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Cultura - SocietàStefania Castella

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17 Marzo 2016
Donne e lavoro. Conti in rosso, quote rosa, tempi neri...
di Stefania Castella



Donne e lavoro. Conti in rosso, quote rosa, tempi neri...
donne e lavoro

Quante direzioni può prendere un discorso, un milione e anche più. Potrei iniziare col dire che per esempio Simona qualche volta non ha tempo di pranzare: “Ora che lavoro a casa, quando stacco, in realtà non stacco mai…” Potrei aggiungere Sara che dice di pranzare in auto per non fare avanti e indietro tra uno stacco di ora e l’altra, oppure Antonella che ha, o meglio non ha ancora un contratto “Sono in prova, probabilmente durerà un mese, e non so dopo se sarò assunta. Ho una laurea e una bambina di due anni, non ci sono troppe alternative, per gli orari da adattare alla piccola poi…” Potrei aggiungere una tizia che alla veneranda età di 40 anni ancora si ostina a cercare possibilità, descrivere cosa vuol dire organizzare il solo colloquio se non hai nessuno ad aiutarti, anche quella prima tappa è più che complicata.

 

Non intendo solo sorridervi e narrarvi un “Oh che mi metto” ma aggiungere che prendersi tempo anche per una predisposizione mentale da colloquio, presupporrebbe un certo minimo di tempo, che se hai un bimbo piccolo, una casa da mandare avanti da sola, non è il massimo della semplicità, potreste dire “Avercelo un colloquio...” e invece un brivido percorre la schiena a pensare “E metti che ti prendano?” Come divide una donna il lavoro, precario o meno precario, insieme a tutto il milione di incombenze del prima durante e dopo? Bè probabilmente come ha sempre fatto, questo ve lo aggiungo io, come sa di poter fare, come sa che potrebbe fare senza nessuna differenza…Nessuna differenza se non una differenza da fatica in più, da incombenze, da pesi, responsabilità in più.

 

Ma la situazione donna - lavoro? ... Quote rosa a parte che di rosa nel nero piombo che vorticosamente ingoia, ce ne rimane ben poco, la quota reale di donne che hanno una posizione lavorativa, come dire, decente, è assai esigua, e partire aggiungendo il carico di faccende intorno, non è certo il massimo, eppure se si parla di donne e lavoro, automatica sovviene la parentesi “Si ma come fai…” Come fai a gestire orari spesso impossibili compresi di riunioni fiume, scuole distanti mille anni luce dal luogo in cui vivi e figuriamoci quello in cui lavori…se sei fortunata, tra le poche fortunate a resistere nell'ostinato mondo del lavoro e hai superato lo step primario, e il posto lo hai guadagnato, i numeri dicono che non guadagni e forse non guadagnerai mai tanto quanto il lavorante del sesso opposto.

 

Non si sa per quale ragione (O forse si sa ma non stiamo qui a raccontarcelo). L’ultima delle battute inerenti l’argomento nella corsa alle comunali romane, quella di Guido Bertolaso ex capo della protezione civile in vena di consigli verso Giorgia Meloni in dolce attesa e in possibilità di candidatura “Deve fare la mamma, mi pare la cosa più bella che possa capitare ad una donna”. Cosa che non dovrebbe costituire un limite alle possibilità, già ardue da sole, ma che dovrebbe rappresentare l’incentivo per aggiungere quell'aiuto in più che non proviene da nessuna direzione, che si sia in attesa o meno…Il numero delle donne laureate in Italia rappresenta il 60% del numero dei laureati, eppure solo una esigua parte occupa posti dirigenziali, al pari ad esempio del numero di laureati (di sesso opposto) crisi a parte. Un numero ancora più minimo quello che conta le donne a capo di un’impresa, vera impresa, anzi quasi impossibile impresa, in Italia. Che la battuta sopra citata sia capitata nel discorso, non è un caso se aggiungiamo che in Europa il 67% di persone alle quali è stato chiesto di esprimere un parere ha reputato (in Italia si sale al 70%) le donne poco adatte a fare carriera in ambito scientifico in generale in quelli che si immaginano settori di poca predisposizione femminile.

 

Si ritiene con chissà quale giusta ragione, che sia più lodevole dedicarsi alla cura filial-familiare, cosa che nessuna donna nega o immagina di delegare completamente, e cosa che fa aggiungere che le fortunate che un lavoro lo hanno, possono ben dire in parole povere che: la donna torna da lavoro e ricomincia a lavorare (tra bimbi da accompagnare e seguire nelle varie attività, casa, pranzo, cene, rassettamenti vari) l’uomo torna da lavoro. Certo è un limite culturale inculcato e passato e trapassato per il piccolo vizio-dettaglio di lanciarsi in accudimenti da chiocce questo è vero, ma sottolineiamo anche la mancanza di organizzazione del tempo che si rileva in tanti settori, dove si considera la quantità di tempo passata in ufficio piuttosto che la qualità. Cosa che riadattata meglio, sarebbe di grande sollievo per chi ha sulle spalle più di una responsabilità.

 

Eppure nonostante tutto siamo state per 200 giorni in orbita su una stazione spaziale internazionale come Samantha Cristoforetti, siamo orgogliose di Fabiola Gianotti direttore del Cern di Ginevra, una donna è considerata (dalla rivista “Forbes”) come una delle donne più influenti al mondo parliamo di Angel Merkel, e altri esempi ce ne sarebbero da fare, nonostante tutto…Nonostante tutto resiste il pregiudizio, che fa leva, su una fatica evidente ma per la quale non si fa nulla per sollevarla, ma quasi quasi solo il possibile per fingere di volercela evitare. Non abbiamo bisogno di consigli al riposo e all'accudimento, abbiamo bisogno di menti che si predispongano all'accoglienza, che imparino a fare spazio alle donne che non vuol dire togliere spazio agli uomini.

 

Dividere le responsabilità e rassegnarsi al potenziale che anche le donne possono possedere, probabilmente renderebbe la situazione se non paritaria almeno più degna per una parte della società che ha dimostrato di poter raggiungere i vertici senza per questo tralasciare il resto, con le stesse capacità, anche se tanti ancora non riescono a comprenderlo…








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