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Cultura - SocietàStefania Castella

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06 Aprile 2016
Italiani e cibo troppo spreco poco riciclo
di Stefania Castella



Italiani e cibo troppo spreco poco riciclo
impariamo a fare
bene la spesa

Siamo un popolo di spreconi? I dati raccontano che purtroppo con quello che buttiamo via si potrebbero sfamare milioni di persone che non hanno nessuna possibilità.

 

Colpa dei tre per due, colpa di liste che non compiliamo per la fretta, o panico da frigo vuoto che la casalinga media conosce bene. A conti fatti, siamo di certo un popolo che sa cucinare, mangiare, esportare la cultura del cibo, del buon cibo, eppure, sulle quantità non siamo troppo ferrati. Il rapporto che viene fuori dal Waste Watcher sugli sprechi alimentari elaborato dall'Università di Bologna, e l’Osservatorio Last Minute Market, non ci rassicura sui dati. Le cifre sono alte, e mettono l’Italia al terzo posto dopo Inghilterra e Stati Uniti sul podio dello spreco alimentare. Ogni famiglia butta via circa 400 euro all’anno in cibo, che significa chili e chili di alimenti spesso assolutamente buoni da mangiare, che potrebbero essere riciclati, e che dicono che in totale in un anno si bruciano circa 13miliardi di euro. Una cifra che potrebbe servire a sfamare quasi 40 milioni di persone che nel mondo non hanno alcun tipo di risorsa.

 

Numeri allucinanti che raccontano la distrazione nell'acquisto per esempio senza contare la scadenza, quando presi dalle offerte carichiamo i nostri carrelli di ogni ben di Dio presi dall'apparente affare e nell'impossibilità di consumare entro la data, gettiamo via. Molte cose hanno ad esempio scadenze consigliate, molto dipende dai cibi, e su questo però aggiungiamo pure che una buona percentuale controlla che il cibo sia andato a male prima di gettarlo, diciamo quattro su cinque. Nonostante questo, lo spreco è comunque superiore al consumo effettivo. Spreco che non riguarda solo le famiglie ma anche Bar e Ristoranti, oltre alle perdite nel passaggio dalla produzione alla vendita. Qualcosa si muove, e dopo la Francia il disegno di legge messo a punto anche da noi, approvato alla Camera e all'esame del Senato, promette sgravi fiscali per le aziende che non sprecano, incentiva l’uso delle doggy bag (i contenitori per portar via il cibo avanzato nei ristoranti) agevola il passaggio delle rimanenze verso mense rivolte a chi non può permettersi un pasto.

 

Abitudini importanti che molti hanno spesso visto come di cattivo gusto e che invece sono un esempio effettivo di riutilizzo intelligente, eppure solo il 20% degli italiani chiede al ristorante di portare via il cibo rimanente, nella paura di compiere un gesto cafone. La cosa invece è sembrata alquanto naturale alla signora Michelle Obama. La first lady degli States, infatti al termine di una cena in un ristorante romano ha trovato naturale portare via la pasta avanzata, dando esempio di oculatezza. Un modello da seguire pensando che a fronte di un numero come circa due miliardi di obesi nel mondo, corrisponde un quasi simile numero di persone che muore di fame, per cui nel nostro piccolo facciamo ognuno la nostra parte di dovere per evitare inutili sprechi. Le nonne sapevano come ricreare magnificenze di piatti riciclando ogni avanzo, riprendiamone l’abitudine. La lotta allo spreco comincia così, a piccole dosi…








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