 | Donne e lavoro binomio difficile |
Da grande voglio fare l’astronauta. La farai bambina, perché oggi abbiamo imparato che i sogni, quelli più determinati vanno oltre i limiti.
Ma non è tanto il lancio di un sogno il più in alto possibile, quanto la quotidiana fatica perché si realizzi anche il più “normale” dei desideri, quello fatto di scelte spesso difficili, dolorose.
Oggi una donna su due lavora, e ha figli. Sembra una buona misura, ma in realtà… Ecco, crisi a parte, a parte considerare che tutto è un lusso, persino il diritto ad un mestiere che permetta di campare, una su due può permettersi di portare avanti (con molte difficoltà) la baracca, dividendosi tra dentro e fuori. Chi il lavoro se lo è guadagnato con sacrificio e dedizione prima o poi fa i conti con il bivio, la scelta tra la carriera e la famiglia con il seguito di strascichi frustranti. Incontri facce, raccogli storie.
Ascolti di V. che ha trent'anni e che ha dovuto lasciare quando aspettava la prima bimba e un posto non l’ha più trovato, ancora si chiede se sia l’unica. Non è l’unica. Di A. che macina chilometri tra stage e master per arrotondare, fa la commessa part time, ha passato sui libri metà della sua vita perché ci credeva, lascia il bimbo alla madre lontano da casa, si considera fortunata perché ha qualcuno su cui contare.
M. non risponde, ride, la bimba ha un anno e mezzo, una laurea chiusa in un cassetto probabilmente un posto in ospedale non salterà fuori mai “e meno male” dice “come farei con lei?” Ce ne sono tante che non possono nemmeno prendersi la pausa del dubbio, la libertà della scelta, rinunciare è la soluzione unica. Altro che quote rosa, a prendere il volo ce ne vuole di fatica e la quota, le donne non la raggiungono quasi mai, hai voglia a parlare di parità, per le donne la scelta è più difficile, sempre.
Il senso di colpa è insito, è nel ventre, e tutto ciò che sfora dalla cerchia della donna che bada a tutto, quella che una volta era la brava massaia e poi ha mutato di aspetto ma di certo non di concetto, tutto quello che ruota fuori dal quadro, è un in più che non le spetta, è un dono, un’eccezione. L’eccezione, la crisi, quando dalla sera alla mattina ci si accorge che lavorare è una necessità e che nella stragrande maggioranza dei casi con un solo stipendio in casa non si arriva a fine mese. A quel punto dovrebbe scattare la parola “collaborazione” che spesso è solo e soltanto una parola con nessuna prova tangibile di esistenza.
Non è medioevo, è attualità rimasta immutata nel tempo, dal tempo dei reggiseni al rogo, giusto quelli probabilmente sono cambiati nella forma. Parallelamente, donna- mamma -lavoratrice non ci vanno senza attraversare percorsi tortuosi e impossibili. Chi non ha la smisurata fortuna di avere la rete familiare intorno, fata di nonni e zii premurosi e presenti, è spacciata.
Non tutte possono permettersi la baby sitter, l’asilo privato raggiunge cifre che uno stipendio “normale” non permette di coprire, non tutti i mariti-compagni (a parte quelli degli spot e rare eccezioni) sono disponibili a dividersi i compiti. Non si vive di eccezioni purtroppo, per cui, la scelta è obbligata. Certe volte sul piatto della bilancia il peso della fatica è spropositato, il guadagno praticamente nullo, il senso di fallimento perenne.
Non è un caso che il tasso di natalità del nostro paese sia tra i più bassi, se pensiamo che tenersi stretto il fatidico posto significa non staccare per non perdere neanche un attimo, dimostrarsi forti e scattanti e pronte a rinunciare a tutto per andare avanti con un senso di logica che non ha molta logica. Con il peso sulle spalle e la capacità di essere più di una, spesso madre, padre, tutto fare, le donne di potenzialità ne avrebbero da vendere, e le vendono le possibilità, a chi, sicuro di poter contare su chi cura il nido familiare, può permettersi scelte senza dolori.
Il lavoro considerato contentino, quando il diritto alla dignità dovrebbe essere per tutti. Sogna pure di fare l’astronauta, donna di domani, che si possa realizzare il miraggio di vedere le stelle da vicino, e che si possa realizzare anche il sogno più semplice che permetta di portare avanti con la stessa dose di passione e forza qualunque scelta. Il peso della civiltà di un paese dovrebbe misurarsi da questo. La stanchezza nascosta da un filo di correttore che copre le occhiaie, i segni di un tempo che delude, le donne sanno portare con leggerezza tutto il peso della fatica quotidiana, un occhio al sogno, uno a chi si affida al loro abbraccio che sia di moglie che sia di madre.
Sarebbe bello non doversi sentire costrette a scegliere ma essere libere di vivere ogni possibilità.
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