 | | un anno di ricerche Google |
Che sia un bene, che sia un male, che sia inevitabile come tutto quello che passa, anche questo 2015 passerà, e sarà stato pieno e sarà stato diverso, sarà stato il più freddo o il più caldo, il più triste di quelli passati, sarà stato il centro dell’universo parallelo nel quale ci muoviamo nell'illusione bellissima di non essere mai dispersi finché siamo imprigionati vagando nelle maglie strettissime della rete globale.
Ogni anno Google il motore di ricerca più utilizzato, stila la classifica di quello che abbiamo cercato, quello che abbiamo chiesto, quello che abbiamo voluto approfondire. Cosa cerchiamo? Migliaia di domande affidate allo schermo universale di p.c., come lanciare una bottiglia nel mare e sapere che non andrà alla deriva lentissima, ma tornerà indietro con una risposta, una risposta che insieme ad altre risposte ci dice cosa siamo, cosa vogliamo, di cosa siamo fatti. “Della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni” come poeticamente il drammaturgo Shakespeare immaginava ne “La Tempesta”, almeno nella profondità immaginifica della nostra anima, ma anche di più, di materialità più che tangibile, tanto che la domanda più frequente posta è: “come posso aiutare i rifugiati?” cosa posso fare per sostenere chi non ce la fa? E questo mondo disperato di brutture quotidiane si apre al bello, alla voglia di essere un nucleo che unito possa perlomeno cercare soluzioni ai drammi attuali, quotidiani.
Cosa è stato questo duemilaquindici, quello dell’orgoglio femminile italiano nello spazio, quello degli sbarchi drammatici e dolorosi di chi parte con la speranza, senza raggiungere nessuna meta, quello dello spazio ristretto che ci rende vicini, che ci rende sensibili ai drammi universali come delle diversità mai accettate che sfociano nella violenza, il terrorismo coperto da motivi religiosi e culturali che non capiremo mai neanche con tutte le ricerche fatte. Perché la guerra, perché la violenza, perché il pregiudizio.
La più bella: “Come potrà esserci la pace nel mondo?” come fossimo bambini con il desiderio di non vedere più bambini galleggiare tra le onde freddissime e freddissimi cuori che non si fermano davanti a nulla. La pace macchiata dal dolore di un attentato, la violenza improvvisa che spalanca l’orrore e i momenti quotidiani inabissati in un vortice incomprensibile. Nell'angoscia nella paura, nella forza nella frivolezza. Siamo una società basata sull'apparenza, sulla futilità ma ci appartiene la reminiscenza che rende giustizia all'anima, quando sappiamo che il seme della conoscenza farà germogliare piante utili, che ignorare ciò che accade nel mondo, non farà del mondo un posto migliore. Che in realtà sappiamo che il mondo è composto da ogni singolo elemento, che noi rappresentiamo e che il piccolo bene che possiamo fare sarà più grande insieme a quello di migliaia di altri, lo sappiamo perché ce lo dice la rete? Può darsi, può darsi che ci faccia apparire migliori, anche se cerchiamo le curve di Belén perché è quella che rappresenta nell'immaginario la perfezione, tra le donne più spiate in rete, anche lei specchio di una parte della società che ammira il bello, che innalza ad icona pop la curva perfetta di una perfetta schiena. Il mondo è anche questo.
L’Italia di italiane ne eleva una su tutte oltre la bella argentina, un mito senza tempo come Laura Antonelli scomparsa il 22 giugno di quest’anno a 73 anni o la giovane giornalista Maria Grazia Capulli venuta a mancare da pochi mesi. Oriana Fallaci una delle figure più forti in rete, probabilmente anche per le parole considerate profetiche riguardo il terrorismo. Quest’ultimo tra le ricerche, segue un personaggio scomparso e rimasto comunque nei cuori non solo partenopei ma internazionali, Pino Daniele venuto a mancare a gennaio improvvisamente. Ci interessano gli Iphone, come la Milano del passato Expo, come la moglie del principe William, Kate Middleton, forse per quel carico di illusione romantica per cui aspettiamo tutta la vita un principe azzurro e ci convinciamo che possa essere una favola reale e possibile.
Ci siamo impegnati ad approfondire le fatidiche “50 sfumature di grigio” del libro diventato poi pellicola super inflazionata, e allo stesso modo apprezzato e cercato e diffuso la popolarità del giudice di XFactor Fedez, facendolo impennare di visual. Insomma variegati, impegnati o frivoli in rete a comporre un unico luogo al quale accedere, nel quale attingere, nel quale immergersi per saper e per conoscere, per sentirsi meno soli, per sentirsi parte di un tutto, illusi o no. Ci riempiremo ancora gli occhi di nuovo che arriverà, brindando al nuovo anno, sperando sempre sia meglio di quello lasciato alle spalle e allora… Buona navigazione a tutti senza mai perdere la rotta...
|