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Cultura - SocietàStefania Castella

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24 Gennaio 2015
Padri e figli nel nome dell'amore
di Stefania Castella



Padri e figli nel nome dell'amore
Padri e figli

Succede. Sta succedendo. Succede che il blog di un uomo, non un uomo qualunque, ma un amministratore delegato di un’autorevole società di software, si apra con la frase: “perché ho lasciato il lavoro migliore del mondo…” per fare il padre. Succede che il New York Times dedichi un articolo e tutta l’attenzione alla storia di un alto dirigente di una grossa società, che ha chiesto 6 mesi di congedo per “imparare a fare il padre” e aiutare la moglie a riprendere il lavoro di insegnante. Cosa succede? Succede che qualcosa cambia. In Islanda i padri hanno diritto a tre mesi di permesso di paternità, retribuiti. In Italia la legge prevede tre giorni a casa (senza decurtazione dello stipendio) entro i primi cinque mesi del bimbo, per alternarsi con la madre, un congedo che però ancora pochi sfruttano. Al di là dei numeri comunque sia, pare avviarsi una vera paterna rivoluzione. Perché che la legge agevoli o meno che sia complicato o meno causa crisi, fuori dalle scuole il dato di fatto è palese, e non solo fuori dalle scuole. I papà fanno la fila dal dentista, aspettano la fine dell’allenamento del calcetto e molto più di quanto succedeva un tempo, riempiono gli ultimi banchetti liberi, magari in un angolino defilato, per vedere emozionati la recita dell’ultimo anno.

 

Quanto amore ci sia dietro gli sguardi da duro, quanto sia dolce lo sciogliersi di un abbraccio un po’ impacciato (diciamoci la verità le manifestazioni d’affetto imbarazzano un po’) e quanto sia importante per un figlio guardare l’ombra da gigante del papà al loro fianco, lo scopriamo oggi che crollano tutti i vecchi schemi su cui un tempo si reggevano le famiglie classiche.

 

Un tempo era impensabile, soprattutto per questioni primitive mentali, affiancare la madre nelle incombenze, oggi, il punto di vista e la responsabilità della propria figura è ben chiara, gli uomini capiscono quanto la loro struttura sia fondamentale per i piccoli. Sebbene il lavoro domestico sia per i tre quarti ancora in mano alle donne, il coinvolgimento maschile pare essere veramente lodevole. Circa l’85 % dei maschi, crede nella propria figura genitoriale, nell'incisività che rappresenta, partecipa attivamente alla cura e all'educazione filiale, e udite bene, il 91% ritiene assolutamente normale cambiare pannolini, preparare pappe e biberon. Lo zoccolo duro dei reticenti per cui “sono cose da donne” è in netto calo, e la scienza pone un’ulteriore conferma con il risultato di uno studio recente. Secondo le conclusioni della ricerca, nell'uomo, come nella donna, avviene un cambiamento ormonale, nel momento in cui si verifica il concepimento di un bimbo. Se nelle donne aumentano i valori di ormoni come testosterone, progesterone, cortisolo ed estradiolo, atti a tenere vigile e alta la tensione e l’attenzione, nell'uomo calano allo stesso modo quasi gli stessi: estradiolo e testosterone, in modo che lui si renda più “morbido accogliente, meno aggressivo”. Insomma la natura che predispone alla paternità. Un passo avanti della ricerca che aveva in verità già individuato un cambiamento maschile sotto forma di sintomatologie tipicamente femminili. La depressione ad esempio, in una bassa percentuale, ma presente, chiamata comunemente “sindrome del capofamiglia”. Un tempo veniva associata ad una reazione dovuta al sentirsi escluso dal binomio madre figlio, si credeva fosse uno stato d’animo passeggero e motivato dal momento, dalla frustrazione di sentirsi messo da parte, oggi sappiamo che in realtà è una risposta fisiologica ormonale, e che i mutamenti avvengono non solo dopo il parto ma anche durante la gestazione. Disturbi del sonno, nervosismo, calo del desiderio, cose alle quali noi donne eravamo più o meno consapevolmente abituate, cose che ora sappiamo non riguardano soltanto noi ma anche i nostri compagni. Un po’ come avveniva in alcune lontane tribù, in arcaici riti tribali in cui i futuri padri simulavano per tutta la sua durata, la gravidanza, accompagnando la loro compagna fino al momento delle doglie in una partecipazione empatica totale. Non chiediamo questo, ma sapere che la natura abbia predisposto il papà a ricevere il bambino così come la mamma, cambia molti punti di vista, in bene. Il senso di protezione paterna, l’innegabile intesa che può creare col piccolo, sono momenti essenziali sia per il figlio, che per il padre, e perché no, anche per la madre carica di responsabilità e spesso sotto pressione. Il mondo della scienza lo ha studiato, il mondo del lavoro se ne accorge ora, padri e figli hanno da recuperare tanto tempo perso dietro mille stereotipi, responsabilità, occupazioni.

 

Un figlio ti cambia la vita, e non c’è bisogno che lo dica la scienza quanto non farà della tua vita una vita migliore, ma quanto farà di ogni genitore una persona migliore.








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