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11 Aprile 2015
Cristina Guarducci, intervista all'autrice. La famiglia, il racconto, la psicoanalisi
di Stefania Castella



Cristina Guarducci, intervista all'autrice. La famiglia, il racconto, la psicoanalisi
Cristina Guarducci
e l'ultimo libro

Compio un viaggio a ritroso partendo dall'ultimo romanzo fino a cercare i precedenti. Leggendo “Malefica luna d’agosto” di Cristina Guarducci e lasciando che il turbine del racconto ingoi, al finire dell’atmosfera, a metà tra un sogno di una notte di mezza estate e una comune realtà, i precedenti racconti non sono meno ispirati, a partire dall'effetto/aspetto sempre in bilico tra la vita reale e il viaggio onirico. Tutti i sensi si scuotono tra le parole “visionarie” di quest’autrice che costruisce storie originalissime di personaggi le cui brutture metafisiche finiscono per essere sempre meno spaventose di quanto possano essere le brutture di uomini comuni.

 

“Mitologia di famiglia” il romanzo d’esordio era anch'esso un mescolio di mostruosità divise tra un padre umanamente sadico, una madre fintamente remissiva e sottomessa, una prole di creature quasi leggendarie tra cui una lupa e un giovane che si crede un gabbiano, incesti come malattie infettive e amori poco terreni. Il brivido di una quotidianità scossa, di uno strappo all'apparente protezione del centro protettore per antonomasia, quella tutela che è nella natura base della nostra esistenza o almeno così dovrebbe essere. In realtà il fulcro della massima frustrazione è proprio il nucleo familiare che ci origina, generatore di molte delle nostre debolezze e spesso depressioni.

 

Come del resto in questa recente “Malefica luna d’agosto” in cui ci domandiamo per tutto il tempo quanto l’essere dalle fattezze più deformi non sia in fondo il più umano tra tanti. E proprio la famiglia è il centro dal quale tutto si genera. Combattimenti all'ultimo sangue così reali e realistici spesso così tristemente quotidiani che affrontiamo tra consanguinei senza essere necessariamente mitologici ma mostruosamente umani. L’autrice risponde alle mie domande, curiosità sui suoi personaggi sulla scrittura e sul suo sguardo da psicoanalista.

 

La famiglia il primo nucleo in cui ci formiamo, il suo romanzo d’esordio era ricco di personaggi a metà tra la mitologia a la fattezza umana. C’è una forma “mostruosa” in ogni profilo umano a suo modo?

 

Si, è bello dirlo così, c’è una forma mostruosa in ognuno di noi, però ho l’impressione che questa mostruosità sia ciò che ci rende unici, preziosi.

 

Oggi la famiglia è allargata, moderna, in qualche modo mutata (forse mutevole) non vorrei essere pessimista, ma ho paura a chiederlo, quali fondamenta diamo ai nostri figli? Come saranno domani? Dipenderanno da noi in un modo o nell'altro sempre e comunque?

 

Mi domando queste cose insieme a lei e non ho nessuna risposta.

 

La favola è una scelta preferenziale? Mi spiego meglio deriva dal suo studio psicanalitico, le figure simboliche ad esempio?

 

Credo di essermi interessata alla psicologia Junghiana perché amavo le favole e i miti e non viceversa. La visione di Jung, di una psiche creativa e feconda, sempre in movimento e in trasformazione è, mi sembra, molto poetica, e parla particolarmente agli artisti.

 

C’è una chiave di lettura comune per i suoi romanzi?

 

Questo non lo so, certe cose le capiscono meglio i lettori che gli autori.

 

Il suo personaggio principale in “Malefica luna d’agosto” ha le fattezze mostruose di un uomo pipistrello eppure è imperniato (colmo?) di sentimenti umani. A tratti è il meno “bestiale” tra molti, è così?

 

Si, è proprio così! Forse ho l’impressione che gli emarginati, gli strani, proprio perché non possono avere la fiera pretesa di sentirsi ‘normali’ sono più vicini alla loro fragilità e alla loro umanità. Però non devono essere troppo feriti, altrimenti può succedere l’opposto, di indurirsi eccessivamente.

 

Vola, ha pulsioni rabbiose ma poi sogna una sorta di ritorno “normale”, con una donna, il calore di una casa, cosa vuol dire? L’amore cambia? L’amore salva?

 

L’amore è sempre la chiave di tutto. Ma per amore non intendo solo la passione fisica, che può essere a volte molto egoista, bensì la capacità di aprirsi ai sentimenti, anche nei confronti di noi stessi

 

Non è bastato un secolo e mezzo di psichiatria per capire chi siamo davvero. Per fortuna. (Lo dice Crepet a proposito del pilota schiantatosi in volo recentemente) è d’accordo?

 

Sono d’accordo, non ci capiremo mai per fortuna, ci sarà sempre qualcosa di insondabile e quindi qualcosa di nuovo.

 

La preveggenza, quel senso “soprannaturale” (nell'ultimo romanzo la donna anziana che “legge” il futuro la giovane ragazza che riceverà lo stesso dono…) che in un certo senso Jung invitava ad approfondire, può essere che sia da ricercare in noi stessi, quello che individuiamo come preveggente può darsi sia dentro noi e magari semplicemente lo ignoriamo? Una parte del nostro Io, che non riconosciamo?

 

C’è senz'altro in noi una parte intuitiva che ‘prevede’, ce ne accorgiamo a volte in piccole cose di tutti i giorni, che ne so, sogniamo di un amico e il giorno dopo ci arrivano sue notizie… nei sogni ci sono a volte degli elementi di ‘veggenza’ del futuro. Quello che mi sembra interessante però non è diventare indovini, ma scoprire il senso che questi avvenimenti possono avere, se ci parlano di qualcosa che è importante per noi.

 

Tornando al suo lavoro di scrittrice mi dice se ci sono letture che l’hanno influenzata più di altre e a cosa lavorerà, domani?

 

A cosa lavorerò domani non lo so, aspetto quello che viene e non sono io che decido. Sono stata influenzata certamente dai racconti di fiabe e dalla mitologia, così come ho molto ammirato autori che usano l’elemento fantastico, come Bulgakov o Calvino. Ma ho letto davvero molto e penso che siamo influenzati un po’ da tutto.

 

Il bello della lettura è proprio questo, lasciarsi coinvolgere, travolgere, influenzare anche per sentirsi più immersi in una storia che ci attrae, che ci lascia vivere attimi di passioni di distorsioni anche, dell’anima di noi stessi grazie alle abilità di autrici come la nostra Cristina Guarducci. Uno stile che scava nel profondo delle vite dei suoi personaggi, arrivando alle nostre.








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