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03 Febbraio 2016 Abusi, quando l'orco ci vive accanto. Come saranno le piccole vittime domani? di Stefania Castella
 | | bambini innocenti vittime | I dati che arrivano dai dossier sono sconcertanti, raccontati dalla cronaca hanno il clamore dell’esplosione mediatica, ma il sottobosco che ruota intorno agli abusi legati all'infanzia è fatto di paura, vergogna e silenzio che non trovano sempre voce o coraggio di esprimersi. Secondo l'UNICEF in Italia il 10 % delle ragazze ha subito una violenza a sfondo sessuale, per i dati di Terre des-Hommes- Cismai che si occupa di fotografare dettagliatamente la realtà delle vittime di abusi e maltrattamenti, il fenomeno ha un’incidenza pari allo 0,98% della popolazione minorenne, la maggior parte bambine. Tradotto racconta di un incubo fatto di sei bambini su mille, e racconta soprattutto che nel 90% dei casi il "mostro" è un familiare, un conoscente, qualcuno di vicino che come un astuto predatore sa bene come e dove muoversi, mai a caso. L’orco ha le fattezze rassicuranti di un volto conosciuto, l’orco non sempre si macchia di violenza spesso viscidamente si nasconde dietro l’abuso, che è qualcosa di più infimo e insidioso altrettanto doloroso. Quello che taglia l’anima in due è proprio il territorio familiare nel quale si consumano le violenze e ancor più sottilmente gli abusi. Le ferite dell’anima infatti fanno altrettanto male quanto quelle che lasciano cicatrici sulla pelle. Difficili ancor più da riconoscere, difficili da curare. Spesso i meccanismi della mente cercano di proteggere, affinché in qualche modo si possano lenire anni di abusi, i ricordi si mettono da parte, si chiudono in bauli sperando di non doverli mai più riaprire, il racconto di tante donne coinvolte sull'argomento, dice che invece dimenticare del tutto e da sole, è difficile troppo difficile, a volte impossibile. Cosa succede ai piccoli vittime di abusi nell'infanzia, quando ormai adulti sono lontani al sicuro dall'incubo, ma mai del tutto liberi dal passato, è un percorso raccontato da donne per le donne. Francesca Grosso presidente di Donne Oltre associazione che sostiene le donne che hanno subito abusi sessuali nell'infanzia, e Valentina Cartei psicologa e coordinatrice del centro antiviolenza inglese Survivors’ Network. Il loro lavoro racchiuso in un libro importante "Oltre il Silenzio" (Franco Angeli editore) che affronta queste tematiche così delicate in modo intenso e attivo. Una voce che racconta i percorsi da affrontare con l’avvertenza di aprirsi a questo viaggio solo se convinte e protette. Perché spesso la crescita di queste donne è un percorso in cui per certi versi pur crescendo piccoli angoli dell’anima sono rimasti congelati all'infanzia a quei giorni a quei momenti. Non solo la violenza ma una forma di sopraffazione perpetrata da una persona di fiducia, e un silenzio carico di sentimenti contrastanti fatti di paura di scombussolare un equilibrio anche così piccoli quando intuiscono che quello che succede è qualcosa di anomalo hanno paura di ferire le persone intorno, come può una bimba pensare di dire alla mamma che magari il compagno che le è accanto in qualche modo fa cose strane, che non riesce a capire che non riesce a spiegare. Mascherati da atti di affetto passano per normalità e così vengono spesso incasellati questi momenti da grande, col tempo si contornano del dubbio la ferita riprende a pulsare ma non riesce a trovare la sua collocazione il pensiero scivola in un" E se mi sbagliassi?" "E se fosse stata colpa mia?" si preferisce tacere e mettere a tacere i pensieri, le sensazioni, spesso si diventa adulti con difficoltà a relazionarsi, che non accettano sé stessi e il proprio corpo che faticano ad avere una vita sessuale soddisfacente. Molti hanno problemi legati al cibo a tutto quello che ha a che fare con questo