 | | maturità 2015 |
Era Montale si, tutta colpa di Montale che sul finire, mentre mi alzavo dalla sedia: “Sapete la signorina adora così tanto Montale, ci faccia sentire qualcosa…” “Non recidere forbice quel volto…” e ci avevo provato con tutta me stessa a tenere la calma ad andare avanti indomita a superare l’emozione. Mentre parlavo, tutta la tensione accumulata si era sciolta in una valanga di lacrime. Bene, ecco, il ricordo più bello che ho di un giorno mitico, come mitica è ogni prima volta. La prima volta di ogni cosa.
La prima volta che provi il gusto nuovo di un gelato e non ti convince, la prima volta che assaggi il primo bacio e pensi che era meglio il nuovo gusto del gelato. La prima volta che tenti di tenere dritto il motorino senza ammazzare nessuno. La prima volta che affronti tutto quello che dal primo al quinto non è che un miraggio, qualcosa cui non vuoi pensare. Sarà come sempre il caldissimo giugno per qualcuno l’inizio dell’estate più calda.
Per l’esattezza il giorno 17 si apre agli studenti con le prime prove, la maturità. Quindicimila (parte di un sondaggio di scuolazoo) a pochi mesi dal fischio di inizio, dicono di non essere pronti ad affrontarla. Solo uno su dieci si dice preparato e non fatemi immaginare questo uno come dev'essere per pensarci indomito, per non avere nessun timore, quando io al suo pari, timore non avevo, solo perché pensavo che tanto non l’avrei mai fatto. Ero tranquilla, avevo formulato un mantra per cui nell'ultima settimana chiarivo a me stessa che no, non l’avrei mai affrontato, io. Qualcosa mi sarei inventata, tipo fingere di morire e poi resuscitare al momento dell’uscita dei quadri, sperare nell'invasione aliena che avrebbe in qualche modo bloccato entrate ed uscite dai portoni.
Il pensiero era così lucido che io quasi non avevo aperto più i libri negli ultimi giorni prima del grande evento. Finché le amiche, non arriva il momento in cui come brave mammine, dopo averti lasciato vagare mentalmente, ti riportano nei ranghi, dicendoti semplicemente: “E’ inutile tanto ci tocca a tutti, pure a te”. Allora capisci che il minimo da fare è guardarti bene allo specchio, scrutarti bene bene negli occhi, riprendere contegno, lucidità e libro di matematica. Pensarci però, che fortuna era toccata alla mia compagna di banco prendersi la scarlattina proprio un paio di giorni prima. Provare ad infilarsi camuffandosi con occhiali e foularone e sentirsi buttata fuori da un “Come ti viene in mente io non l’ho neanche mai presa, sciò!” dalla prof di matematica. Avrei dato tutti i centimetri della mia pelle per avere le sue macchioline quel giorno e farmi buttare fuori.
Quel giorno è Il giorno e quella notte, La notte. Come quella matrimoniale o quella in cui aspetti che ti portino il cuccioletto che hai dato al mondo. È una notte spietata quella notte prima,, una notte in cui il cervello percorre strade tortuose e impossibili, vaga alla ricerca di un neurone che pare svanito, partito già alla volta del viaggio che chissà se farai. Quanti ricordano la loro notte prima degli esami e quel mitico evento, quanti nel pensarla non provano quell'emozione, ricordi di momenti in cui l’unico pensiero di quegli anni è non farsi beccare dalla prof, Il senso di libertà fuori dal cancello quando basta un’occhiata per dire: fuggiamo? E la libertà è la piccola fuga coi libri sotto il braccio da tenere sui muretti aspettando che passi lui o lei. E quanti quei giorni di libertà invece di gustarseli li passava fuori da quei cancelli aspettando gli amici che uscissero. Quei tempi, quei giorni, quelle paure.
Sapere che cambiano i momenti ma in realtà, non cambiano mai, in realtà la paura è la stessa di sempre. Non ci saranno più le cinture che cuciva la nonna da infilarci dentro i bigliettini con su il tema eventuale che mai avresti aperto, che mai il fratello, il cugino dell’amico o il vicino del fratello che c’erano già passati, avrebbero mai potuto confermare, servissero. Non li ha mai usati nessuno forse realmente. Quei giorni di inizi di estate e fine di tutto perché, si, potevi anche pensare all'accademia, alla facoltà da scegliere ma la sensazione che avevi dentro era che quel sole avrebbe portato via una parte di te, della vita fino ad allora per cui niente dopo sarebbe stato più lo stesso.
Filmografia a parte (il famoso “notte prima degli esami” di Fausto Brizzi) le maturità dei vip? Come sono state? così diverse dalle nostre o c’è da crederci di fronte a certe prove siamo tutti, ma proprio tutti uguali. Emblematica la risposta dello scrittore Luca Rossi: “senza dubbio studio e caffè. Al bar ne ho chiesto uno quadruplo quella mattina, e io non bevo caffè! Lo ricorderò nei sogni per il resto dei miei giorni”. Nina Zilli raccontava di aver preparato i mitici bigliettini senza però usarli “Li tenevo per sentirmi rassicurata”. I ricordi di Paolo Bonolis, non svaniscono mai e tornano come succede a tanti, soprattutto di notte: “mi è capitato di sognare più volte che dovevo rifarlo. Evidentemente il mio subconscio ha assorbito questo evento. D’altra parte l’esame di maturità è la prima prova importante che ci troviamo ad affrontare”.
Il più romantico degli autori Federico Moccia racconta: “Ho un bellissimo ricordo di quel periodo, soprattutto del periodo precedente all'esame di maturità. Per prepararmi meglio andai con un compagno di classe in una casa in campagna studiammo molto ma ci divertimmo anche molto”. Tra chi passava la versione ai compagni e chi invece si diceva concentrato quasi al limite della trance, quello è un giorno che prima o poi arriva per tutti, pieno di ansia, di timore, ma tutto quello di cui si contorna ne fa anche il momento più unico di tutta la vita. Un momento che domani ripenseremo tanto, qualche volta tornerà sotto forma di incubo può darsi, ognuno avrà i suoi ricordi da esorcizzare domani.
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