 | | I Rodriguez |
Estate balorda per tanti, troppi versi. Estate di eccessi, troppo caldo, troppa siccità, poi improvvisa troppa acqua, troppa criticità. Tutto all'ennesima potenza, cronache battono continui sfaceli, dal fronte giovani nessuna buona nuova. Le brutture della ricerca dello sballo in più e i soliti discorsi sulle mancanze, dolori di sensi di colpa, più vivi che mai. La famiglia, che manca, che c’è ma non abbastanza, latitanze che significavano libertà, indipendenza, e tutto come illusione, come un brutto boomerang, ritorna in piena faccia. In mezzo a queste, spiccano le vite altrui dalle pagine dei social, accostate alle vite dei comuni mortali, quelle dei cosiddetti vip: very important people, perpetuamente sotto i riflettori per scelte (una volta altrui) perlopiù proprie.
Una tra tutte, la più bella del reame, sotto i riflettori ci passa praticamente la metà della giornata, e se non sono quelli degli altri, sono i suoi personalissimi flash. C’è però in questa vita social, qualcosa che getta il seme della riflessione, perché Belén non è solo un fenomeno nel senso della smisurata misura, in quanto dotata di corpo da meraviglia della natura. Brava è brava, dritta altrettanto. I suoi post più continui e cospicui dei nostri ricordi appuntati su infantili diari. Ma c’è un lancia che urge spezzare. Le vacanze della signora De Martino quelle che da qualche anno condivide con i suoi milioni di fans, sono all'insegna della quadratura del cerchio familiare e da quando nasceva il piccolo Santiago di più. Raccontano dello shoot fotografico, ma non solo, sono braciate con papà, passeggiate con mammà, bagni in piscina (certo non da comuni mortali) tra fratelli, sorelle e bimbo sempre in primo piano, insomma se non fosse uno scorcio non di certo da normali normo dotati (fisico/economica-mente) sarebbe come vedere le foto delle vacanze della nostra famiglia, della famiglia della nostra vicina etc. etc.… Checché se ne dica, le estati instagrammate della bella Belén, sono tutte gira e ammira di composizioni che sanno di vero calore, di vero affetto e se non vi fossero le scultoree forme delle sorelle Rodríguez se ne noterebbe soltanto l’affiatamento familiare. A sottolineare questo scorcio intimista, uno degli ultimi post della bella argentina che fa il giro del web in queste ore. Raggiante confessione facebook rivelatrice diceva: “Finalmente dopo 10 anni di una meravigliosa vita in questo paese, un paese che mi ha regalato tutto, un paese che mi ha dato la possibilità di essere chi volevo 'essere', un paese dove la gente mi ha resa felice, e mi ha dimostrato un affetto smisurato giorno dopo giorno, sempre in crescendo, dopo 10 anni sono riuscita a convincere i miei a venire a vivere qui con noi, un sogno che si avvera, e mi rende se possibile ancora più felice». Il post continua: «Si accorciano finalmente le distanze, non devo fare finta di stare bene ogni volta che li porto al aeroporto, non devo fare più finta di essere così forte, quando in realtà non lo sono, adesso posso continuare a fare la piccola sulle loro spalle quando ne avrò bisogno».
E la verità? È che colpisce e che vogliamo, pretendiamo, di crederci perché sotto sotto dice una e dice mille verità. Dice dell’indipendenza, della libertà, e poi dice della mancanza, e dice tutto. Lo dice, come potrebbero dirlo tanti, ripensando ai percorsi, alle fughe quindicenni e fisiologiche, alle ribellioni adolescenziali e poi quelle dei vent'anni e il bisogno di andare, staccare. Porte che sbattono, pianti, litigi, isterie… C’è un momento comune per tutti in cui la libertà è una parola con la quale ci si riempie la bocca a piene mani. Libertà, certo, bisogno, necessità anche questo è il corso naturale delle cose, come però l’inverso, che pure accade, improvviso o lento e strisciante, accade. S’infila come pensiero piccolo piccolo e richiama a girare gli occhi all'indietro e rivedere, ritrovare. Sentirsi figli, è una cosa che va, e che ritorna. Succede. Puoi essere solo, o avere una famiglia tua, un figlio a cui badare, un lavoro cui dedicarti, quella porta prima o poi ti mancherà. Hai voglia a raccontare di bamboccioni che non mollano il nido, a fronte di certi numeri ce ne sono tanti altri, che il volo lo hanno spiccato da tanto, tenendo lo sguardo altrove, ma pure a giocare a fare i duri, partendo alla conquista del mondo, c’è un momento in cui quello che avevi ti mancherà.
Quando fai le tue valigie le riempi di ambizioni, di sogni e parti come quella freccia scoccata da un arco che cominciava a frenarti, e dopo aver percorso la tua parabola, sentirai quella piccola nostalgia che ti vorrebbe indietro, sentirai che hai bisogno di loro accanto, che non te ne frega niente della libertà e tenetevi pure archi e frecce, che l’unica cosa che vorresti è il rifugio felice di un tempo, loro. La tua famiglia. Lo sa la bella Belén, che il mondo ha conquistato partendo da sola e costruendo il suo di mondo felice a cui però mancava un pezzetto perché fosse perfetto. Perfetto come quello di noi comuni mortali che siamo stati studenti fuori sede, o indomiti girovaghi in cerca del proprio Io, cervelli in fuga in cerca di identità. Certo casa è ovunque è il tuo cuore, ma piccoli pezzetti li lasci tra le mura di quella casa, che non ti sembrerà mai come nessun’altra casa. Oggi più che mai in mezzo a questo mare di gioventù bruciate dall'urgenza della fuga più di ieri, e dello sballo più di sempre, un ritorno forse sarebbe giovamento.
E un sindaco si dimette sentendo di aver offeso la memoria di una famiglia distrutta dall'ennesima tragedia, di quest’ennesima vittima della follia, le mancanze i “dov'eravamo a quell'ora?” quest’estate pesante porta con sé la prepotenza dei bisogni, ormai insoddisfatte realtà all'ennesima potenza e forse insieme, anche un bisogno di abbraccio, di ritorno, che “anche i duri”, come diceva il Blasco: “Loro non lo dicono ma…piangono contro i muri…”
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