Rss di IlGiornaleWebScrivi a IlGiornaleWebFai di IlGiornaleWeb la tua home page
Sabato 04 aprile 2026    redazione   newsletter   login
CERCA   In IlGiornaleWeb    In Google
IlGiornaleWeb

Cultura - SocietàStefania Castella

CONDIVIDImyspacegooglediggtwitterdelicious invia ad un amicoversione per la stampa

27 Aprile 2015
Eros, quanto è cambiato nel tempo? Cos'è veramente erotico?
di Stefania Castella



Eros, quanto è cambiato nel tempo? Cos'è veramente erotico?
Sottili seduzioni
in stile '40

Un gesto leggero, uno sguardo svelato, uno sbuffo elegante di fumo. Il modo in cui accavalliamo le gambe, voltiamo lo sguardo. Quello che indossiamo e come, soprattutto. La forma in cui ci sentiamo. Il tono della voce, e il modo in cui sappiamo modularla per tenere, lasciare, condurre un gioco antico come il mondo, quello della seduzione. Le parole lievi nate dalla maestria Dannunziana, che attraverso il ritmo delle sue evocazioni riusciva a far capitolare di volta in volta mirabili donne senza difficoltà, la dimostrazione di una forza motrice che sa sollevare il mondo, fatta di potenza e di debolezza, di sussurri e di atmosfere. Un motore intorno al quale il mondo ruota.

 

Erotismo, parola di cui facciamo ultimamente grande uso. Tra le immagini (spesso stereotipate) che provengono dal cinema di oggi, in cui non sempre riusciamo a scorgerci e riconoscerci, alle parole dei libri che mostrano quanto le nostre autrici attuali siano al pari di colleghe estere spinte da opere di marketing più massicce, al centro di un vortice in cui fuori ci sentiamo escluse, dentro ci chiediamo quanto ne siamo realmente attratte. Sarà una questione innata, proverrà da quello che ci suggerisce il mondo, dall'abito, dalla lingerie? Su questo dalle case di moda che si occupano di intimo provengono notizie che non parlano di ribasso neanche nei periodi più neri, sintomo che l’attenzione al dettaglio non è cosa che trascuriamo.

 

Ci dicono anche che un capo particolare, messo senza che ci sia un’occasione speciale ci fa sentire speciali al di là dell’occasione. In fondo sotto, sotto, sappiamo quanto sia innato il senso e il potere seduttivo che, se esiste, rende imbattibili. Sappiamo anche per istinto, che siamo erotiche quando ci sentiamo erotiche, lo siamo quando ci sentiamo semplicemente noi, bene, belle per noi stesse prima di tutto. Correva l’anno 1973 di echi di movimenti femministi mentre dall’altra parte una pruriginosa scia partita dal celebre “Malizia” faceva scuola. Quando erotismo era ammiccamento, era quella infantile sfacciataggine ridondante di orgoglio di sé. La ricorderanno molti nostalgici di oggi.

 

Come ricorderanno che dieci anni prima una magnifica Sofia Loren dava vita allo spogliarello definito da tutti uno dei più belli al mondo, oltre che per la bellezza immensa dell’attrice, per quella magia fatta di sguardi, senza volgarità, divertimento e ironia. Forse tutto lì racchiuso, il primo concetto concreto di un puro erotismo. Forse un punto e uno dei pochi in cui si accordano uomini e donne è proprio questo.

 

Cos'è erotico? Entrambi risponderanno, nella maggior parte dei casi, la capacità di indurre la curiosità nell'altro, senza rivelarsi troppo, senza oltrepassare il sottile confine che sfocia nella porno volgarità. Proprio questo ci fa soffermare su quanto di poco erotico in fin dei conti ci sia in tutto il rivelarsi odierno, in cui, tra seflie che ormai raggiungono scrutando ogni momento intimo e ogni intimo lato di noi, svanisce la curiosità dell’altro. Vedere tutto, come non vedere niente, sapere tutto è non voler sapere più nulla. Non sarà proprio la troppa esposizione ciò che crea in noi la frustrante sensazione di conoscerci troppo, per cui nulla più muove i sensi? Il tartassamento di corpi sovraesposti è sicuramente l’aspetto dell’eros più vano.

