 | | il macello di Ghedi |
La voce di una giornalista coraggiosa per denunciare gli orrori di un macello. Uno dei tanti, una luce nella notte, un faro puntato sul mondo conosciuto da pochi, forse solo dagli addetti ai lavori, perché possiamo solo immaginare e molto lontanamente, le condizioni in cui versano gli animali in queste trappole. Allevamenti-batterie, che trattano queste bestie alla stregua di cose che entrano in una forma, escono in quella che servirà a sfamare noi: “Questi non sono animali, ma macchine di trasformazione”.
Dice infatti il dottor Veronesi. “Gli allevamenti intensivi sono lager? Non mi sorprende fa parte del gioco al massacro”. L’oncologo, vegetariano convinto da anni, non usa mezzi termini per definire la situazione, considerando che gli animali per l’uomo sono solo “prodotti per far soldi”. Orrori quotidiani, prigioni che parole per descriverle quasi non si trovano. Pratiche di maltrattamento che infetteranno la carne, che sarà messa in vendita, che finirà sulle nostre tavole.
Tra un fatto che emerge e le giustificazioni che verranno poi, in mezzo ci siamo noi, e mille altri macelli che sfuggono ai controlli, che si muovono nella connivenza assassina. Giulia Innocenzi si infila tra le storie cruenti e crudeli, in prima linea, ed è una vergognosa linea rossa di sangue, e badate bene che non è la linea di demarcazione tra la morale e l’immorale, ma un fatto che costituisce un reato per il pericolo che si innesca nel trattamento anomalo, al di là di ogni ragionevole senso. Un senso non ce n’è anzi, se proprio vogliamo parlare di sensi c’è da sentirsi rivoltare le budella oltre che la coscienza a pensare dove arrivi la brutalità di certe azioni. La legge dalla sua prevede che gli animali che non deambulano e che arrivano comunque al macello andrebbero portati con barelle apposite, o macellati sul camion che le trasporta. Il servizio della giornalista invece riprende scene terrificanti in cui un muletto spinge, solleva, strattona animali, come fossero pezzi di ricambio da buttare via. Vorrei aggiungere che doveroso è sottolineare che nessuno si aspetta di osservare scene di campagna da telefilm, ma neanche orripilanti flash back degni del migliore Tarantino.
Tutto è cominciato con una telefonata minacciosa nei confronti di una veterinaria alla quale viene intimato di allentare i controlli di un macello (nello specifico la Italcarni di Ghedi a Brescia). Quello che la procura attraverso le telecamere istallate e tenute in visione per circa un mese, mostra, sono scene allucinanti. Raccontano le violenze gratuite nei confronti di bestie prese a calci, trascinate con catene, stordite e sollevate da muletti come oggetti senza più la forza di tenersi in piedi. Una crudeltà inutile che in alcuni tratti diverte persino qualche faccia. La violenza perpetrata non lede solo l’animale, è altamente dannosa anche per l’uomo, e contro la legge perché la sofferenza, le lesioni, vietate appunto per legge, prima della macellazione, contaminano la carne oltre a procurare inutile sofferenza all'animale. La procura di Brescia ha constatato che la carne macellata è stata sicuramente inquinata dai trattamenti inflitti agli animali e ne ha avuto la conferma dall'Istituto Zooprofilattico di Torino che ha trovato cariche batteriche superiori di oltre cinquanta volte il consentito, e due salmonelle molto pericolose per l’uomo la Livingstone e l’Agama. Salmonelle presenti per la scarsa igiene, per il fatto che animali vivi e morti venivano trascinati e macellati nello tesso luogo (le carcasse di animali morti andrebbero smaltite a parte) passando attraverso scie di qualunque materiale.
Il proprietario del macello ha chiesto il patteggiamento mentre il rinvio a giudizio è stato richiesto per due veterinari e i dipendenti del macello. Quello che ci fa inorridire infine non è solo quello che abbiamo visto, il dubbio che ci attanaglia, la paura, è per quello che invece non ci è dato sapere su ciò che arriva alle nostre tavole e tutto quello che avviene solo poco prima.
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