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04 Marzo 2015 Irene Cao. Non solo erotismo, ma molto di più. Intervista alla scrittrice. di Stefania Castella
 | | Irene Cao | Qualcuno diceva che a studiare tanto si diventa tutto occhi come se in qualche modo ci si trasformasse fisicamente per il troppo impegno. Non è così. E se vi doveste chiedere come si fa ad emergere e realizzare i propri sogni, i propri obiettivi, la risposta è inevitabilmente: impegno, dedizione, capacità, innata e insieme acquisita per l’appunto con lo studio. La giovane e bella scrittrice di cui vi racconterò è la dimostrazione che tante doti e tanto impegno, possono convivere in una forma sola, senza che nessuna si debba piegare alle altre. Brava, intensa, Irene Cao, è un fenomeno. Classe ’79 origini venete, laurea in Lettere Classiche e dottorato in Archeologia e Storia dei Paesi del Mediterraneo, esperienze, collaborazioni, un curriculum di tutto rispetto e studi a parte, era l’estate del 2013 quando la sua trilogia si imponeva massivamente, portandola ai vertici delle classifiche di vendita, in meno di un anno era già un caso, come prima scrittrice erotica italiana. "Io ti guardo" "io ti sento" "io ti voglio" Eleonora divisa tra l’amore certo e stabile e l’incertezza immateriale del cedere alle pulsioni. Trittico sensoriale alla ricerca del piacere cercato, toccato, sentito con ogni particella, con tutti i sensi. In un’appassionante crescendo. Un cammino fatto di scelte da avere il coraggio di intraprendere perché vivere vuol dire immergersi totalmente per uscire dal limbo. Mai volgare, un erotismo che non è mai fine a se stesso, ma strettamente correlato con le scelte della protagonista, divisa tra l’abbandono e la certezza. Il "Dittico" successivo "Per tutto l’amore" e "Per tutti gli sbagli" è stato un modo per distaccarsi da quello che rischiava di inglobarla e definirla in un genere unico, una ricerca che i sensi li vela e svela attraverso i sette vizi capitali. Un percorso di sentimenti in cui la scena erotica è probabilmente meno protagonista, c’è un’attenzione intimistica differente che è comunque ricerca profonda attraverso sé, e ricerca di appagamento attraverso l’altro fino all'annullamento, per poi passare per l’abbandono e vivere senza, assaporando la convivenza con la propria interiorità. La scrittrice risponde alle nostre domande raccontandoci di sé, e dei sui percorsi letterari. Irene lei è molto giovane, come nasce una storia che diventa subito un grande successo? Nasce dopo una lunga gestazione. Non scrivo mai pensando al successo, ma con l'idea di raccontare storie in cui credo fin dal primo giorno in cui mi ci immergo. Scrivere con amore, sincerità e dedizione è l'unico modo che conosco per arrivare ai lettori. Finora sembra aver funzionato Credo di aver capito che il filone erotico ponga il rischio di "ghettizzare". Lei ha scelto ad un certo punto una diversificazione, giusto? Qualsiasi definizione di genere "ghettizza", ma può anche rivelarsi utile per indirizzare un lettore indeciso. Credo, comunque, nell'intelligenza di chi legge: chi mi ha letta, ha capito che nei miei libri c'è altro oltre all'eros. Più che sulla diversificazione, ho puntato sull'empatia che, dopo la trilogia, si è venuta a creare con i miei lettori e lettrici. Nel dittico ho cercato di intercettare i loro desideri, di scrivere per loro, non solo per me stessa. Ed è fantastico, quando riesci a vivere la scrittura come un atto d'amore. Essere indicata come "prima scrittrice erotica in Italia": più orgoglio o come dire un concetto riduttivo? Non ho mai goduto del fatto di essere prima in qualcosa. E di sicuro non sono la "prima scrittrice erotica in Italia". C’è chi, ben prima di me, ha raccontato storie erotiche. Forse, grazie a un editore che ha creduto in me, sono stata la prima in Italia ad aver scritto una "trilogia erotica", ma non vorrei