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Cultura - SocietàStefania Castella

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09 Settembre 2015
Selfie estremi. Rischio, fotografo, quindi sono. Generazioni perdute dietro un flash
di Stefania Castella



Selfie estremi. Rischio, fotografo, quindi sono. Generazioni perdute dietro un flash
Selfie con toro

Adrenalina, sindrome del “Grande fratello”, chiamatela come volete, ma la mania del selfie estremo che nel 2014 ha mietuto un gran numero di giovani vittime, avvia il 2015 allo stesso primato. Di pochi giorni fa, la notizia della bravata di due giovani torinesi scampate all'ennesima tragedia sui binari del treno vicino la stazione Stura. Una distesa, l’altra pronta, cellulare alla mano, allo scatto, immobili fino all'arrivo del Frecciarossa Roma-Torino il cui macchinista, pur frenando, ha temuto comunque l’impatto, dati i tempi che si impiegano per l’arresto del treno. Convinto di aver travolto le giovani ha comunicato alla centrale l’incidente rendendosi poi conto che oramai le tracce delle ragazze erano già disperse. Il treno è rimasto comunque fermo per più di un’ora per gli accertamenti. E stavolta non c’è scappato il morto, come purtroppo è accaduto in altre situazioni.


Scatti sempre più estremi e pericolosi: con lo squalo alle spalle, appoggiati nientemeno che al braccio del Cristo Redentore in Brasile, sul bordo di un vulcano in procinto di esplodere, dall'alto di un ponte in bilico, alla guida di auto o moto (e certo non in sosta), nel vuoto chilometrico dall'alto di un grattacielo. In Russia, che detiene un buon primato in quanto a eccessi da scatto, alcuni giovani si sono fatti esplodere per un selfie con una granata tra le mani, miracolosamente sopravvissuto soltanto il telefonino, ed è costata la vita ad almeno un paio di giovani la moda dello scatto con la pistola alla tempia, ultimo un giovane diciannovenne texano padre di un bimbo piccolo, che avrebbe iniziato a giorni il college, cosa che non farà mai, avendo per sbaglio premuto il grilletto per quello scatto in più. Proprio dopo lo sparo alla tempia di una ventunenne russa gravemente ferita, ma fortunatamente ancora in vita, dal Cremlino si è deciso di diffondere un vademecum per selfie sicuri, con riportate le immagini-divieto degli scatti più diffusi e pericolosi.

 

Cartelli come quelli stradali intravisti anche in Italia. Vietato scattare alla guida dell’auto (in moto), mettersi al centro di una carreggiata tra le auto sfreccianti, al fianco di animali pericolosi, solo alcune delle icone che purtroppo si vedono realmente tra i vari video postati da folli che fanno di queste pratiche, veri sport estremi. Darsi fuoco o salire sul tetto di un treno in corsa sfidando i fili dell’altra tensione.

 

Non si capisce quanto un attimo possa costare caro, quanto la vita sia diventata nient’altro che un gioco da mostrare al mondo, prima di un atto estremo, come correre il più velocemente possibile prima di essere travolti da un bel gruppo di tori in fuga. Proprio da una corsa di tori simile a quella di Pamplona arriva il selfie più estremo, per l’esattezza dalla “Houston Bull Run” lo scatto del protagonista Christian, immortalatosi nella fuga dalle corna dei bestioni lanciati nella corsa, ha raggiunto i siti di tutto il mondo. La vita in bilico per una condivisione in più, l’occhio del mondo addosso rischiando di ammazzarsi o provocare incidenti. In Italia il 22% di giovani tra i 17 e i 19 anni ammette di aver fatto uno scatto guidando il motorino, una pratica omicida e assassina, che non rende più forti o coraggiosi, non fa che riportare quanto certe categorie di persone abbiano bisogno di urlare al mondo, sbandierare una finta corazza di potenza, con atti estremi che non possiamo che giudicare assolutamente malati, e con nessuno sfondo di utilità, o dimostrazione da eroi.

 

Perdere la vita perché qualcuno ci condivida su un social è l’immagine più triste di una generazione che ormai non sa più che cos'altro mostrare e dimostrare.








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