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Cultura - SocietàStefania Castella

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07 Marzo 2016
Valentina Tomirotti, semplicemente Donna.
di Stefania Castella



Valentina Tomirotti, semplicemente Donna.
Valentina Tomirotti
in uno degli scatti
di Micaela Zuliani

Nulla è un caso, niente avviene per caso. Non è un caso che ci si incroci, non è un caso che spesso incrociandosi si resti impigliati, intrecciati ad un’anima affine. Un’anima bellissima, un raggio di sole, una forza della natura incredibile. Una girandola di emozioni si scatena, tra le parole di un’intervista che avrei voluto molto più lunga, infinita, perché ce n’erano tante di cose da raccontare ma intervistare una persona che scrive, e bene, come Valentina, mi ha messa in difficoltà! Difficoltà sciolta subito dalle sue parole.

 

Dolce, sincera, Valentina mi ha detto per prima cosa "Sentiti libera di raccontarmi per quello che ti ho trasmesso". Impossibile raccontare il tumulto di sentimenti che passa dall'ammirazione alla stima per il coraggio delle sue scelte, per il racconto che porta scritto addosso, per il dono di mostrarlo a chi non la conosceva fino ad ora, per tutte/tutti quelli che credono che il corpo di una donna debba rispondere per forza al canone stereotipato dettato da una moda che non sempre calza a tutte, non sempre tiene conto di tutte.

Valentina Tomirotti è una donna, dallo sguardo tenero ma che nasconde, per forza nasconde, tutte le fragilità che una donna impara a conoscere e mettere da parte per quando non ci sarà tempo per tenerle a mente. Fragilità da tenere chiuse in tasca e mostrare tutta la bellezza di una forza dirompente che rompe gli schemi, che è il nuovo modo di leggere la vita, e mostrarsi al mondo per ciò che si è, che non è il solito modo di dire, ciò che siamo al di là di ogni schema, ciò che siamo non solo dentro, ma quello che vogliamo che gli altri vedano, e che imparino a vedere.

 

Oltre. La testa che scavalca la scatola chiusa del pensiero-nicchia che scivola nella discriminazione, la scatola chiusa che non permette di osservare, non solo vedere, ma guardare, dentro. Valentina vive con mamma, papà, un cagnolino “Che è l’amore mio”, insieme a loro, convive con una patologia genetica causa di un difetto nell'accrescimento delle cartilagini, un nome lungo displasia diastrofica ma che sembra un dettaglio quando si viene travolti da lei, che Non è la sua malattia…

 

Così, leggi del dolore delle operazioni, quelle andate avanti per anni e poi “A un certo punto ho detto basta, andavo bene così” lo leggi nelle interviste, perché il dolore non traspare nei grandi sorrisi che regala, in parole cariche di forza, parole come doni che aiutano ognuna di noi ad accrescere la consapevolezza del valore che possiamo coltivare. Valentina è una giornalista “a rotelle” dice, laureata in Scienze della Comunicazione e Giornalismo, lavora ai servizi sociali del comune di Mantova, scrive per testate on line e cura il suo strepitoso blog “Pepitosa” soprannome che si è data, che rende l’idea della luce di una pietra preziosa, una pepita, pregiata e anche di più. E come dicevamo all'inizio, le cose nella vita accadono e mai per caso, il desiderio di Valentina di raccontarsi, senza mai una sosta per lamentarsi, mostrandosi per quello che è: “Una Donna”, ha incontrato il progetto di una competente fotografa, Micaela Zuliani, una donna che della fotografia fa racconto, che legge oltre l’apparenza, che riesce a intercettare e fermare l’anima attraverso i suoi scatti, e che infatti, e non a caso porta avanti uno splendido progetto chiamato “Portrait de Femme”, nel quale le donne sono raccontate nella loro essenza.

 

Fotografie che rappresentano quello che non si vede sempre, un mondo in cui rivedersi è riconoscersi senza filtri, senza nascondersi, esaltando la propria bellezza, tirandone fuori la sensualità, che significa più cose, e non solo e non certo uno schema nel quale tante spesso non si sanno riconoscere. Ecco, il progetto Boudoir Disability, col quale Valentina grazie alle fotografie di Micaela, ha potuto raccontare il suo “io interiore” e come ha detto lei stessa, quello in cui possiamo vedere, quasi “Un pugno” un pugno in faccia agli stereotipi, dove le cicatrici sono il racconto anche della nostra pelle, della fatica con cui si convive e si combatte superando tutto con la bellezza dell’orgoglio.

