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Cultura - SocietàStefania Castella

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16 Maggio 2015
Figli, cosa gli insegniamo, come li proteggiamo dal mondo fuori, da quello dentro.
di Stefania Castella



Figli, cosa gli insegniamo, come li proteggiamo dal mondo fuori, da quello dentro.
giovani soli
nel mondo:
quali difese?

Che cosa insegniamo ai nostri ragazzi è una delle domande più frequenti che salgono alla mente quando avvengono fatti che scuotono le coscienze. Siamo stati figli, siamo genitori oggi e pensiamo ai nostri giorni da adolescenti, alle bravate, alle cose che insieme si fanno quando da soli non si penserebbero neanche. L’ultimo fatto di cronaca si è appena concluso con i funerali di un giovane diciannovenne morto in gita scolastica.

 

I pareri di chi viene interpellato sull'argomento sono discordanti. Chi sottolinea che la maggior età è sufficiente perché cada ogni responsabilità (degli insegnanti innanzitutto) e chi ritiene utile eliminare le gite dove magari i ragazzi si trovano autorizzati a fare le bravate più impensabili. Nessuno è d'accordo. Goliardia, voglia di divertirsi, è successo a tutti, ma far passare tutto come un gioco non può essere legittimo. Come non si può legittimare il comportamento omertoso di chi ha aggiunto piccoli sassolini che poi insieme ad altri sono diventati macigni che atterrano su chi probabilmente è più debole per respingerli. I panni di una madre che resta sola, che sopravvive ad un figlio, nella cosa più innaturale che un esser umano possa mai sopportare, non vorremmo mai indossarli. Ma ci diciamo poteva succedere anche a me. E questo non può dare pace.

 

Crescere un figlio, dargli affetto, stargli vicino, dividendosi le giornate, i ricordi, le feste, i compleanni, pensando al futuro, alle cose da inventare. Tutti i progetti che un genitore costruisce nei pensieri notturni, sperando di riuscire a creare quelle basi su cui lui poserà domani i piedi e il futuro, proteggerlo, dargli la mano per attraversare la strada e poi sapere che ci saranno altre strade che dovrà attraversare da solo. Fidarsi. Di colpo ritrovarselo grande, sapere di quel momento in cui lo si dovrà lasciare andare. Andare nel mondo, perché nessuno può chiudere nessuno nell'illusione di un campana di vetro a proteggere.

 

Ma resistere al pensiero che “se fosse rimasto a casa sarebbe ancora vivo” è un dolore troppo difficile da concepire. Un pensiero che accompagnerà tutta la vita, come il rimorso che chissà se varcherà il pensiero di chi, quella sera, c’era. E altre sere, in altri momenti anche. Non è la prima volta che accade un fatto tragico simile a questo. La gita, gli scherzi, un alone, un buco in cui nessuno si è infilato e non può raccontare come sono andate le cose. È successo altre volte per altri giovanissimi, si beve, si fuma, in tanti forse, passando da una camera all'altra hanno tentato l’impresa mirabolante, tempo fa sembrava una moda. E poi succede, una caduta fatale, e il dolore dopo.

 

Restano solo dubbi e domande. Un suicidio? ma perché a vent'anni in un momento di allegria, di felicità, un giovane dovrebbe tentare il suicidio? Bullismo? nessuna voce a riguardo, nessuno ha visto, nessuno ha sentito, ogni volta lo stesso silenzio. Quale sia la strada giusta per evitare tragedie come queste ce lo chiediamo continuamente, ogni volta che accadono. Nessun responsabile, il più delle volte non si giunge a niente.

 

L’unica certezza è il mondo infinito e parallelo di questi figli sconosciuti. Li chiamino pure bamboccioni, perché magari restano tra le nostre mura fino a trent'anni, eppure delle loro vite la maggior parte delle volte, non sappiamo niente. Tra le loro pareti fatte di muri e di viaggi virtuali in mondi lontani da noi, hanno un universo che non immaginiamo e altissime barriere che non ci concederanno mai di varcare. Certe volte siamo come nemici che cercano di invadere il loro mondo, rispondono combattendoci. Arrivare ai loro paralleli troppo spesso è impossibile. Vietare le gite, come qualcuno chiede, non può essere una soluzione, bisognerebbe vietare qualunque aggregazione. Mettere un insegnante alle spalle di ogni ragazzo, impensabile. Come è impensabile sentir dire “Anche mio figlio è andato in gita è stato in Spagna, erano tanti, si sono divertiti molto” e un “Sei stata fortunata” come risposta. Non può essere una questione di fortuna ritornare vivi.

 

C’è qualcosa che manca in questi tempi, qualcosa che non ha niente a che fare con il destino…








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