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Cultura - SocietàStefania Castella

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28 Febbraio 2015
Clara Sanchez, il nuovo libro e la felicità di essere se stesse
di Stefania Castella



Clara Sanchez, il nuovo libro e la felicità di essere se stesse
la scrittrice Clara Sanchez
Del non amore, non dirò, sembrerebbe eccessivo. Non distruggerò nessuna favola, e nessun castello ma dirò quello che penso e racconterò che non sono la sola a pensarla così. Leggendo della sua vita, passi di interviste, punti di vista, scorgo che la grande scrittrice spagnola di Guadalajara cresciuta a Valencia e in realtà in giro per il mondo, la pensa più o meno come me, e come tante probabilmente.
 
La sua ultima storia si svolge intorno all'eleganza di una multinazionale di vetri, specchi e scalate al potere, una protagonista, Emma, col cuore infranto che si butta a capofitto nel lavoro, e incapperà in una serie di traversie dipinte a tratti quasi in ritmi da thriller. Punto focale, storie da ufficio, prepotenze, frustrazioni, verità celate, pericolose da affondarci. Tema, l’amore come filo che si srotola sottile e sotto traccia, perché tra queste pagine e la mente dell’autrice il punto di vista sull'amore, è il punto d’incontro che butta giù parecchie torri del desiderio da favola. Orchi principi e castelli (in aria) incantati, tutto attuale e passato sotto la lente della vita quotidiana. Tutti realisticamente vivi (e realmente incrociati dall'autrice nelle esperienze lavorative) con le sembianze di capi, colleghi, impiegati.
 
La scrittrice, pluripremiata è Clara Sanchez, l’unica ad aver vinto i tre premi più importanti in Spagna per la letteratura: come l’Alfaguara, il Nadal e ultimo più recente, il Planeta. Tra i suoi titoli, sempre molto evocativi (e spesso fuorvianti) quello che le ha dato fama mondiale è sicuramente "Il profumo delle foglie di limone" dalle cui pagine venivamo trascinati nella mostruosità dell’olocausto. Proprio in questi giorni per Garzanti esce l’ultimo romanzo "Le mille luci del mattino", parlando del quale, l’autrice si sofferma sul nostro incipit iniziale. L’importanza dell’amore ma soprattutto di sé stesse. Con una protagonista, per l’appunto Emma, delusa dall'amore, con la testa sulle spalle, pronta ad affrontare il mondo per realizzare le sue ambizioni. Punto dolente quello dell’ambizione femminile, perché non è facile ambire e dimostrare la volontà di ambire a qualcosa che valga per "uso proprio" . Giù il muro delle illusioni, senza vietare alle minori queste parole, e quello che diremo sull'amore, o forse si, in modo che coltivino i loro sogni comunque. Diciamoci tutta la verità, e la verità è che cresciamo in una determinata maniera, che determina la nostra "maniera".
 
Cresciamo per l’altro, che sia fidanzato, compagno, marito, e anche figlio, cresciamo per donarci. Senza l’altro valiamo di meno, come se avessimo intrapreso un percorso a metà. Noi stesse spesso riconosciamo il nostro valore, solo in base a quello che possiamo fare per chi abbiamo intorno. Attraverso gli occhi dei nostri compagni, mariti, figli, ammettiamo di essere, senza non riusciamo a riconoscerci un’identità. Permettiamo al mondo intero di frenare quella che chiunque dovrebbe coltivare come la propria "ricerca della felicità". Sembra pura cattiveria ma la verità è che il più delle volte "Gli affetti, ci prosciugano" dice la scrittrice, sottolineando quanto valga per noi un figlio, una famiglia, ma quanto la forma amorosa, sia una spada data in mano agli altri, un potere che farà di noi piccole marionette senza volontà, senza forma alcuna. "Il lavoro, è l’unico mezzo che può darci un ruolo". Il che vuol dire, che crisi a parte, quello che ci dà forma è l’impegno, il progetto "l’indipendenza economica, è molto importante anche all'interno di una coppia salda e felice.
 
Mia madre non ha mai lavorato, è stata accanto a mio padre una vita intera. Non so se fosse veramente felice. Non è solo questione di soldi ma di progetti, che danno gioia, speranza". Nonostante il luogo del racconto della Sanchez sia comunque un ingorgo di stress, segreti, dolori frustranti, tutto pare sia meglio dell’informe ruolo del non ruolo. Stare ferme ad aspettare il principe azzurro, come in testa di tante giovani sognatrici, vuol dire mettere un freno alla nostra crescita. Mettere la propria vita nelle mani dell’altro significa inevitabilmente rinunciare all'ambizione più alta, quella della libertà, dell’indipendenza. Non che l’amore sia bandito "Credo nella forza dell’amore, ma lo metto al giusto posto". Il giusto posto è un posto in cui due individui siano pari in tutto, nelle possibilità di scelta, nel misurarsi l’uno di fronte all'altro, senza dominazioni. Spesso le scelte più dolorose sono proprio quelle delle donne comuni, scelte che si fanno ogni volta, la carriera o i figli, perché se una su mille che ce la fa, tante rinunciano per impossibilità pratiche. Spesso non ci sono reti di protezione e lasciare il posto a chi può muoversi più agevolmente vuol dire fermarsi, spesso per troppo tempo. "Esiste ancora una società biologicamente machista, che ti condanna fin dal principio, un uomo non deve fare i conti con gli ormoni, con la gravidanza con la menopausa" dice la scrittrice.
 
Paradossalmente però proprio i nostri punti di debolezza, spesso sono doti di sensibilità che se da una parte possono penalizzare, dall'altra possono darci dei punti in più quanto ad empatia, e sensazioni che abbiamo radicate dentro, un’umanità che in luoghi asettici, spesso è quello che manca. Una donna che ama molto le donne, questa è la brava scrittrice, che crede fermamente nelle possibilità, mai regalate, ma fortemente pretese con lo studio, con il lavoro, con la fatica, e la soddisfazione di dirsi che si può fare anche da sole. Infondo se proprio si vuole una scarpetta di cristallo, perché aspettare un principe che la porga al piede, invece di andare comprarsela?






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