Rss di IlGiornaleWebScrivi a IlGiornaleWebFai di IlGiornaleWeb la tua home page
Domenica 12 aprile 2026    redazione   newsletter   login
CERCA   In IlGiornaleWeb    In Google
IlGiornaleWeb

Cultura - SocietàStefania Castella

CONDIVIDImyspacegooglediggtwitterdelicious invia ad un amicoversione per la stampa

18 Aprile 2016
Nikoleta Stefanova, si può essere atlete e madri per molti, ma non per tutti
di Stefania Castella



Nikoleta Stefanova, si può essere atlete e madri per molti, ma non per tutti
una foto dell'atleta

Ci risiamo è il caso di dire, ancora una volta una penalizzazione senza troppa motivazione, o meglio la motivazione c’è, eppure non regge. Non regge il carico e pensare che sia una discriminazione quello che è avvenuto e quello che avviene ancora oggi in certi ambiti, in molti ambiti, è il primo pensiero che sovviene.

 

Nikoleta Stefanova classe 1984 bulgara naturalizzata italiana, graduato dell’Aeronautica Militare Italiana, con una carriera sportiva piena di vittorie, nel suo curriculum lunghissimo la summa potrebbe essere nella dicitura “Ha vinto in Italia nei campionati individuali tutto ciò che si poteva vincere sia a livello giovanile, che nella categoria assoluti” (nel 2009 ha conquistato tutti i titoli individuali sia in singolo che nei doppi femminile e misto), qualificata ai giochi olimpici di Atene 2004 e Pechino 2008, allora il problema qual è? Vi chiederete.

 

Il problema è che a questo ammontare di vittorie dovreste aggiungere un particolare che fa la differenza, almeno in Italia, la Stefanova è mamma, e ancora più pesante per i dirigenti ai vertici, mamma due volte, per cui almeno secondo il suo parere, la discriminante in questa storia che la coinvolge, è proprio questa. Essere madre, conciliare gli allenamenti Federali, con la vita parallela fatta di assestamenti filiali che nella pratica si traducono in un “non posso non saprei dove lasciare il piccolo”, ma prima ancora di questo, l’atleta ci tiene a sottolineare che se le cose sono cambiate con la nascita del secondo figlio, nonostante la fatica della gravidanza, ha sempre cercato di incastrare gli impegni con forza e volontà.

 

Nel servizio delle Iene andato in onda domenica 17, la sua storia è emersa in tutta l’amarezza. Il sogno della terza olimpiade svanito per questo asso del tennis da tavolo, non è bastato un avvocato, e a quanto pare nemmeno l’intervento televisivo dei giornalisti del programma Mediaset. Sebbene, vogliamo sottolineare, le mancanze che si suppongono per giustificare la non convocazione, non siano affatto evidenti. Rientrata dalla seconda maternità infatti, la Stefanova ha comunque portato a casa i suoi risultati, al ritorno in A1 con la maglia della bagnolese, la conquista del titolo Assoluto di singolo (l’11°della carriera) e di doppio femminile. Vittorie quindi recenti e che prescindevano dalla maternità.

 

La Federazione però non l’ha comunque inserita tra le tre convocate per il torneo di qualificazione olimpica programmato ad Halmstadt in Svezia dal 12 al 16 aprile, tappa necessaria per approdare a Rio, meta delle prossime Olimpiadi. Convocate Debora Vivarelli, Chiara Colantoni, Giorgia Piccolin. “È una grande delusione” ha commentato la Stefanova “la cosa che più mi fa male è il sentirmi lasciata sola. Ho ripreso l'attività dopo la nascita di Camilla, sto lavorando da mesi e mi sono rimessa in gioco. Ho vinto tutte le gare di A1 a cui ho preso parte dal ritorno in campo e conquistato il titolo Assoluto. Ho partecipato al torneo Internazionale in Svizzera per garantirmi il rientro nelle classifiche mondiali, ma non è bastato”.

 

Non è bastato perché il Programma Federale prevedeva tappe esattissime, saltarle è stato sinonimo di rinuncia. Almeno nelle parole del d.t Patrizio Deniso: “Stilammo un programma di allenamenti che potesse andare incontro alle esigenze, ma un comunicato ci informò della rinuncia alla partecipazione. Quando uno è fuori è fuori”. Eppure durante il servizio delle Iene la replica dell’atleta provata da alcune mail è inequivocabile e mostra un diverso scenario, soprattutto la volontà di spostare semplicemente alcune priorità, non saltarle, né evitarle. A

 

l microfono della giornalista televisiva Nina Palmieri, la Stefanova a chi le dice di aver rinunciato sottolinea “Non ho mai detto di aver rinunciato. Ho soltanto detto che i Programmi Federali che mi venivano proposti non erano in linea con le mie esigenze”. E nel confronto ulteriore della giornalista con il presidente del CONI Giovanni Malagò quello che emerge è l’impossibilità di un cambiamento. “Abbiamo 64 Federazioni, ogni Federazione ha la sua legittima autonomia nel decidere chi convocare. Se qui mi metto a dire -Convocate questo o quello- è la fine”. E nulla riesce a togliere dalla testa che non sia stata una questione di leggerissime discrepanze di punti di vista.

 

Emerge solo la tristezza nella quale le donne spesso si trovano nell'avere davanti quel bivio che le porta a dover scegliere e più spesso a declinare, perché non tutte hanno la possibilità di avere aiuti concreti quando non sanno come alternare il lavoro e il ruolo materno, e spesso rinunciare è l’unica via. Purtroppo, e nonostante la personale forza di volontà.








  Altre in "Società"