mai limitare la mia scrittura al solo erotismo. In futuro ci sarà molto altro che varrà la pena di essere raccontato. Cosa cercano realmente Elena, Linda, le protagoniste dei suoi romanzi, cosa hanno in comune? Cercano l’amore. E chi non lo cerca? Credo che anche coloro che si dichiarano avversi all'amore, in fondo non desiderino altro che amare ed essere amati, perché l’amore è l’unico sentimento che dà sostanza alla vita. Elena e Linda sono due donne radicalmente diverse, quasi l’una l’opposto dell’altra, ma sono mosse da desideri simili. Vogliono essere ascoltate, capite, desiderate, a letto e nella vita. Dopo la trilogia, come è cambiata la sua vita, è mutato il suo modo di vivere la scrittura? La mia vita di sicuro è cambiata: ho molto meno tempo per me, ogni giorno sono pronta a rispondere alle tante richieste che mi si prospettano innanzi. Cerco però di non perdere mai il contatto con le mie radici, continuo a vivere in provincia, in un paese di collina sul confine tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, un luogo che mi aiuta a concentrarmi e rimanere ancorata alla realtà, a non volare troppo alto. Il mio modo di vivere la scrittura è in perenne trasformazione. Credo che anche in questo stia il bello dello scrivere: accogliere il cambiamento – perché cambiamo ogni giorno – e saperlo trasferire sulla pagina. Che scrittore è? Sono metodica e costante. Quando sento che è arrivato il momento di cimentarmi con una nuova storia, saluto tutto e tutti, e vado in eremitaggio per qualche mese. Solo nella concentrazione e nel silenzio quotidiani, riesco a dare il meglio. Lei proviene da studi classici, si legge tra le sue pagine un'attenzione per l'arte, amore per i luoghi, per le bellezze della sua e nostra terra, quanto rimane delle radici e quanta influenza danno, nonostante ci si scinda nel momento di un racconto? Nei miei romanzi abbondano i riferimenti alla cultura classica. Non ci si può dimenticare di quello che si è stati. Scrivendo la trilogia e successivamente il dittico, ho attinto al mio bagaglio culturale per innestare nell'architettura del romanzo elementi che volevano rappresentare un inno alla Bellezza italiana. Desideravo suscitare nel lettore un interesse che andasse al di là della mera tematica erotica Quanto c'entra il sesso con l'erotismo, uno appare come approdo, l'altro come percorso, è d'accordo? Pensando al teatro come termine di paragone, il sesso è solo l’atto finale, o iniziale, o addirittura l’interludio. L’erotismo è l’elemento impalpabile che riempie di senso (e di sensi) tutta la rappresentazione. Vale la pena scegliere la scrittura e tutta la fatica che comporta, oggi? La scrittura non è qualcosa che si sceglie, è qualcosa che si abbraccia senza possibilità di lamento. Con i romanzi è una sorta di "chiamata"; se la senti, non puoi dire no, anche se sai in partenza che non sarà facile arrivare alla fine (e non è detto che ci arriverai…). In Italia scrivono in tanti, come si fa la differenza? Si fa usando il cuore e sapendo stare a lungo in silenzio. Bisogna seppellire ogni sentimento negativo, smettere di fare paragoni con gli altri, essere umili, disposti ad ascoltare, saper incassare un rifiuto, far tesoro delle critiche. Bisogna chiedere con gentilezza (prima di tutto a noi stessi) e prepararsi a ricevere con riconoscenza. E, infine, bisogna saper dire grazie (anche di fronte a un no). Ci dice cosa farà domani? Non lo so. Se tutto va bene, scrivo. Ma preferisco vivere adesso. A domani ci penso domani. Un'ultima cosa ancora, c'è una domanda che vorrebbe le facessero? Ci sto pensando, ma non saprei... Non ho la presunzione per dire agli altri di chiedermi quello che voglio io. Ma forse una domanda potrebbe essere questa: "Ti fai delle domande?" E la risposta è: "Sì, m’interrogo ogni giorno, ma non sempre ho le risposte."
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