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Cultura - SocietàStefania Castella

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03 Marzo 2015
'Il peso specifico dell'amore'. La ricerca dell'imprevedibile leggerezza della felicità. Intervista all'autrice.
di Stefania Castella



'Il peso specifico dell'amore'. La ricerca dell'imprevedibile leggerezza della felicità. Intervista all'autrice.
Il peso specifico dell'amore. <br> Di Federica Bosco
Non vi racconterò di lei come potrebbe chi le sta vicino e ne condivide la quotidianità, vi racconterò quello che so, quello che si coglie di lei, avendone testato la pazienza, la propensione per l’ascolto. L’antennina accesa in connessione col mondo, dalle scelte personali quando "in tempi non sospetti" sceglieva la tortuosa (all'epoca) via vegana e il mondo oggi si accorge di quanto certe scelte siano passaggi d’amore per sé stessi e per gli altri, non solo intrugli e pappette ma il modo per stare al mondo con coscienza e coerenza. Vi racconterò di come fa stare bene ascoltare le sue pagine, riconoscersi, imparando a ridere di sé stesse e delle "grane "della vita.
 
"Il peso specifico dell’amore" è l’ultimo romanzo in uscita proprio in questi giorni. Francesca in calzini antiscivolo e pigiama di pile, guarda lui come lo vedesse la prima volta, una forchettata dopo l’altra, si rende conto di non farcela più. Perché l’amore può finire così, improvvisamente, mentre un mercoledì sera guardi alla tele "chi l’ha visto". Francesca che si butta nel lavoro perché è l’unica cosa che riesce a controllare, Francesca che ci assomiglia nel chiedere, anche laddove non ci sono più risposte, per affrontare il cerchio dell’abitudine, dell’immobilità, affrontarlo per amore di noi stesse.
 
Federica, ha un particolare che batte tutti che è il suo viso. Aperto sincero limpido come gli occhi trasparenti. Predispone all'affetto e non ha l’aria della scrittrice da milioni di copie (come è) tutta avvolta su sé stessa, di quelle chiuse tra la pagina e il proprio io. Assomiglia a noi come le sue donne, e scinderla da loro sembra difficile. "Mi piaci da morire" "L’amore non fa per me", "L’amore mi perseguita", solo alcuni titoli, sentimenti, amori mancati, traditori, amicizie come boe di salvataggio, donne che si gettano nella mischia e naturali, reali, più che realistiche. Con la testa in giù e i piedi in aria in improbabili posizioni yoga, un libro dopo l’altro Federica Bosco è diventata una delle scrittrici più amate e lette, delle più equilibrate squilibrate dell’editoria. Chiediamo lumi alla diretta interessata per capire come nasce quel "fenomeno della Bosco".
 
Chi è Federica Bosco, perdoni è d’obbligo, chi è realmente, a parte la scrittrice che conosciamo?
 
Penso di non essere molto diversa da come la gente mi vede, anche se sono abbastanza diversa dalle mie protagoniste (nel bene e nel male). Ho una vena ironica e autoironica molto marcata, spesso cinica, ma tendo a sdrammatizzare le cose che mi capitano, perché credo che sia un momento storico in cui tutti si prendono troppo sul serio e lo trovo incredibilmente noioso. Ho amici storici, sempre gli stessi, non faccio moltissima vita sociale, ma sono sempre stata così, ho una natura timida, e mi sono sempre sforzata molto per uscire dal guscio, quindi la mia tendenza è sempre quella di stare un po’ defilata, così posso osservare meglio gli altri (e poi scriverne!) Quando sono in serata e con persone con cui mi trovo bene sono capacissima di tenere banco per ore. In questo sono un po’ bipolare lo ammetto.
 
C’è un percorso compiuto dalle sue donne protagoniste, univoco, una specie di maturità, di crescita?
 
Il percorso di crescita è la parte che preferisco sempre descrivere nei miei romanzi. Non è un caso che tutte le mie protagoniste si trovino in un momento della loro vita in cui sono obbligate a fare delle scelte se vogliono realizzare le loro aspirazioni, e questo comporta il prendersi delle responsabilità, cambiare strada, buttarsi nel vuoto. Nella vita reale purtroppo non è così facile, continuiamo spesso a fare gli stessi identici errori finché l’universo, (disperato!) una mattina viene a darci una sveglia in maniera spesso piuttosto brusca e inaspettata e rimaniamo sconvolti, stravolti, disorientati. La paura ci uccide molto prima del tempo, ed è così subdola che si camuffa da frasi del tipo: "non so come fare" "non c’è soluzione" "nessuno mi aiuta". Puoi opporti alla crescita e al cambiamento, ma la vita farà in modo di presentarti il conto prima o poi. Scrivendo una storia è molto più facile far sì che un personaggio prenda decisioni drastiche che tu ti sogneresti di prendere, eppure lui lo fa, soffre, si rialza da solo e poi magari ce la fa anche. Lo trovo catartico.
 
I suoi romanzi d’esordio, l’amore impellente, atteso, perso, cercato. Quanto vale l’amore veramente per lei? 
 
