 | | dolci e ricordi... |
L’epifania tutte le feste si porta via, porta via le corse sfrenate al dono, porta via le liste dei menù originali e a tema, gli inviti da declinare (e inclinare) quelli da sopportare, quelli che scaldano il cuore che sanno di ricordi e ritorni a casa… Porta via una lunga pausa, perché anche chi ha continuato a lavorare ha sentito in un angolino remoto e piccolissimo la sensazione lieve della voglia di festa. Ancora scampoli di panettoni si trascineranno in tristi confezioni semidistrutte con un nulla di zucchero a velo e un alberello di pan di zenzero sopravvissuto alle addentate furtive, guarderà richiudersi lo scatolone dell’albero di Natale che andrà a riposare in cantina fino al prossimo anno.
Si spengono le luci, tacciono le voci, quelle dei nipotini- fratellini- cuginettini in esibizioni di canzoni e poesie a tema (insieme ai suoni di insistenti zampognari). Un velo di leggerissima malinconia, opaca come il vetro ancora innevato di coraggioso e impenitente spray, non è finita, finché non è finita. E purtroppo finita non è, visto che a meno di non essere dei serial killer del cioccolato, dovremmo tutti avere ancora una calza di befana riempita per, diciamo, almeno metà. Ecco, ora si vedrà come siamo caparbi, come sappiamo agire e reagire agli stimoli, se saremo capaci di centellinare il gianduiotto o assalteremo furiosi ogni lucido dorato involucro che riusciremo a stringere tra le dita.
Tra una notizia e l’altra, apprendiamo, e sapevamo già, che esagerare con i dolci può essere deleterio non solo per la linea, ma pure per la mente, pare che elevate dosi di zuccheri possano contribuire ad aggravare persino la depressione (e noi che con un dolcetto, pensavamo di tirarci su!), veniamo oggi a conoscenza di nuove ricerche, e nuove ulteriori verità. Secondo uno studio dei ricercatori della Georgia State University (U.S.A) i cui risultati sono pubblicati sulla rivista Hippocampus, il dolce infondo non sarebbe da bandire del tutto. Il fatto che attivi i neuroni dell’ippocampo dorsale, in un’area importante per la formazione di memorie ed eventi vissuti, vuol dire che il sapore zuccheroso, la sua evocazione, può risultare sufficiente ad avere meno fame, o meglio si è scoperto che i cibi dolci possono indurre il cervello a formare la “memoria di un pasto”.
Questo proprio perché l’ippocampo dorsale è la zona del cervello fondamentale per la creazione della memoria episodica, quella memoria degli eventi autobiografici che ci legano all'evocazione di un momento e di un luogo e su quella agiscono questi determinati “sapori”, dolci ricordi che a quanto pare passano dalla bocca alla mente, scaldando i ricordi e il cuore, saziando corpo e mente… Una delle autrici dello studio, Marise Parent ricercatore dell’istituto di Neuroscienze dell’Università della Georgia, interrogata sull'argomento esprime il suo parere dicendo: “Crediamo che la memoria episodica, possa essere utilizzata per controllare il comportamento alimentare”. Aiutare negli squilibri, nei disordini, una sorta di coadiuvante nell'educazione alimentare. Il test dei ricercatori per ora è stato materialmente fatto solo su cavie da laboratorio e il risultato in soldoni voleva che i topolini con una piccola porzione di dolce durante il giorno, non avessero apparentemente avuto bisogno di cibo ulteriore rispetto ai “colleghi” senza zuccheri aggiunti. Questo traendo le dovute somme, per le suddette questioni di memoria.
Ricordare il sapore dolce, sentire il senso di sazietà. Resterebbe solo una piccola nota finale riguardo al tema, una nota del tutto personale, data l’aria ancora ammantata di festa, e la scia ancora troppo presente di dolci di ogni tipo, a proposito di reminiscenze, dopo l’ennesima pralina sfilata dalla calza, mi facevo anch'io alcune domande su dolcetto e ricordo, soprattutto sperando di perdere per brevi attimi la memoria almeno per dimenticare dove avevo riposto la calza, esperimento fallito, la memoria dopo la pralina è più presente che mai, se può servire alla scienza vuol dire che mi sarò prestata per una buona causa, non è finita finché non è veramente finita del tutto… e non lo è, non ancora del tutto, maledetta calza…ma per la scienza questo ed altro…
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