 

Quanto avessero da insegnarci le nostre ave, invece non è un mistero. Quella capacità di pensare, di muovere la fantasia, che si rivelava in parole di poeti e nelle avventure raccontate da autrici come Anais Nin che scrivevano l’erotismo, vivendo d’erotismo, maestre di seduzione che ancora oggi sanno insegnare la sottile arte dell’amabile tentazione. Sono il segno, la testimonianza dei cambiamenti epocali di certi costumi che con la modernità abbiamo perso, ma che oggi ritornano prepotentemente alla memoria. La ricerca della scrittrice Cinzia Giorgio sceneggiatrice, direttrice della Scuola Romana di Scrittura, ha portato alla ribalta proprio quei nomi che hanno fatto la Storia D’Italia, nella chiave intima, personale, seduttiva. La sua “Storia Erotica D’Italia” (Newton Compton) ci racconta proprio quanta capacità avessero uomini e donne dell’epoca, quanto la politica e l’unità stessa d’Italia passasse per pizzi e trine oltre che per le sudate carte. Capacità di irretire che molte Madame avevano come bagaglio e dote assolutamente naturale, pensiamo alla famosa Contessa di Castiglione che ancora oggi non finiamo di scoprire e di ammirare, di celebrare come la più grande delle seduttrici. Il successo del volume ci ricorda ciò che dicevamo, la necessità di andare altrove, di percorrere la strada all’indietro per ritrovare ciò che abbiamo perso. Chiedo all’autrice di fare un po’ di luce sull’argomento

 

Quanto è cambiato l’erotismo, Cinzia? Secondo lei tutta quest’attenzione verso l’argomento che motivazione può avere?

 

L’erotismo non è affatto cambiato. Ciò a cui assistiamo è un’evoluzione che ciclicamente si rinnova. L’importanza dell’eros ha avuto alti e bassi nella storia: dal sesso sacro alla repressione; dalla disinvoltura dei libertini alle ondate di puritanesimo. Insomma, la storia dell’eros è la storia dell’umanità che ha i suoi corsi e ricorsi. Nulla di nuovo e tutto in continua evoluzione.

 

Detto palesemente sappiamo sedurre o non siamo che l’ombra di donne che un tempo, solo con uno sguardo, arrivavano davvero ovunque?

 

Le donne arrivano sempre dove vogliono, da che mondo è mondo. Nonostante le leggi, le istituzioni, i roghi e i maldestri tentativi di arginare l’influenza femminile, nessuno è mai riuscito a fermare del tutto una donna.

 

Pare che la politica italiana sia passata più di una volta attraverso le lenzuola e le architetture delle donne, è così?

 

Se si pensa a Cleopatra, a Matilde di Canossa, a Veronica Franco, ad Artemisia Gentileschi, alla contessa di Castiglione e a tutte le donne che hanno combattuto per i loro diritti, si fa fatica a crederle deboli e indifese. Talvolta hanno utilizzato l’arma della seduzione, talaltra quella del loro talento artistico e politico.

 

Rimane secondo lei qualcosa delle lezioni di seduzione delle nostre signore dei salotti di un tempo?

 

Le donne di oggi sono quel che sono anche grazie al coraggio delle nostre antenate, non solo quelle illustri.

 

Ma secondo lei la seduzione è legata alla bellezza?

 

Certo, non si può prescindere dalla bellezza. Vale ovviamente sempre il detto: “Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”. La bellezza è uno stato mentale e la seduzione va ben al di là del mero concetto estetico, è un’arte più complessa e raffinata, che oggi si è evoluta.

 

Certo evoluta, il concetto, però è in che direzione si sia evoluta. Proprio di questi giorni è l’intervista alla super esposta coppia De Martino/ Rodríguez, dal salotto del ritrovato Maurizio Costanzo Show. A chi attaccava la bella Belén accusandola di sovraesposizioni succinte, lui rispondeva diligente: “Non c’è niente di male e poi mia moglie non è che una provocatrice, lo è di natura. Lei lancia e il mondo risponde, io dico sempre fa il venti per cento di quello che sembra e il mondo aggiunge il restante ottanta. Quello che si vede è nulla, è l’immaginazione di chi guarda a fare il resto”.

 

Probabilmente, la bella show girl è esempio di svelamenti velati e maestria da regina della seduzione moderna, e con lei potremmo chiudere l’argomento con la deduttiva frase che la malizia (e la seduzione?) sta negli occhi di guarda e forse a volte anche in quelli di chi scatta.








  Altre in "Società"