocca niente”, c’è rispetto e solidarietà tra chi guarda la strada dallo stesso punto di vista. A volte per pudore noi passanti non guardiamo e il nostro sguardo assente è ancora peggio. La dignità, è un valore che tutti vogliono preservare e quando sei disteso su una panchina a guardare i piedi della gente che corre qua e là, ti senti vergognosamente di peso.
Andrea è solo l’ultima storia di tante altre storie dolorose che appartengono ai nostri giorni. Difficoltà che nella vita accadono ma che a volte tutte insieme mettono in Croce senza alternativa. Non avere nessuno, lo stesso Andrea racconta di non avere parenti: “se ne ho, non li ho mai conosciuti”. Come lui tanti non hanno ponti e collegamenti, e non sono solo stranieri. Molti si vergognano e nascondono persino ai familiari la loro condizione. Molti escono dalle mense della Caritas ordinati, sistemati e sono i “Nuovi” in buona parte padri separati che hanno perso il lavoro che si arrabattano per pagare gli alimenti, per aiutare i figli.
Quest’anno per il suo compleanno Papa Bergoglio ha voluto si distribuissero sacchi a pelo per i clochard. Chi li ha ricevuti si è sentito considerato come non mai. I gesti più semplici mancano, i gesti che fanno sentire di esistere, mancano. Giovani e meno giovani a dividersi le fredde notti e spesso la neve delle nostre città. Invisibili: “Il vero barbone è quello che non chiede niente che fruga nei cestini, che fuma i mozziconi”. Molti non vedono che la strada nel loro futuro. Qualcuno è vero, probabilmente, ha scelto, questo è, di solito, quello che usa il nostro cervello per difendersi dall'idea, dalla paura, dal dolore che affrontiamo quando li pensiamo. Si forse qualcuno sceglie, qualcuno non si sente barbone, ma libero. Se solo le notti fossero meno fredde e l’inverno non fosse così infinitamente gelido, queste vite sembrerebbero meno deragliate eppure si fatica comunque a trovarvi un che di poetico…
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