 | Il Caffè McNally Jackson senza wi-fi |
Osservo la foto postata da un’amica, un invito virtuale ad un caffè con tanto di foto di cappuccino con disegno di faccina sorridente, fatto da un paziente barista. Sorrido (virtualmente) a mia volta, e ne immagino il disfacimento alla fine dei post, e la temperatura raggiunta da quello che sarà un miscuglio di caffè e latte tiepidino tra un click e l’altro. Potere del virtual Coffee. Immagino e non oso per la verità farlo fino in fondo, cosa accadrebbe se ci trovassimo a dover sorseggiare un caffè reale presi da un’atmosfera normo reale, magari scambiando quattro chiacchiere con un vicino di tavolino. Probabilmente nulla potrebbe accadere, salvo renderci conto del sapore del caffè o della faccia dell’interlocutore, cosa che succede raramente e solo se non abbiamo mail da inviare o notizie da postare. Dal silenzio dei locali reali al chiacchiericcio rumorosissimo e infinito del mondo virtuale, l’abisso che ci ha ingoiati.
Ovunque ci troviamo, frotte di teste abbassate su schermi luccicanti restano immobili, mosse solo da scatti fulminei di impellenti selfie di aggiornamento. Che siano immersioni in libri da leggere o lettere da inviare, che siano lavori da non potercene staccare o semplicemente connessioni amichevoli, il silenzio incombe sulla necessità internettiana. La scelta del locale si fa previa conoscenza di possibilità di connessione. Se ricordate il film di Verdone con quel “Lo famo strano” leitmotiv della pellicola, ricorderete che alla fine la stranezza più estrema era essere normali, alla fine oggi pare che avendo raggiunto il picco massimo della virtualità, l’aspirazione ed ispirazione più nuova, non poteva che andare nella direzione inversa. Allargando l’orizzonte a luoghi più vasti dei nostri, dove la concentrazione di clienti e fruitori di reti e wireless è molto più vasta, strano pensare che la tendenza arrivi propri da lì.
Un luogo da film, uno dei distretti di Manhattan a New York con la più alta concentrazione di caffè e free-lance: l’East Village, a due passi dal Greenwich Village luogo di artisti e a quanto pare anche cultori delle tendenze tecnologiche. Stanchi di clienti fermi ai tavolini per ore, usurpatori di connessioni a fronte di pochi dollari di spesa, molti proprietari hanno scelto di limitare le utilizzazioni di rete. Wi-Fi limitati, in alcuni locali nessuna rete e divieto di usare qualunque dispositivo, dal Tablet allo Smart phone. Già nel 2010 i primi segnali erano voci di contro tendenza, proprio lì dove meno te lo potresti aspettare e nel settembre di quell'anno proprio il Blog del New York Times (The Local East Village) a gran voce urlava di Coffee shop senza Wi-Fi.
Da allora uno dopo l’altro l’adeguamento alla nuova tendenza ha preso sempre più piede tanto che ovunque nella grande mela si è iniziato a limitare il numero delle ore della concessione. Manhattan, ma anche Los Angeles, dove il modem si spegne nelle ore di punta in buona parte dei caffè. E i clienti? Raddoppiano. Chiacchierano, si scambiano sguardi come non accadeva da un bel po’. Oramai, seduti ai nostri tavolini, di solito scambiamo giusto quattro convenevoli compresi di buon giorno e sorrisino tirato, per la fretta di gettarci nei nostri mondi paralleli. Se i messaggini (e la loro sintesi da tweet) la fanno da padrone, il valore di un biglietto scritto a mano è pura rarità, eppure un piccolo locale di Brooklyn rilanciava solo pochi mesi fa, una bellissima iniziativa che prevedeva di scrivere e spedire una lettera durante la pausa caffè. Sono state spedite in un giorno più di quaranta lettere, l’evento è piaciuto e per questo si ripete ogni settimana, buste francobolli e tutto ciò che occorre si possono acquistare nello stesso locale. Abbiamo scoperto la facoltà di scrivere parole, senza battere tasti o scorrere i polpastrelli su di un vetro. Valore e riscoperta del passato. Quello che accade oggi infatti è un abuso virtuale che ormai invade mutando la vita, le abitudini, le ore che leviamo dal nostro quotidiano, per regalarle a queste reti vaganti e parallele.
Perdiamo il gusto di sorseggiare e assaporare la realtà, con amici veri, ci accontentiamo di chiacchiere da bar, dal divano di casa. Come ossessioni, come vizi, entrano nelle nostre abitudini e non possiamo farne a meno, tutte le nuove tecnologie che ci portano ad avanzare sempre più verso la connessione perpetua. Tutto quello che c’è fuori quasi non ci interessa più.
Perché diciamoci la verità quanto possiamo svelarci e celarci allo stesso tempo dietro gli schermi delle nostre tecnologiche diavolerie? quanto innalziamo il nostro ego nell'esercizio quotidiano della valutazione che facciamo di noi stessi e degli altri secondo la visualizzazione del giorno? Visto che dall'America di solito provengono le nostre ventate di novità, chissà se prenderà forma anche da noi la tendenza nuova al passo all'incontrario, se riusciremo a disintossicarci dai nostri dispositivi scoprendo il gusto della normalità.
Nell'attesa percorriamo ancora le nostre vie alla ricerca di un caffè con annessa connessione, dovremo pure diffonderla la notizia no?
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