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Cultura - SocietàStefania Castella

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20 Luglio 2015
Nella morsa del caldo, visioni da afa...
di Stefania Castella



Nella morsa del caldo, visioni da afa...
sognare spiagge
sconosciute...

L’Italia è una Repubblica affondata dal calore, tiene banco nei discorsi tra le fronti madide, per strada, nei bar, tra gli amici che postano malinconici “beati voi che lavorate, qui al mare non si resiste”. Chiusi in gabbie di aria condizionata a respirare vitale ossigeno (anche 28 gradi possono sembrare aria fresca se fuori ce ne sono quaranta) e chi non ce l’ha, continuerà a vagare lentamente con finte liste di spesa tra le mani tra reparti di piacevolissimi supermercati. Fortuna che esistono i consigli ennesimi tipo “non uscire nelle ore di punta” e tocca guardare l’orologio e poi scoprirsi a tornare indietro: “no adesso no, l’ha detto l’esperto” ma non c’è un’ora più fresca dell’altra se alle venti serali sono ancora trenta gradi.

 

Tristi zombie abitanti di città perdute al sole come oasi ondulate nei riverberi da deserto, una vasca di plastica qua e là a decorare giardini e terrazzi e poca forza per riempirla e svuotarla (di solito si aspetta settembre per richiuderla e basta). Torride strade in cui si parcheggia apposta al sole per selfare l’automobile e postare la temperatura oscillante tra i quaranta e i (Giuro) centottanta gradi di un amico che commenta “posso cuocerci le pizze”, anche le auto hanno diritto al loro attimo di notorietà.

 

Indecisi su come abbigliarsi o se seguire le teorie della nonna che ogni anno puntualmente ricorda che “mica nel deserto i Tuareg girano in canotta?” e si ostina a consigliare la lana sulla pelle per non variare la temperatura e a nulla vale replicare che stare a ottanta gradi stabilmente, potrebbe fare comunque male. Dare da bere a bambini ed anziani (che forse in questo caso potrebbero smettere di consigliare lana a gogò), come fossero criceti in gabbiette a ruotare su rumorose girandole soffiate da Caronte, e Flegetonte (o Flegetone come preferite) disperati ascoltiamo le parole dei colonnelli serali nella speranza che facciano una danza portatrice di pioggia, qualcuno addirittura se la prende con loro come fosse loro la colpa del caldo ostinato.

 

“Un Luglio così non si vedeva da 150 anni”, gli amanti delle statistiche godono delle cifre come se il caldo non li sfiorasse, “il peggio deve ancora venire” i nostalgici delle catastrofi meteorologiche, sempre sul pezzo quando si tratta dei mutamenti global temporali. Chi si preoccupa dello scioglimento dei ghiacci in Groenlandia, chi dello spostamento degli orsi bianchi (dalla Groenlandia), chi si occupa dello spostamento del corpo che immerso nei ghiacciai della Groenlandia starebbe molto meglio che stretto nella morsa di una metro nell'ora di punta (si sciolgono i ghiacciai, ma farebbero comunque un bel freschetto…). Inutili docce fredde e finta indecisione davanti al frigo solo per sentire l’arietta che ne viene fuori, cibi leggeri come da consiglio, del tipo insalatina, e insanissimo bisogno di barbecue che non si sposa molto con il consiglio sulla leggerezza.

 

Black out da consumi eccessivi di corrente, e ostinate file in auto facendosi male nel traffico, tra un po’ il via ai consigli per le partenze intelligenti, sperando di essere stupidi e non partire allo stesso orario dei milioni di intelligenti. Andate e ritorni da flagellazione autostradale curve sconosciute e navigatori esausti di dirvi di svoltare a sinistra, invano, perché di solito siamo imperterriti e convinti che la spiaggetta isolata sia di nostra esclusiva conoscenza, e non di altre centinaia come noi.

 

Rassegnati torniamo a casa dove ci aspettano serate di repliche televisive, gag di Raimondo e Sandra o Barzellette del tempo che fu, che quelli della tv sono tutti in lista sulla rivista, perduti tra le spiagge, a farci chiedere anche quest’anno quando Ilary e Totti avranno il terzo figlio e chi ha il lato B più sodo tra Belén e Virginia Raffaele. Quasi quasi viene da dire, rimbambiteci di cocco bello, lasciateci spiaggiare senza ritorno, senza casello, senza tornanti a ritornare, traghettateci verso piogge che non arriveranno mai, e se poi dovessero arrivare sarebbero altro di cui parlare del tipo: “mai vista tanta acqua dal tempo di Noè”.

 

Attendiamo nuovi consigli e nuove opinioni di sondaggisti settembrini, quando magari arriverà l’autunno che “mai si è visto un autunno più autunno di così” in attesa sventoliamoci di sano ventilatore, inizia una nuova replica, mai vista una replica così.








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