 | Cecil il Re Leone |
Cecil il grande Re, viveva da 13 anni nel Parco nazionale dello Hwange. Criniera nera, segnale distintivo della specie più adorata dalle femmine della sua specie, fiero, maestoso, a suo modo invincibile, non per tutti però, non per sempre. La sua pelle è costata più di 50.000 dollari, tale è la cifra pagata per farne un trofeo, da chi voleva essere più fiero di lui, e per farlo aveva bisogno della sua testa.
Sovrano spodestato dalla innaturale legge della nostra natura (non di tutti certo). La questione non è tanto (come qualcuno sostiene) che ci si preoccupi più della sorte di un leone che di tutte le problematiche che ci affliggono, ma di quanto sia triste tutta la vicenda. Mister Walter James Palmer al momento latitante, dentista con studio momentaneamente chiuso a Bloomington, non era alla prima battuta di caccia grossa. Il cinquantenne americano, è stato protagonista della cronaca già altre volte a causa delle sue passioni, più famoso a quanto pare per l’uso di arco e freccia che per il trapano, grandi vanti in Post da Dio dell’Olimpo, ai piedi prede di varia taglia, uccise a suo dire senza neanche aver bisogno del fucile.
La cosa per Cecil però non è andata proprio così. Il leone non era prima di tutto un leone qualunque, dotato di collare GPS era seguito dai ricercatori di Oxford e considerato il simbolo dell’area protetta, per questo si è dovuto trovare un sistema alternativo per avere il suo scalpo. Mentre le guide accompagnatrici dell’odontoiatra si difendono a colpi di “abbiamo fatto tutto alla luce el sole, ma il collare non l’abbiamo visto c’era troppo buio” (fate un po' voi), il ministro dell’ambiente del paese africano Oppah Muchinguri precisa che quel tipo di caccia non è consentita dalle leggi locali. Francamente più che caccia una vigliacca imboscata, dato che il leone è stato attirato fuori dal luogo protetto tramite una carcassa di elefante, e ritrovato distante in un non ben precisato luogo.
Colpito da una freccia (colpo non mortale) ha vagato agonizzante per due giorni, prima di essere scovato e fatto fuori a colpi di fucile dal dentista, quindi scuoiato e decapitato. Non è certo il solo dato che il mercato è ricco di offerte per tutti gli aspiranti cecchini che vogliono provare l’ebbrezza della caccia all'irraggiungibile. Disposti a pagare cifre da capogiro per portare a casa un trofeo, e postare la foto sul profilo da social, bacheca moderna dove appendere la propria gloria e la testa della fiera.
L’ultima ad alzare la voce, una signorina di origine italiana fotografata come un’eroina con ai piedi arrotolata un’enorme giraffa frutto della sua ammirata (da più di 4 milioni di fans) bravura di cacciatrice. Una sfilza di foto a testimonianza delle imprese enormità di vanto e gloria che forse chi (come la sottoscritta) non intende la caccia, non riesce a concepire. Che gloria dovrebbe avere l’uomo che si misura con le fiere con fucile a braccetto?. Il caso Palmer, non terminerà facilmente se ne chiede l’estradizione in Zimbabwe per misurarne la portata laddove si è mossa la storia.
Nell'attesa non sorride più dalla foto del sito di rappresentanza dello studio il dentista nascosto anche lui, braccato come una delle sue prede. Chissà se riusciranno a scovarlo o se ha imparato tecniche da preda oltre che cacciatore sul campo, anche lui, attendiamo nuovi risvolti, e nell'attesa salutiamo i piccoli di Cecil. Il Re Leone aveva dei piccoli ma questo non interessa ai cacciatori di trofei, fieri delle loro ardimentose costosissime imprese.
|