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Cultura - SocietàStefania Castella

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14 Giugno 2015
Angeli, quelle presenze che aiutano a vivere
di Stefania Castella



Angeli, quelle presenze che aiutano a vivere
Angeli,
in tanti credono

CI sono momenti, e di più, ci sono frasi a cui ripensi per tutta la vita. In particolare una frase quando credevo di essere forte e di potercela fare da sola “credi che dirsi -sono solo, ce la faccio-, significhi essere abbastanza maturi da credere che sia possibile?” e che non chieder aiuto significhi essere forti? C’è un tempo e un momento in cui succede di crederci, eppure non è così. In un discorso del Papa è racchiusa la centralità di questo. “Essere come bambini, il loro atteggiamento la docilità il bisogno di consiglio e di aiuto…questa è la strada”.

 

Non dimostrarsi sempre grandi, sempre forti forse è la vera forza? Da questo nasce un argomento per qualcuno più reale che mai. Non siamo soli, probabilmente anche quando ci sentiamo soli. Qualcosa, qualcuno, ci protegge, chiamatelo Angelo, protettore, presenza. Molti ci credono, tanti ne sentono la presenza tangibile nella loro vita. La Chiesa ci dice che, si, accanto a noi, coesistono e ci sono a fianco per camminare insieme. Lo stesso Papa Francesco ricordandoci di essere come bambini, ci esorta ad uno stato mentale che va contro molti principi, primo tra tutti quello per cui, in certi deliri di onnipotenza, e certe volte nel dolore, spesso dimentichiamo che rivolgersi all'altro, salva. L’altro significa anche credere in una presenza che può alleviare l’anima.

 

Ci ricorda che nessuno è veramente solo. Non è solo una questione di Religione, gli Angeli, non sono solo per chi ha fede. Jung lo psicanalista svizzero parlava dell’ombra dello spirito guida, di una connessione intima con una percezione in qualche modo soprannaturale. E se per Kant la voce interiore non era che coscienza morale, per Socrate era una presenza costante che spesso guidava scelte e discernimenti. Presenza che guidava. Aiuto e protezione, sostegno, qualunque forma sia. CI credono il 50% degli americani, ci credono le persone comuni, ci credono i “Vip” come Denzel Washington, che racconta di aver incontrato il suo angelo custode da bambino, o Gwyneth Paltrow che sostiene di “sentire” la presenza del padre scomparso nel 2002.

 

Ci credono altrettanto fortemente in Italia, non ne fa mistero la bellissima attrice Dalila Di Lazzaro autrice di varie pubblicazioni tra cui “L’Angelo della mia vita” (Piemme) che anche recentemente ha raccontato di come la presenza del figlio Christian scomparso alla prematura età di 22 anni sia una partecipazione tangibile nella sua vita. Dalla prima lettera “passata” attraverso le mani di una medium in cui diceva sarebbe stato il suo Angelo custode, ai segni che la bellissima madre trova in giro sotto forma di cuori, prova secondo lei del suo Angelo speciale.

 

Seppure non tutti ammettono di crederci e per molti l’argomento non è che qualcosa di effimero, tante testimonianze parlano e raccontano. Soprattutto del bisogno che abbiamo di sentire una qualche forma di protezione. Quella sorta di voce che sembra, al bivio, indicarci la giusta direzione, quella salvazione come eco, che ti esorta a rialzarti quando intorno sembra tutto perduto.

 

Come non citare l’esperienza spesso raccontata dall'ex presidente Oscar Luigi Scalfato che raccontava di essere sfuggito ai tedeschi mentre “comodissimo ero nel mio vagone di terza classe, mi affacciai e vidi i tedeschi con quelle loro impressionanti divise. C’era un tedesco armato di tutto punto che avrebbe tolto a chiunque l’idea di scappare”. L’ex presidente richiamato alle armi, non si era più presentato e da tempo era rimasto senza documenti. Molti in quella circostanza avrebbero rischiato la fucilazione. Lui racconta di essersi sentito in quel momento come trasparente “io non esistevo, era come se non ci fossi”. Un fatto che a distanza di tempo non ha mai saputo spiegare.

 

Come non seppe mai spiegarsi, il grande regista Federico Fellini, quello che gli era accaduto nella camera che occupava al “Grand Hotel Rimini”, quando, dopo una caduta. battè la testa e ritrovandosi immobile sul pavimento passò parecchio tempo prima che si accorgesse di lui un bambino vestito alla marinara che secondo lui parlava inglese, e che, per non si capisce quale ragione, aveva spalancato la porta, ritrovando lui a terra e chiamando i soccorsi. Quel bambino non alloggiava nell'albergo, nessuno ne sapeva nulla.

 

Ancora, la ballerina Rossella Brescia che racconta di essere scampata a due situazioni in cui ha percepito un aiuto da non poter spiegare “umanamente”, durante un incidente d’auto scampato per un pelo, ed un altrettanto incidente su un palco per cui una telefonata di avvertimento della madre che aveva “sentito” il pericolo, le evitava un brutto momento. Poche delle tante testimonianze famose, altrettante ce ne sono di persone comuni che hanno piccole quotidiane prove.

 

Tanti potrebbero dissentire, nella frenesia dei giorni, fermarsi a pensare di poter avere le antenne dritte a certe percezioni può sembrare assurdo, eppure probabilmente è proprio una questione di percezione, e perché no, di potere interiore che non conosciamo, che incontriamo certe volte in alcune circostanze della vita, per cui diventiamo recettivi quanto basta per accorgerci di non essere abbandonati a noi stessi.

 

Questo ci dice che non è tanto la prova dell’esistenza, quanto la nostra capacità di crederci, di credere che non si vede soltanto con i sensi che conosciamo. I molti blog e le migliaia di pubblicazioni parlano di queste presenze, che seguono l’andamento delle nostre vite, che non distinguono il nostro essere buoni o meno, ognuno ha diritto alla sua presenza a fianco. Crederci, giusto o sbagliato che possa sembrare, è sicuramente un’ancora di salvezza per l’anima, qualcosa cui aggrapparsi nelle tempeste in cui ci perdiamo.

 

Nel dubbio, la risposta più valida forse è anche la più semplice in fondo, se ci fa stare bene, non può essere che un bene, e quindi…








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