Il concetto d’amore è un po’ abusato ultimamente. Io stessa mi trovo in difficoltà quando mi chiedono, a volte in maniera piuttosto denigratoria, "ma tu scrivi sempre libri d’amore?" come se scrivessi storie, alla Harmony, di califfi dagli occhi azzurri che rapiscono la principessa per possederla in una tenda beduina! E allora rispondo che tutti i libri parlano d’amore, perché è così che gira il mondo, la guerra, la morte, la vita, tutto ruota intorno all'amore, ogni scelta, ogni cambiamento, è sempre fatto in virtù dell’amore per qualcosa o per qualcuno, un’idea, una persona, un’ossessione, per quanto giusta o sbagliata, parte sempre da lì. Scrivo storie di donne, di uomini, di teenager, di relazioni, di crescita e tutti sono mossi dall'amore, e allora in questo senso sì scrivo d’amore, ma l’amore fine a se stesso, come soluzione a tutto, no, quello è lo sbaglio peggiore. E tutte le mie protagoniste che hanno creduto a questa soluzione rapida che evitasse loro una dolorosa crescita personale se ne sono pentite presto o tardi. Ciò che conta più di tutto, è l’amore per sé stessi, che è una frase abusatissima, ma finché non si impara questo è impossibile avere una relazione sana con qualcun altro.
 
Quando ha iniziato era single? (Indiscrezione) oggi è una donna in equilibrio stabile? Quanto c’è di personale in ogni pagina che scrive?
 
Quando ho iniziato ero single e avevo avuto una storia finita malissimo solo per colpa mia. Così cominciai a scrivere "Mi piaci da morire" con l’unico scopo di dare un finale diverso da quello che era stata la realtà. Con la pia illusione che lui avrebbe letto il libro e sarebbe tornato. Ovviamente non è mai successo. Oggi lavoro ancora sul mio equilibrio, come penso non si smetta mai di fare per tutta la vita.
 
Lei ha una dote che rende le sue storie esplosive, l’ironia. Le donne sanno ridere veramente di se stesse?
 
Noi donne siamo obbligate a ridere di noi stesse, perché per come vanno le cose per noi in Italia se non la prendiamo con una dose di ironia possiamo spararci! Credo che la vera ironia si senta, così come si sente quella forzata, se non ce l’hai, non ce l’hai, come il senso del ritmo o della matematica.
 
Passione per lo yoga, propensione per l’amore universale, vegana, senta, ma gli scrittori non erano anche un po’ maledetti?
 
Messa così sembro il Dalai Lama! Sono anni luce da tutto questo, lo yoga, la meditazione, sono tutte strategie che mi aiutano a dominare l’ansia (sono molto ansiosa) e l’alimentazione vegana è l’unica scelta possibile verso cui il mondo può andare e infatti sempre più persone cominciano a capirlo. È una scelta che ho intrapreso in tempi non sospetti, sola soletta, quando tutti mi trattavano da pazza mentre adesso ovunque vai trovi cappuccino di soia! Ho una grande passione per il prosecco e lo Spritz e un tempo fumavo moltissimo! Ah e sto imparando a suonare la batteria!
 
Nell'immaginario collettivo lo scrittore è bello (e impossibile) leggero velo di barba, occhi stropicciati dallo scrivere notturno. La scrittrice circondata da un alone di nostalgico romanticismo, capello annodato in modo sbrigativo, matita tra le labbra, sguardo languido, tazza di lungo caffè bollente tra le dita. Moltitudine di stereotipi, oppure no. Lei com'è quando scrive? Dove e quando scrive solitamente?
 
Niente di particolarmente stravagante a parte i capelli annodati a caso con un elastico enorme, tazze su tazze di una miscela solubile di orzo e caffè con latte d’avena (meno peggio di quello che sembra!) . Spotify sempre acceso su musica che non conosco così evito di cantare. Mi distraggo con grandissima facilità e Facebook in questo mi rende la vita piuttosto difficile, ma molti degli stimoli mi vengono da cose che leggo e vedo in internet. Non ho gatti, mi vesto quasi sempre di nero e non scrivo di notte, ma cerco di essere piuttosto disciplinata e cominciare presto la mattina. Scrivo al tavolo vicino alla finestra, eccetto quando sono prossima a una consegna allora scrivo ovunque anche in treno e a mano.
 
C’è più mestiere, poesia o business (che orrenda parola) nello scrivere?
 
Credo un po’ di tutto. I primi libri sono tutti di pancia, poi esaurisci le cose che dovevi dire assolutamente e cominci a masticare le idee diversamente. Vuoi arrivare più agli altri che a te stesso, diventi meno egoista, hai necessità diverse come se tu dovessi comunicare qualcosa di importantissimo che hai scoperto e diventi più cauto e più attento. In giro ultimamente vedo purtroppo che funziona più il libro di chi fa il personaggio. Libri scritti da cani che vendono tantissimo, in quello l’ambizione personale conta più del talento.
 
Mi perdoni se lo chiedo, come può avere successo un’idea come quella delle "50 sfumature…" in cui prevale una sorta di prostrazione (fisica e morale) della donna.
 
La trovo geniale! L’ ho anche letto e anche se è di una noia mortale, quando un’idea vende per milioni di dollari ed è prima in classifica fissa da ormai due anni, non si può che applaudire. Non ci ho visto prostrazione fisica e morale, lui è talmente poco credibile che mi ha fatto quasi tenerezza e lei sa perfettamente che alla fine riuscirà a farlo innamorare. Sdoganare il sesso "bondage" ha incuriosito tutte, segno che le donne hanno voglia di conoscere il proprio corpo, amarlo e capire che certe fantasie sono lecite e anche sane. E questo non può che renderci più consapevoli e sicure. E in fondo, è stato scritto da una donna…
 
C'è una domanda che vorrebbe le facessero più di tutte?
 
Cosa avrei voluto fare da grande, quando me lo chiedevano a 6 anni. Nell’ ordine la veterinaria, la benzinaia e avrei voluto aprire una merceria!
 
Per fortuna tutti progetti lasciati andare a quanto pare, per fortuna, perché oggi Federica è una scrittrice, una grande scrittrice e una grande bellissima persona.







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