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Cultura - SocietàStefania Castella

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18 Luglio 2015
Pam e Jim. Due ragazzi, un amore, una storia come tante, forse...
di Stefania Castella



Pam e Jim. Due ragazzi, un amore, una storia come tante, forse...
Pam e Jim
due anime

Le porte della percezione cominciavano appena a schiudersi come le pupille di Jim, prima larghe come un lago buio in cui affondare in piedi, poi strette come teste di spillo oltrepassate soltanto da un flebile rivolo di luce. Sotto quel palco, sotto ipnosi, guardare Jim era come assistere ad un rito ancestrale, restare intrappolati senza sentire il bisogno di altro. Tra i fianchi dondolanti lisci, di pelle nera, passare tutta la vita e gli occhi bistrati. Avvinghiata a quella pelle di serpente, Pam, unica, tra altre, tante troppe altre, comunque unica.

 

Tutto intorno vuoto e buio il solo fascio di luce, raggio invisibile partiva dallo sguardo dell’uno per infrangersi in quello dell’altra. Due unità assolutamente fuse e perse così maledettamente diverse dal resto. Jim era come nessuno del suo tempo, San Francisco e l’acid rock, i Byrds i Mamas and Papas, nessuna band rassomigliava a lui, nessuna a loro. Perché ognuno di loro diverso e amalgamato all'altro costituiva l’era nuova che mescolava il classico, la poesia, il teatro, tutto il mondo racchiuso tra le spalle sottili di quel Re Lucertola. Pam diversa dalla altre, nessuna come lei, sottile quasi eterea, pelle trasparente tutta occhi e sorrisi enormi, forte e fragile, ispirava abbracci e protezione in un’apparente gracilità, la sua forza. Non era una di quelle altre riccone di O.C. voleva tutto, provare tutto, chi la conosceva diceva che “lei flirtava in continuazione con la morte, voleva che la gente le prestasse attenzione, voleva vivere in modo rischioso e precario”. E rischioso e precario fu il legame con il suo Dio dell’olimpo, Dioniso e Apollo perso nel vino, nell'orgia delle sue poesie. Quando ancora non era una divinità in bianco e nero, il suo torace glabro sembrava ancora quello di un ragazzino fragile, guardandolo avresti pensato che avesse una cavità, porta di un mondo infinito di abisso, da cui tirava fuori le sue note da caverna, urla, strepiti, gemiti.

 

Strange days, e strange people, tutti e due, avrebbero potuto essere altro, ma erano troppo simili per esserlo. Magari avranno giurato mille volte amore eterno e sognato un matrimonio come gli altri “e figli come te o come me”. Andare via lontano da tutto, l’avranno sussurrato tra un dondolio e l’altro di fianchi madidi di sudore e folle orgasmica perdizione. Cosa importa se Pam c’era soprattutto quando era fuori, ed essere fuori voleva dire provare qualunque cosa dall'alcol alla coca, fino all'eroina, a Jim non piaceva tutto, odiava gli aghi, dettaglio futile o forse no.

 

Lui preferiva i fumi dell’alcol per attraversare l’altra dimensione, lontano dal mondo che stenta ad accogliere, che si ferma solo per bombardare, un mondo con poco senso, lei era “la mia compagna cosmica” diceva lui, sovrano di un regno fatto di sabbia instabile. Come quella sabbia del Nevada rimasta negli occhi di quando bambino la macchina ferma nel deserto incrociò quell'auto ribaltata, indiani e i loro corpi sparsi sull'asfalto. La convinzione che le loro anime fossero in lui, rimase dentro, sempre.

 

Anima da sciamano che sentiva come nessuno, che veniva fuori sul palco quando Jim smetteva di essere uno, e diveniva mille altri. Fuori da non sapere se esserlo davvero volesse dire essere rinchiuso dentro o lasciato lontano dal mondo, in bilico, sconnesso, crollato. Jim che si dimena, che salta, che si libra nell’aria che si masturba, che impreca, che scandalizza. Jim sotto braccio dell’ennesima divisa con lo sguardo altrove e una stupida pelliccia sul petto nudo. Pam in attesa, sempre, nell'angolo di una sala di registrazione o sotto un palco sospesa, solo per lui, sempre. Tra alti e bassi da otto volante folle, troppo in alto e poi improvvisamente schiantato al suolo. Esanimi, Jim certe volte sembrava morire, Jim moriva ogni volta. Come Pam dopo ogni buco. Lui che lei avrebbe voluto raccogliere tra le braccia ogni volta, lei che continuava a vivere nella sua testa in quella “Love Street” appesa all'anima del mondo, uno e altra, anche quando c’era un’altra o un altro da affiancare.

 

Lui perduto dietro una gonna, lei dietro un’ombra che le offriva l’ennesimo sballo. Lei che guidava follemente per raggiungere il loro bar, lui che si preoccupava, una coppia: “era mio marito” avrebbe detto a tutti Pam, dopo. Quando Jim l’aveva seguita a Parigi in cerca di una nuova vita e la sua figura riflessa nelle vetrine di quel quartiere di Le Marais, era gonfia quasi da essere irriconoscibile. Erano ancora due. Tra artisti di strada e mercatini, tra le poesie e le facce della gente, loro, facce come gli altri. Forse così avrebbero voluto essere. Poi quel giorno, The end, inspiegabile, mai chiarito, mai capito. Erano stati felici per brevi attimi, come bohemien, liberi ma pure sempre intrappolati in loro stessi

 

Lascia che ti aiuti, Jim, tienimi stretta, cantami una nuova bugia, ingannami ubriacandomi di nuove parole.

 

Forse soli, forse c’era un uomo, forse la loro camera, forse un bar. Forse Jim era steso a terra nel cesso squallido di un bar, e tirarlo a spalla per portarlo via fu un ultimo attimo di compassione per un uomo che moriva, forse, con troppi forse. L’unica certezza era stata catalogare tutto come un suicidio, in qualunque modo fosse stato, infarto, overdose, quel Dio dell’Olimpo per i suoi biografi “è morto per autodistruzione, e scoprire in quale maniera, è solo questione di determinare il calibro della metaforica pistola che lui stesso si è puntato alla tempia”. Quella vasca che nessuno aveva visto quella sepoltura a cui in pochi avevano assistito.

 

Le lancette degli orologi fermi da quel momento, soprattutto quelle di Pam, che continuò a parlare da sola quando non parlava con Jim. Quando lo seguì tre anni dopo, aveva la sua stessa età, 27 anni, e le battaglie vinte troppo tardi, servirono forse per restare scolpite su quell'ultimo marmo: Pamela Susan Morrison, lei era la moglie di James Douglas, detto Jim, Jim Morrison. Lo sapeva lei, lo sapeva lui, questo poteva bastare, adesso lo avrebbe saputo il mondo.

 

“Avvolgimi nella tua dolce pioggia Il tempo da cui sei fuggita Era troppo insensato Ci incontreremo ancora Ci incontreremo ancora. (Crystal Ship. The Doors)”.

 

Pam e Jim due ragazzi qualunque, solo due ragazzi.








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