 | sexy toys il mercato cresce |
L’argomento scotta tanto quanto le temperature attuali, e se in uno spot di tempo fa un “Antò fa caldo” metteva in proporzione inversa eros e calore allora concediamoci di scioglierci in un argomento a tema, aggiungendo che il dado è tratto, e il cappello è fatto. Luoghi comuni, probabilmente.
Se proprio volessimo iniziare a dare dei numeri, inizieremmo con una percentuale che supera il 70, tale è la cifra di donne che non hanno mai provato piacere, secondo un recente studio americano. La parte restante ha finto almeno una volta, della piccola rimanenza non si parla, e aggiungiamo alcune note all'argomento, tralasciando tutte le altre che provano più piacere e goduria in un giro di shopping sfrenato e orgasmico finale nell'acquisto di un nuovo paio di svettanti stiletti. Cosa associare all'eros e quindi al sesso, se non il gioco, e quello inteso come complicità, ma anche nella fattispecie del gioco, come giocattolo, che nelle signore e signorine del nord Europa pare presente in ogni beauty, in quelle italiane, celato in comodini soprattutto di coppie sposate, annoiate dalla routine. Il giochino, non è certo una nuova novità, il primo prototipo di “trastullatore vibrante” nasceva intorno all'ottocento e più che occuparsi di toccare le romantiche (dato il periodo) corde dell’animo, cercava di arrivare a ben altre corde, ufficialmente col dovere di calmare le scalmane da isteria delle signore in epoca vittoriana, guarendole dal male del secolo (che comportava nella maggior parte dei casi l’isterectomia non si sa se per un motivo in più dell’assonanza).
Nel suo “Hysteria” del 2011 Tanya Wexler raccontava proprio della nascita dei primi vibratori, di come J. Mortimer Granville li avesse perfezionati partendo dal modello inventato dall'americano George Taylor. La scena cult quella della prostituta che ne testava l’efficacia dandone evidentemente parere positivo sulle note di una “Sempre libera” da Traviata, parlava chiaro. Permettiamoci anche di chiederci se accade ancora oggi, visto che, se esiste un prodotto, deve esistere un collaudatore e il “Daily Mail” ce lo conferma, citando la storia della simpatica inglese trentenne che ha preferito rinunciare ad un lavoro in banca, per avviarsi nella professione di collaudatrice professionale di gadget erotici. 20.000 euro l’anno, e almeno 15 orgasmi settimanali, il certo per l’incerto, e quando si dice evitare di portarsi il lavoro a casa…
Ma quanto vale il mercato del gadget erotico? Molto, come potrete immaginare. Fior fior di professionisti ben studiati dagli esperti che ne disegnano profili di ricchi potenti e pronti a spendere cifre ragguardevoli per stupire le compagne, perché non pensate subito ad oggetti sempre e solo solitari e pensate a quanti li utilizzano come strumenti di coppia. A loro evidentemente, si punta. Moderni accessori, i nuovi modelli, si arrogano comunque sia, il diritto di fare come e anche meglio del partner, almeno in questioni di tempistica, promettendo meraviglie in tempi attualissimi e quindi ridottissimi (dato che oramai non c’è più tempo per nulla). Più di qualunque amante reale, gli ultimi nati battono sul tempo andando dai due ai cinque minuti o poco più per compiere l’agognato dovere. Piacere di lusso, che è un lusso dedicarsi al piacere e per qualcuno val la pena spendere centinaia di euro, come l’ultimo di casa tedesca, modello in edizione limitata, prezzo base: 200 euro, per uno strumento dalle fattezze di un termometro, nome evocativo e stuzzicante che tradotto dice “sciupafemmine” o “donnaiolo” “Womanizer” (cantato anche da Britney Spears qualche anno fa).
Promette di stupire e ci chiediamo ingenuamente come si sia così affollato il mercato e se un oggetto possa davvero toccare nel profondo, cancellando tutta quella idea della fusione tra sesso e amore, e ancor di più coinvolgimento di cuore e mente, ma più praticamente, quanto sia essenziale cercare il punto esatto del piacere la ricerca di un fatidico punto G da conquistare quando abbiamo assodato abbia una radice fondamentale che passa diretta per il cervello. Da lì parte ogni premessa inclusa di preliminari che fanno di qualunque gadget, un piccolo espediente per raggiungere il sodo il più in fretta possibile, cosa che non si sposa sempre con il buon sesso. Nudo e crudo.
Allora come diceva nell'appropriato “Monologhi della vagina” Eve Ensler basterebbe uno specchio e allora aggiungeremmo noi, basterebbe uno sguardo per accendere una miccia. Ma se gioco deve essere, che sia divertimento senza svenamento, e date un’occhiata in giro che di alternative a basso costo ce ne sono parecchie anche intorno a voi (dalle cinture ai piumini da spolvero ai becchi d’oca per capelli!) se pure eros e piacere devono essere beni di lusso, allora c’è da rivedere un po’ di priorità…
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