e con il controllo del corpo. Ci si ferisce fisicamente e mentalmente, si cerca in qualche modo di espiare, spesso i ricordi riaffiorano involontari come improvvisi flash in persone all'apparenza "normali" con una normale vita di coppia. Improvvisamente un gesto una situazione, una richiesta, una sorta di déjà-vu riporta indietro nel tempo, apre quel baule, spalanca la porta di un passato che si teneva chiusa. Resta quell'irrisolto ad avere bisogno di un aiuto per essere rimesso a posto. Ne parliamo con le autrici di questo importante libro per capire meglio l’argomento. "Il nostro libro si concentra sulle conseguenze negative legate al trauma dell'abuso, però mi preme sottolineare come per altri aspetti che chi ha subito abusi spesso sviluppa una grande forza interiore che si manifesta in modo positivo, attraverso la creatività ad esempio, e il supporto per gli altri (il centro anti-violenza in cui lavoro è stato proprio fondato da chi ha subito abusi)" Mi spiega Valentina Cartei. Potreste definire il confine sottile tra la violenza e l'abuso? "Quando si parla di violenza, spesso le persone pensano alla violenza fisica, all'uso della forza. Anche se in alcuni casi vi è certamente l'uso della forza, più frequentemente chi abusa circuisce la bambina, ad esempio porgendole attenzioni speciali e introducendola piano piano ad atti sessuali come dimostrazioni "speciali" di affetto. Cosa può fare una bambina diventata adulta con un tale peso addosso ma che non potrebbe sconvolgere nessun equilibrio familiare? Non c’è una risposta giusta o sbagliata, dipende dalla donna. Ciò che è importante, è che la donna possa scegliere: nell'abuso la bambina non ha il controllo su ciò che le succede, è in una situazione di dipendenza nei confronti di chi l'abusa, spesso i suoi desideri vengono ignorati e i suoi bisogni messi in secondo piano, rispetto a quelli dell'abusante (e di coloro che magari sanno e rimangono in silenzio). E' fondamentale quindi che la donna possa decidere. Alcune donne decidono di parlare con alcuni familiari, ma non con altri, altre decidono di riportare l'abuso alla polizia a distanza di anni, altre ancora contattano centri anti-violenza per poter parlare in modo anonimo. Si può tacere per sempre? Direi decisamente di si, specialmente se chi è stata abusata pensa che la colpa sia sua o che non possa parlare perché nessuno le crederebbe etc. Le barriere sono molte in una società in cui l'abuso sessuale è ancora in gran parte un tabù. Basta pensare alle statistiche riguardo il numero di persone che non dicono nulla per anni. Fare finta di nulla? Vi sono persone che per anni cercano di ignorare il trauma, di buttarselo alle spalle. Nella nostra esperienza, e nella letteratura, quando si cerca di reprimere un'esperienza traumatica, essa trapela nei più vari modi, come spieghiamo nel libro. Come siete giunte a questo lavoro a dedicarvi a questo percorso? Attraverso le storie di abusi subiti e la mancanza di un supporto specializzato in Italia riportate ad entrambe da conoscenti e amici di amici. Io stavo già lavorando in Inghilterra nel settore quando Francesca ed io ci siamo conosciute. Parlando del mio lavoro con donne adulte, abbiamo entrambe intravisto la possibilità di portare il problema più alla luce anche nel panorama italiano. Il lavoro di queste due donne in questo libro è un supporto, un accompagnamento, una spalla alla quale appoggiarsi per confrontarsi tramite altre esperienze raccontate per rafforzarsi e guardare al futuro senza più la paura del passato. L’associazione Donne Oltre (www.donneoltre.it) sostiene, ascolta, accompagna. "Che le donne che hanno subito tale trauma non pensino di "dovere" avere i problemi di cui trattiamo" ma che sappiano che ogni percorso anche se pieno di dolore può trovare il suo modo di essere affrontato.
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