 | Jean Paul Sartre e l'amato amico a quattro zampe |
Teneri, coccoloni ma anche liberi, bisbetici, indipendenti a volte insopportabili, come noi, come umani. Parlerò con cognizione di causa, avendo, o meglio essendo stata adottata da loro, raccolta mille volte per le strade tortuose del pensiero, quando la corrente mentale naturale si arrende, e la connessione attraverso certi occhi è più umana che altrove. Un gatto è qualcosa che chi possiede può spiegare e chi non possiede, difficilmente può capire. Il cane, miglior amico dell’uomo senza dubbio, ma un gatto è qualcosa di più. Un amante da corteggiare e conquistare ogni volta, sentendosi scelti ogni volta, e ogni volta sentirsi investiti dal loro sguardo puntato dritto sul fondo del nostro, un dono. Lo è per circa sette milioni di italiani, tanti quelli che ne posseggono almeno uno e se fate caso alle bacheche virtuali dei vostri amici, di solito uno su tre ha e la fortuna di conviverci, e uno su tre non potrà fare a meno di postarne foto un giorno sì e l’altro anche. Nei social ormai, ci sono più foto feline che umane.
Cos'è adottare o essere adottati da un gatto? Un’esperienza unica che oltre qualunque forma poetica non è solo l’accoglienza di un animaletto ad alleviare la solitudine, ma un’esperienza che è scambio e condivisione. Se ne dicono tante su questi compagni felini e di solito tutto ciò che si proferisce, è un diceria che non corrisponde alla realtà. E di solito tenuta in piedi da chi non ne ha mai avvicinato uno. Su quell'indipendenza decantata poi, ce ne sarebbe da smentire, un micio che va e poi torna che ti viene a cercare solo se ha fame; chiedete a un qualunque “padrone” di gatto vi racconterà di come il calore di questi esseri soprannaturali sia costante, che molti come agguerriti cani da guardia difenderebbero il loro umano contro chiunque, senza paura.
Di come non possono fare a meno di voi una volta scelti, una volta che il loro sguardo ha deciso di entrare in sintonia con il vostro. Accucciati ovunque voi siate, non sarete mai più soli, altro che indipendenza. E se su questa magnificenza si è scritto tanto, l’ultima opera sull'argomento, in ordine di tempo, è della scrittrice Marina Mander: “Il potere del miao. I gatti che mi hanno cambiato la vita” (Mondadori). “Se entra nella tua vita un gatto diventa metronomo della tua esistenza, portatore sano di benessere, di felicità”. Chi lo ha, lo sa. Sa di quell'amore infinito che è scelta, come accade tra noi umani che ci accostiamo per affinità, così loro scelgono noi avvicinando e accordando le nostre comuni affinità.
Perdersi nei loro sguardi è come osservare l’infinito. Osservate bene la fortuna di potervi perdere nel loro sguardo, quella perfezione contiene la purezza sincera della verità. Il loro sguardo non finisce mai, è oltre i limiti, è un racconto, è la risposta dell’anima, in una dimensione così minuscola tutta la grandezza fiera dei felini possentissimi di cui sono così stretti parenti, è tutta magnificenza. Grandi scrittori, poeti senza tempo, spendevano i loro versi nella ricerca di una parola che ne racchiudesse il significato, la perfezione, da Neruda a Baudelaire, da Poe a Bukowski. Molti piccoli compagni a quattro zampe, sono finiti tra le pagine di enormi romanzi, protagonisti di vite di artisti, di ore e di carta.
Così Sartre scriveva abbracciato al suo dolce compagno bianco con la testolina chiazzata di nero, Stephen King si faceva ritrarre col suo amico striato, e George Bernard Shaw chiamava il suo cucciolo come una delle sue opere famosissime “Pigmalion”. Ispirazioni e porte di mondi paralleli, comunque vogliate definirli, il binomio scrittore gatto vanta numeri altissimi probabilmente in merito anche al fattore indiscutibile: tanto amore, amore incondizionato e in cambio poco altro, perché ciò che un gatto vuole, oltre che l’ottemperanza delle esigenze primarie, è stare con il suo amico umano, tra tutti sicuramente il suo gioco preferito. E sfatiamo pure il mito della pigrizia, infondo seppur disteso a sbadigliare, è sempre in perenne movimento alla ricerca di un alito di vento leggero da sniffare muso in aria, del battito leggero di farfalla da inquadrare.
E se tutta questa lode vi sembra eccessiva pensate all'opera messa in atto dallo stilista Karl Lagerfeld per la sua birmana Choupette, testimonial per vari spot pubblicitari. L’eccentrico stilista ha deciso che tutti i proventi ricevuti dalla dolce gattina, debbano andare a lei in un fondo messo da parte per le sue esigenze, una specie di assicurazione - “pensione” gattara, per una modella dai diritti umani secondo il padrone, e dalla necessità di avere un futuro “sereno” come dice lui. Sano equilibrio da squilibrati? vi concediamo di dissentire, ma prima vi chiediamo di capire e osservare attentamente questi compagni silenziosi.
Come dice la scrittrice Mander: “Tutti vorrebbero avere davanti il tramonto più bello del mondo, tutti i giorni, per chi ha un gatto questo è possibile, sempre”. Amore purissimo, parola di chi l’ha conosciuto da vicino, a portata di muso.
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