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Cultura - SocietàStefania Castella

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16 Aprile 2015
Casa, il bisogno di ognuno e la genialità delle visioni di Federico Babina
di Stefania Castella



Casa, il bisogno di ognuno e la genialità delle visioni di Federico Babina
Un'illustrazione di
Federico Babina

Bene rifugio. Bene, rifugio. Se una virgola può fare la differenza non so, giudicherete voi. Bene, rifuggo. La realtà, e il mondo fuori che sembra sempre più ostile ed instabile, inevitabilmente porta a cercare un riparo come fosse un bisogno recondito, quasi arcaico. Dicono le agenzie immobiliari che tra alti e (parecchi) bassi il bisogno di casa è sempre vivo e presente. Casa e tutto ciò che vi ruota intorno o meglio dentro. I siti specializzati in arredamento on line registrano picchi che sembrano stridere con l’aria di crisi che si respira ancora. Siti che non vendono soltanto il pezzo d’arredo ma linee e stili che mutano secondo i gusti del momento, una volta British, altre volte Japan secondo anche il bisogno di atmosfera che cerchiamo. Cerchiamo soprattutto il ritorno, l’approdo in primis. Qualcosa che rappresenti una specie di accogliente nido nel quale starsene protetti. Senza dimenticare certo, chi propende per farne bigliettino da visita, più attento al dettaglio fashion per tutti, quattro mura devono sapere di noi, di ritorno di protezione.

 

Non tireremo fuori la solita tiritera dell’uomo che costruisce le fondamenta e la donna che ne fa casa (con tendine e trine varie), oggi l’uomo è attento al suo nido tanto quanto lo può essere una donna e una donna riempie casa non solo di pizzi e merletti. Partiamo proprio da qui per allacciare alla figura della casa un uomo di idee originali, formidabili, moderne, che spaziano con stile inconfondibile e della casa ci regalano un punto di vista molto particolare.

 

Federico Babina architetto, illustratore “multitasking designer” leggo di lui, e fondamentalmente disegnatore. Con una capacità incredibile nell'inventare e reinventare spazi, nomi dell’architettura, nazioni intere, secondo il suo stile ed un’impronta unica. A proposito dell’argomento casa la sua interpretazione originale è nata dalla volontà di riempire spazi architettonici che nei disegni appaiono spesso asettici e vuoti in luoghi riempiti di facce, di vita. Ha prodotto un’operazione che magari qualcuno di noi ha fatto da bambino (anche da grande) davanti allo schizzo di una casa e alla proiezione di un’ambiente in cui per tentazione si metteva una piantina, un tavolino, una mamma, un papà per fare del luogo, casa. Immaginando costruzioni di famosi architetti e al loro interno quanto di più lontano dall’aria di famiglia ci possa essere: divi del cinema.

 

L’effetto è straordinario, perché compie due operazioni inverse, rende umani quelli che vediamo e abbiamo immaginato essere sempre troppo al di là della normalità. Rende la normalità stessa della casa, l’idea del raffinato, studiato, firmato e non ultimo, rende palesi certi stili e certi nomi che non conosciamo o riconosciamo facilmente. Così l’algida Audrey Hepburn è in posa yoga tra le mura Japan di una casa di luce calda, gli occhiali neri appoggiati al pavimento, un gattino che guarda fuori. È lei, ma umana, non l’attrice, non la diva, ma una di noi seduta in un ambiente in stile Charles Eames.

 

Scorci intimi con “la gente più distante dall'idea di quotidianità” come il mitico Marlon Brando tra mura in stile Frank Lloyd Wright (uno dei maestri del movimento moderno in architettura) intento ad innaffiare le piante di casa in vestaglia e calzini, scalzo e intimamente rilassato in un ambiente ricercato, caldo, essenziale. Che dire di Hitchcock che si sistema la barba in un bagno del grande Le Corbusier o Cary Grant immaginato all'asse da stiro intento a sistemare le pieghe di una bianca camicia tra le curve pareti futuriste di Oscar Niemeyer. Meraviglia Marilyn, seduta a leggere un libro su un confortevole letto dall’aria semplice, essenziale, in testa un turbante a fermare i capelli, di lato la boccetta del suo profumo preferito. In terra ordinatamente disordinate un paio di décolleté con suola rossa (visione che vi richiama qualcosa?), l’ambiente è Mies Van der Rohe, idea di cubo e poltrona Barcelona mito immancabile.

 

Babina racchiude queste immagini in un progetto online fatto di 17 illustrazioni (Archilife), solo una delle sezioni tra le tante opere geniali di questo maestro italiano trapiantato a Barcellona: “Quando ero un bambino volevo essere un architetto e ora che sono un architetto mi piacerebbe a volte tornare alla mia infanzia ", dice Babina. "La nostra mente è in grado di raccogliere, registrare e memorizzare milioni di immagini. Una cosa che mi interessa sempre è l'associazione che possiamo fare tra queste immagini ".

 

Uno stile inconfondibile a metà tra un’impronta infantile e una genialità ben mescolate con tocchi di alta professionalità. Quello che però ci premeva sottolineare di questa sezione di racconto di casa e vita, in questo mescolio di volti colti nell'intimità, tutto quello che raccontavamo inizialmente, quel bisogno di immaginare spazi abitati da ricordi, immagini di calore familiare. Luoghi di cui tutti abbiamo bisogno, chiunque noi siamo. Bene rifugio dicevamo, luogo di memorie di poesie immaginate, fatte anche di fantasticherie impensabili che sanno comunque di casa, quel bisogno di nido, di rifugio, di ognuno di noi.








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