 | Virna Lisi in Va dove ti porta il cuore |
Il cielo è tutte le sfumature del blu, dall'azzurro all'indaco. Un’immensa pesante coperta da togliere il fiato, prima che rovesci scrosci di acqua tutto è fermo, immobile. È freddo, anche se solo qualche giorno fa dicevamo “la candelora, dall'inverno semo fora” e i detti antichi, dice mia nonna, non sbagliano mai. Saremo anche fuori dall'inverno per la felicità di tutti i meteoropatici, ma non ce ne siamo ancora accorti. È freddo, da sentirlo in ogni angolo del corpo, freddo che ti vengono alla mente certi ricordi di inverni tiepidi per cui pensi che non è mai stato così freddo. Perché i ricordi ti fanno sentire il calore che hai perduto, e allora forse non è che una questione di età, magari da giovincello non sentivi il gelo. Neanche quello che entrava dagli infissi malandati delle case di una volta, che qualcuno (sempre una nonna di solito) entrava coraggiosa dal balcone (la mia metteva i panni fuori anche a zero gradi e pioggia o neve era uguale) e vedevi soffiare nelle mani rosse un “Cuor e Gesù, com’ è fridd’”, ma non usciva che calore da quel fiato. Altro che tecnologici termosifoni, magari c’era una stufetta da portare in giro per le stanze, e come alimentata a voglia di scaldare e affetto, scaldava veramente.
Certe volte il freddo e il cielo portano ricordi e suggestioni, e pensi che non ci facevi mica caso a quando non ti mancava niente, perché non avevi niente, e quel niente ti bastava. Quell'età in cui vuoi andare e non ti accorgi di chi ti rincorre. Quell'età di mezzo come l’ha chiamata un professore, quell'età in cui passi come un bulldozer sopra qualunque cosa, affetti, parole, discorsi, esempi. Tutti ti sembrano troppo vecchi per dire cose sensate, tutti ti sembrano troppo. Hai una cosa sola nella mente: andare avanti, oltre, saltare sui discorsi, sulle ramanzine. Poi di colpo ti ritrovi grande e senti quant'è vuoto veramente, il vuoto. Altro che “bamboccioni”, di chi ha il coraggio di mollare tutto e andare ce ne sono tanti, vanno a costruire una parvenza di domani e non dicono a nessuno, “però com'era ieri”. Ci vuole un bel coraggio a ricordare. Viene in mente il bellissimo “Va’ dove ti porta il cuore” dove la durezza dell’adolescenza si scontra con l’armatura fragile dell’età che avanza, e i rapporti non restano che sospesi in silenzi, in viaggi senza ritorni e la grande autrice Susanna Tamaro fa dire all'anziana protagonista di un diario quotidiano alla lontana nipote “esiste qualcosa di più terribile di un ritorno che non riesce a compiersi?”. Il bellissimo volto struggente di malinconia di Virna Lisi meravigliosa attrice scomparsa da poco, ne impersonava la protagonista al cinema. Come non ricordarlo.
Ci sono momenti in cui il ricordo ti infastidisce e non c’è il tempo del dialogo, e momento in cui di certi fili che hai tagliato ne hai bisogno. Ci sono momenti in cui il tempo dovrebbe lasciarti il tempo di riflettere. Bisognerebbe sapere che, quando hai la voglia sfrenata di andare, domani magari, avrai la stessa voglia sfrenata di tornare indietro. Chi hai di fronte in certi momenti della vita ti sembra un freno alla libertà, eppure non è sempre così, e se fosse sempre il tempo del dialogo forse, non peserebbero neanche le mancanze. Così anche se non ci credo dico “ok hai ragione tu è finito l’inverno” perché come dici tu i detti antichi non sbagliano mai. Ci credo, perché, ci voglio credere.
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