 | | violenza sulle donne | Lei somiglia a noi, a tante altre ragazze o almeno potrebbe somigliare a tante altre a tante della sua età. Un cuore simile ad altri, infatti non è sola, sono tante le vittime dell’amore se così si può chiamare anche se questa è un’apparente forma, distante, che con l’amore non ha nulla a che fare. Centinaia, migliaia di vittime di un meccanismo perverso che è l’assoluto pensiero fisso "o con me o con nessun altro". Una delle ultime vittime, undici mesi di coma e un futuro sospeso, impossibile, negato, un carnefice con una pena scontata al primo grado, un carnefice da reinserire a meno di dieci anni in società, l’unica condannata, la vittima, ad una pena da ergastolano senza aver commesso nessun crimine, con la sola colpa di aver incontrato la persona sbagliata, se può essere una colpa.
Condannata insieme alla sua famiglia sospesa nel dolore come lei, che un genitore preferirebbe morire piuttosto che sentirsi impotente di fronte al dolore di un figlio. Sono tante, sono troppe a fidarsi ciecamente di carnefici senza scrupoli che le tengono in pungo come piccoli giocattoli da utilizzare a piacimento e poi buttare via alla prima occasione. Restano le parole di una madre: "io la vostra legge non la capisco" il dolore di un padre che non regge, che sviene alla lettura della sentenza, e un presente che sembra solo un grosso macigno come quello che è stato il corpo e la brutalità di un uomo che avrebbe dovuto amare e invece si è scagliato su quella che era la donna che gli stava accanto, senza fermarsi fino a che quel corpo non è rimasto inerme, il corpo di una donna attraversato dalla vita, ora fermo, immobile, perso con lo sguardo in un limbo dal quale nessuna sentenza potrà liberarlo. "Il problema dei maschi è il controllo dell’aggressività" dicono gli esperti e troppo spesso l’involucro protettivo di madri sostegno troppo invadenti.
E c’è qualcosa che sembra disturbante, perché se la figura della madre, della donna, è così tanto presente, allora non si spiega perché il maschio dovrebbe in qualche modo cercare una difesa, e come difesa usare l’attacco. Cosa dovremmo fare con i nostri figli per insegnare loro il rispetto dell’altro, il rispetto dell’amore che non sia possessione. Molto probabilmente evitare la claustrofobia, aiutare i nostri maschi a vivere l’esperienza emotiva come qualcosa mirata al bene e non all'ossessione. Uomini che restano immaturi che non sanno rispondere alle esigenze di prevaricazione, in cerca di vittime, capri espiatori, valvole di sfogo per frustrazioni mal espresse. Non generalizzeremo, non sono tutti così dolorosamente incapaci, ci sono padri figure complementari, uomini che sanno amare senza sentirsi razze superiori, e allo stesso modo donne carnefici non mancano nella letteratura come nella cronaca, eppure continuano ad essere troppi i casi di femminicidio, donne cavie di un amore malato. Amori che sanno ferire anche senza uccidere, minando l’autostima, svuotando le vittime di affetti salvifici fatti di amici e famiglia che spesso vengono allontanati per fare della "cosa" amata, un oggetto solo, senza possibilità di scampo, facendo delle compagne involucri incapaci di autonomia perché tanto spesso la violenza può esistere anche senza lasciare nessun livido.
Violenza che spesso la stessa vittima non sa distinguere o inquadrare, pensa sia una questione momentanea "è successo ma non ricapiterà" ed è già un errore, chi ti ama non ti sovrasta in nessuna occasione, chi alza le mani una volta lo farà sempre, chi alza le mani non ha giustificazione, non ha ragione. Aiutiamo i nostri figli, educhiamoli alla responsabilità, all'indipendenza emotiva, ad affrontare le conseguenze delle proprie azioni, a non fuggire le responsabilità, a crescere con dignità e la dignità è nella misura in cui imparano a rapportarsi all'altro sesso senza sentirsi padroni. Aiutiamo i nostri uomini a crescere da uomini, a non sottrarsi ad essere compagni che si fidano dell’altro, che si fidano di sé stessi, a stare bene con l’altro proprio perché bene con sé stessi, a gestire le affettività. Chi ti ama ti affianca, non ti sovrasta in nessun modo, impariamolo, insegniamolo, perché non ci siano più vittime dell’amore, dell’amore malato.
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