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Cultura - SocietàStefania Castella

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20 Gennaio 2016
Adolescenza: Istruzioni per l'uso
di Stefania Castella



Adolescenza: Istruzioni per l'uso
Giovani e bullismo.
La difficoltà dell'adolescenza

Fragili, fondamentalmente. Insicuri, inadeguati, disadattati e maledettamente fragili. Siamo parti somiglianti dello stesso insieme, e insieme dividiamo spazi immersi spesso nel silenzio della non conoscenza. Genitori, figli. Salite faticose, precarie, per superare indenni certe fasi, l’adolescenza, la strada più irta di difficoltà, buche, avvallamenti, istruzioni per l’uso non ce ne sono, raggiungere la fine del tunnel con meno danni possibili, la speranza.

 

Troppo giovani o troppo avanti con gli anni, troppo stressati dal lavoro o dalla mancanza del lavoro, troppo amici o troppo distanti. Affrontare il percorso dell’adolescenza è sempre una discesa in un campo di battaglia con la sensazione perpetua di essere mal attrezzati. Abbiamo tentato, provando a fare gli amici, ha funzionato poco, il tentativo di comunicare, mettendosi sullo stesso piano, ha cancellato le regole, e non avere nulla a cui disubbidire, non ha risolto i problemi. Ora rinchiusi in quel mondo parallelo, anche loro, i nostri figli sono disarmati, catapultati in un mondo enorme senza protezione a fingere di essere “avanti” di essere più grandi, tenendoci dietro perché comunque “tu non potresti capire…”

 

Il tentato suicidio di pochi giorni fa della ragazzina di dodici anni in provincia di Udine è l’ennesimo brivido lungo la schiena. Il dolore muto espresso in due lettere affidate alla famiglia per chiedere una sorta di perdono e alla parte malata della sua classe un “adesso sarete contenti” che racconta più di quel che dice. Accontentare loro togliendosi di mezzo? Il primo pensiero è un lampo, uno squarcio che ti fa chiedere “Possibile che siano così deboli?” Ma è un altro il lato di questa medaglia da osservare, è possibile che sia così importante il parere degli altri? Così forte l’influenza che gli altri hanno su di loro, su queste anime ancora più fragili delle altre? Un lancio nel vuoto in questo caso attutito per caso da una tapparella che ha impedito una fine ancor più tragica e che ha lasciato la ragazza in gravi condizioni, i suoi genitori come si può immaginare, devastati da un gesto a cui nessun genitore può essere preparato, e la società ad interrogarsi ancora, a far mea culpa, stendendo un velo pietoso su tutte le mancanze che sfociano in queste brutture.

 

Cosa è successo? Cosa succede? Il bullismo, la prepotenza che spinge l’altro al muro, e lo spinge nella realtà, e lo spinge tra quattro mura di casa, che da nido, si trasformano alla luce azzurrognola di un dispositivo attivo e perpetuo, in continuità di persecuzione. Un’aria malsana che aleggia intorno a questi silenzi, intorno a queste dimostrazioni di esistenza al limite. Come non mettere sullo stesso piano queste forme di violenza sull'altro e i gesti più inutili perpetrati e diffusi in rete, come il sintomo di una stessa malattia, fatta di vuoto, pochezza da riempire con comportamenti-sfogo, comportamenti dannosi, pericolosi, violenti e violenze contro gli altri da filmare e condividere e contro se stessi, filmandosi sospesi a mezz'aria su un cavalcavia come invincibili supereroi incoscienti. E ti chiedi mentre incroci certe storie o certi filmati, e i genitori? Dove sono? Dove siamo?

 

Mentre quelle che potrebbero essere nostre figlie infilavano la testa nel water della loro compagna di banco, potremmo essere genitori da una parte, come dall’altra, per chissà quale caso. Nessuno immune da questo virus che corrode e ingoia le giovani menti inebetite, condivise, intrappolate in rete. Se solo ci fosse la consapevolezza di un ascolto accogliente, forse non sarebbe così esasperato tutto? Se invece di accrescere, di coltivare un malessere, si capisse che la famiglia è il primo riferimento, che il consiglio che potrebbe aiutarli lo potrebbero ricevere da noi, forse saremmo meno estranei… Fragili in ogni parte, in quella che attacca, in quella un passo più indietro che non si protegge, fragili le enormità delle cose non dette, fragile chi pensa che aggredire sia un modo per aggiungere una tacca in più in queste battaglie di conservazione quotidiana.

 

Chiunque sia passato indenne attraverso l’adolescenza sa, quanto sia difficile, e spesso legata alla fortuna, questa sfiorata sopravvivenza, forse un caso non aver incontrato la persona sbagliata al momento sbagliato forse oggi è tutto più esasperato dallo sfrenato esibizionismo che spinge all'eccesso, al passare sugli altri come carrarmati senza badare ai danni e certe maschere di crudeltà servono solo a celare la debolezza del nulla. Cosa possiamo fare per aiutare i nostri figli? Non ci stancheremo mai di dirlo, raccontandolo a noi stessi e a loro, che la famiglia è il nucleo a cui chiedere rifugio. Il parere di un adulto, il parere di un genitore, senza timore. Una eguale reazione, senza timore, che anche noi spesso siamo spaventati da ciò che ascoltiamo. Allora fingiamo di essere più forti di quanto in realtà siamo.

 

Cerchiamo di essere quell'accoglienza, quell'abbraccio, quell'ascolto che non abbiamo sempre la forza, il tempo, il coraggio di essere. Cerchiamo di esserlo per loro. Parlare, parlare, che sembri naturale, il più naturale possibile, perché crescano sapendo di poter contare su di noi. Non lasciamoli dispersi tra le maglie difettose della rete, dispersi nel dovere della scuola senza ascoltare i loro disagi, provando ad essere, le loro spalle. Facciamo sapere loro: “Sono qui, comunque. Anche dietro la tua porta chiusa a chiave, sono qui. Comunque”.








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