 

Un progetto per abbattere le discriminazioni attraverso il messaggio di una sensualità che è consapevolezza. Micaela, i suoi ritratti diversi, Valentina i suoi sguardi, un dipinto raccontato in lingerie, dove il corpo è la tavolozza che raccoglie e racconta, luce e ombra, sorriso e sguardo perso in un mondo che è suo, che è affacciato a finestre spalancate su di noi, per accoglierci, per abbracciarci, per lasciarci capire. Cogli attimi di malinconia in cui Valentina sembra persa in chissà quali pensieri, e cogli attimi di sorrisi che sembrano onde, schizzi di acqua fresca, che daranno la sveglia a tutto quello che c’era prima , che da ora, non sarà più…Quello che è nato, è un bellissimo racconto, vero, naturale di una donna che si piace, di una donna che gioca con la sua femminilità, un discorso lunghissimo, e sarà un progetto che le due donne hanno intenzione di portare in giro, diffondere, perché il dialogo, filo comune, può abbattere tutte le mura, anche quelle più difficili da scavalcare, quelle resistenti di chi vede la diversità come un limite, quando con la volontà i limiti non sono che dettagli.

 

Chi è Valentina? Quanto si è se stessi a prescindere dagli altri dalle opinioni, dagli sguardi dai punti di vista?

Valentina è quello che si vede. Sono una ragazza come tutte che ogni giorno cerca di ‘portare a casa qualcosa’, ma soprattutto di farne tesoro. Ho 33 anni, vissuti comodamente seduta, sono giornalista e blogger con la vera passione per la scrittura perché è un ottimo sport per non avere limiti e dove puoi farti conoscere per quello che sei veramente indipendentemente da quello che gli altri vedono di te. Guardare è sempre diverso da vedere. Nel vedere trovi la normalità, nel guardare indaghi la diversità.

 

Credo che la disabilità sia negli occhi di guarda e i miei figli come me, quando hanno visto il tuo blog, hanno detto che hai un “Sorriso Bellissimo!" Le barriere mentali si insegnano? E si insegna a superarle?

 

Le barriere le puoi superare anche e soprattutto con il dialogo e in questo caso i bambini sono spugne nel recepire. Ecco perché io e Micaela vorremmo che questo progetto fotografico diventi l’inizio di un percorso anti-discriminatorio da portare nelle scuole davanti agli uomini e donne di domani. Le barriere mentali si possono distruggere con la volontà di non voltarsi dall’altra parte. Le diversità non ledono la vita altrui, se s’impara questo, i tabù cadono come foglie.

 

Mi dici del progetto e del servizio fotografico, bellissimo…

 

Il progetto vale come una terapia. Immagina come qualche foto possa riabilitarti a riconoscerti per come sei.

 

Com'è posare in lingerie…Un attimo di imbarazzo?

 

Posare in lingerie è la forma contraria a quanto siamo abituati a vedere in una persona con disabilità, che tende a coprirsi. Io ho lanciato la bomba: ho fatto il contrario.

 

Come hai visto tu le foto una volta avute tra le mani?

 

Non sai come ti senti leggera dopo gli scatti e come sei euforica nell'attesa delle foto. Ovviamente la scelta di chi le scatta non può essere casuale. Io ho voluto Micaela perché volevo una forma diversa della rappresentazione di una donna disabile. Lei mi ha proposto di spogliarmi invece che vestirmi, credo che avesse ben chiaro il risultato e soprattutto che positività potevano dare questi scatti.

 

Che rapporto hai con il tuo corpo (te lo chiedo al di là di tutto, come lo chiederei ad un'amica che posa per un servizio così glamour!

 

 Non puoi escludere il tuo corpo dalla tua persona e soprattutto deve arrivare il momento in cui fai pace, perché è una guerra che non ha vincitori.

 

Una guerra in cui i segni non ti fermeranno, anzi racconteranno l’orgoglio di quella che sei. Valentina un esempio, una donna che non si piange addosso ma che anzi, sa essere travolgente, un tumulto di progetti da affrontare e ancora tanto da raccontare. Quanta meraviglia, e cosa aggiungere al fatto che il nostro dialogo sia collimato in un giorno in cui si celebra la donna…se non che, non è un caso…Perché nulla succede per caso…








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